Il cannibale, dopo una carriera da dominatore, continua ad inseguire il sogno Dakar

Lo chiamano il Cannibale. Lui, dal canto suo, ha sposato due cause nella vita e le ha fatte proprie, non tradendole praticamente mai: le quattro ruote ed il gruppo PSA. Sebastien Loeb è un tipo di poche parole e tanti fatti. Non è mai stato una star e mai ha voluto esserlo. A lui piace correre, ed effettivamente, dopo una gioventù da ginnasta, gli è sempre riuscito bene. Già, perchè nove titoli mondiali vinti consecutivamente sono elementi incontrovertibili che lo hanno inserito di diritto nell'Olimpo dei piloti più forti e vincenti della storia. Lui però, forgiato dalle sue origini alsaziane, è tipo che non si accontenta.

 

Le sfide fuori il WRC

 

Nel 2015 si prende la briga di cambiare il proprio mondo. Ed allora, dalle quattro ruote in derapata del mondo del Rally passa alla precisione chirurgica della pista, schierandosi con la Citroen C-Elysee nel campionato del Mondo Turismo insieme a mostri sacri della categoria come Muller o Lopez. Chiude il campionato al terzo posto in classifica generale certo, ma già alla prima gara si prende la vittoria in Marocco in gara 2, bissando il successo anche in Slovacchia. D'altro canto, il rapporto con la pista di Loeb non era stato un inedito. Il francese aveva partecipato a due edizioni della 24 Ore di Le Mans con la Pescarolo sia nel 2005 che nel 2006, sfiorando anche la vittoria nella sua seconda esperienza. È il prototipo del pilota definitivo Sebastian, incurante delle conseguenze di scelte eterogenee. Un metodico e fine cannibale in grado di adattarsi a mezzi e categorie differenti, sfruttando al meglio le occasioni che la vita su quattro ruote gli offre. Così, il 30 giugno del 2013, a bordo della Peugeot 208 T16, sale fin sopra le nuvole della gloriosa Pikes Peak in 8'13.878 stracciando il precedente primato di oltre un minuto e trenta secondi. Un pilota del genere, oltretutto, corre per piacere, passione, non per la fama e la gloria. Dunque, in questi ultimi anni, sempre con Peugeot, ha corso a bordo di una 208 sui circuiti Rallycross del mondo.

 

La sfida della Dakar

 

Non sono bastati nove campionati consecutivi vinti, ne le vittorie nel WTCC o la Pikes Peak per placare la sete dell'alsaziano. Al Cannibale mancava la sfida che, evidentemente, reputava più grande da affrontare: la Dakar, il rally raid più famoso al mondo. Un'attrazione irresistibile per un avventuriero come lui. Nel 2015 si reca in Sudamerica per studiare questo mondo. Già, perchè la Dakar vive di elementi che esulano da qualsiasi altro contesto. Navigazione, fortuna, caso, bravura, ingegno, coraggio sono tutti elementi che si mescolano in quei giorni tra le rocce ed il deserto, tra le dune e la steppa, tra Cile, Argentina, Perù e Bolivia. Un richiamo talmente forte da diventare desiderio impellente. Anche perchè, il programma Peugeot potrebbe non essere eterno visti i costi. Ci prova la prima volta nel 2016 con la 2008 DKR del Leone. Chiude nono assoluto a causa di un incidente, mettendo in mostra però tutto il suo talento con tappe di assoluto valore. Nel 2017 chiude al secondo posto dietro una leggenda del Raid come Peterhansel. Vero, tra i due ci furono 5'13'', ma quella tappa finale che sarebbe dovuta essere una passerella, si rivelò quasi come una sfida tra i due, con Loeb che mise in moto tutto il suo talento, vincendo quell'abbrivio conclusivo.

 

Il fato avverso nel 2018

 

Quest'anno sembrava l'anno del Cannibale. Nella Dakar però, non vi è mai nulla di scontato, sopratutto in questa edizione del 2018 (per seguire live i risultati segute Motorsport.com), davvero molto dura per piloti e mezzi. Il fato, il destino avverso ha presentato il conto sotto forma di una buca di sabbia soffice. Si era dovuto infilare per non investire un altro concorrente fermo su quella duna. Il colpo, il botto, la Peugeot 3008 DKR Maxi che si rovina, ma sopratutto il suo fido navigatore Elena estremamente dolorante. Fine dei giochi, per lo meno per ora. Così, lo sguardo algido del Cannibale, perso nel vuoto mostra il volto della rassegnazione: "Forse era l'ultima occasione per vincere. Al momento non ci sono piani per tornare qui. Continuerò con Peugeot in altre categorie". Sarà, ma tenere lontano uno spirito come Loeb dalla Dakar sarà impresa ardua. Provaci ancora Cannibale.

La Dakar delle leggende, Sebastien Loeb