La luce gialla durava solo 2,8 secondi: il Giudice annulla la multa di 162 euro e condanna il Comune

Multa per passaggio col semaforo rosso: ennesima puntata della telenovela. In ballo ci sono sanzioni da 162 euro più il taglio di 6 punti-patente, per infrazioni rilevate con telecamere. La novità più recente la racconta ilrestodelcarlino.it: a Reggio Emilia, un’automobilista è stata beccata dall’occhio elettronico mentre passava col rosso in piazzale Tricolore (scusate il gioco di parole). La signora non ha messo in dubbio l’infrazione perché, in effetti, è transitata col rosso. Però ha fatto ricorso al Giudice di Pace per un’altra ragione: la durata troppo breve della luce gialla. I secondi del giallo sono così pochi da non consentire al guidatore di attraversare l’incrocio per tempo: si passa col rosso per forza. Per questo, come riporta il quotidiano online, il Giudice di Pace di Reggio, Daniela Bergami, ha voluto capire bene come stanno le cose: prima si è recata all’incrocio “incriminato”, poi ha incaricato un perito di redigere una consulenza tecnica.


Che cosa dice il perito


Volendo semplificare, il perito Bruno Turci ha certificato che la durata del giallo semaforico varia tra 2,8 secondi e 3,2 secondi. Ma la durata di tre secondi non può dirsi congrua, considerato che la lanterna è visibile a soli 15 metri e richiederebbe per l’arresto del veicolo una velocità quasi dimezzata rispetto al limite di velocità vigente. Morale: multa annullata e Comune condannato a pagare le spese legali. Ora, occorre vedere se il Comune farà appello, con le sue controdeduzioni. Il fatto è che, in base al Codice della Strada, il gestore è libero di scegliere la durata del giallo, sulla scorta di valutazioni legate alla sicurezza, al traffico, alla strada.


Vecchia diatriba


La questione sulla durata della giallo è vecchissima. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche indica un tempo di quattro secondi del giallo, da incrementare congruamente in presenza di mezzi pesanti e di tratti in salita. Per la precisione, indica tempi di tre, quattro e cinque secondi, rispettivamente per velocità di 50, 60 e 70 km/h; in presenza di traffico pesante ritiene conveniente il tempo di quattro secondi anche con velocità di 50 chilometri orari. Generalmente adottati tempi minimi di quattro secondi in ambito urbano e di cinque secondi in ambito extraurbano e in presenza di particolari condizioni geometriche e planoaltimetriche. Tali durate possono essere congruamente incrementate, sulla scorta di apposita progettazione da parte di professionisti esperti in materia di regolazione semaforica.


La stroncatura della perizia


Al di là dei secondi, il perito ha stroncato quel semaforo di piazzale Tricolore. “Non rispetta le regole del Codice della Strada”, rappresentando una “insidia” per gli automobilisti “in palese spregio delle norme”. C’è “un’unica lanterna semaforica collocata sul lato sinistro della strada in difformità delle prescrizioni del Codice della Strada”. In più, il perito rileva la “coesistenza alla sinistra di lanterna semaforica verde delle corsie verso viale Piave e viale IV Novembre, la mancanza di lanterne ripetitrici e la presenza di lanterna pedonale che permane verde mentre l’altra diviene gialla”. Per il perito, c’è una “Limitata visibilità della lanterna”, senza contare la “omessa manutenzione del verde pubblico che è di ostacolo alla visibilità”. E “la conformazione della poligonale dell’incrocio pone oggettive limitazioni alla profondità dell’orizzonte visivo”. Non ultimo, “l’asimmetria della successione delle fasi semaforiche costituisce una non escludibile insidia in palese spregio dei dettami delle norme regolamentari”. Ovviamente, bisogna sentire anche l’altra campana: per il Comune è probabilmente tutto in regola, e magari questo lo può dimostrare con una perizia di parte.