Rivoluzione in arrivo per il reato di omicidio e lesioni stradali introdotto a fine 2016. Il problema infatti è che questo reato (articolo 590-bis del Codice Penale) prevede la procedibilità d’ufficio se il guidatore causa lesioni gravi (con oltre 40 giorni di prognosi) e la revoca della patente in caso di condanna o patteggiamento, col divieto di conseguirne una nuova prima di cinque anni. Il reato colpisce anche chi si distrae (in modo imperdonabile) provocando lesioni gravi, punto finito sotto attacco e bersaglio delle critiche. In realtà, l’omicidio stradale era nato per stangare chi guida ubriaco o drogato e i pirati della strada. Ma oggi pure una distrazione costa la patente: un punto debole della norma cui ora si porrà rimedio.


Che cosa cambierà


In parole povere, attualmente basta un tamponamento con lesioni oltre i 40 giorni per far scattare la sospensione della patente da parte del Prefetto, in attesa del processo. Dopodiché, la licenza può essere revocata per 5 anni: significa che per tutto quel periodo non potrete guidare. Con possibili ripercussioni anche a livello professionale (può darsi che la patente sia necessaria per svolgere il lavoro). In futuro, entro il 3 agosto, il Governo dovrebbe attuare la delega contenuta nella legge 103/2017 (la riforma del processo penale): verrà introdotta la procedibilità a querela per i reati contro la persona puniti con pena detentiva fino a quattro anni. All’interno di questa riforma, rientrano le lesioni personali stradali gravi e gravissime: il guidare che causa un incidente con lesioni gravi (oltre i 40 giorni) non subirà più in automatico la sospensione della patente.


Alcol e droga nel mirino


Ovviamente, resta fermo un principio sacrosanto: se il guidatore che ha causato l’incidente con lesioni gravi era drogato o ubriaco (con oltre 1,5 grammi di alcol per litro di sangue), la revoca della patente scatterà eccome. In questo modo, il reato di omicidio e lesioni stradali si focalizzerà sul principale obiettivo, che era poi il fine ultimo del legislatore: colpire le “mine vaganti” in strada, i veri pericoli mortali per gli utenti. La procedibilità a querela comporterà la possibilità che il reato, in caso di risarcimento, si estingua: non ci sarà la revoca della patente. Comunque, è punito con la pena della reclusione da 5 a 10 anni l’omicidio stradale colposo commesso da chi abbia superato specifici limiti di velocità (infrazioni gravissime, non lievi eccessi di velocità). Ma anche da chi abbia attraversato le intersezioni semaforiche disposte al rosso o abbia circolato contromano, oppure abbia effettuato manovre di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi, o abbia effettuato sorpassi azzardati.


Il guaio stupefacenti


Resta però un altro problema: dimostrare che il drogato alla guida era sotto l’effetto di stupefacenti nel momento del sinistro e che l’assunzione della droga sia avvenuta poco prima di mettersi al volante. Anche con l’omicidio stradale, e ancor di più con questo reato, dimostrare che il conducente ha assunto una sostanza psicotropa prima di porsi in auto non è per niente facile. Come hanno dimostrato anche recenti episodi di cronaca.