Infotainment aggiornato e plancia rivista per restare la Jeep più venduta in Europa

A sentir parlare di SUV siamo ormai più che abituati. Il 2017 ne ha sancito la definitiva consacrazione a leader di mercato (trasversalmente nei vari segmenti) e anche il 2018 parte con delle premesse sulla stessa linea. Le carrozzerie rialzate piacciono sempre di più e FCA, con un elemento in scuderia come Jeep Renegade, non poteva non sfruttare il momento. La Jeep più compatta che c’è, per stare al passo con la concorrenza, aveva bisogno di qualche aggiustamento sopratutto dal punto di vista della connettività e della tecnologia, che puntualmente è arrivato con questo Model Year 2018


Com’è


Esternamente non cambia di una virgola tranne che per la maniglia del portellone posteriore, ora sistemata esternamente in modo da essere più facile da individuare e da azionare. Dentro, invece, le cose sono diverse a cominciare dal tunnel centrale che è stato ridisegnato e ora accoglie due portabicchieri e un vano per alloggiare lo smartphone, assieme a una tasca portaoggetti per riporre i documenti o un piccolo tablet. Si aggiunge anche una porta USB a beneficio degli occupanti dei sedili dietro sistemata nella parte posteriore del bracciolo centrale. Cambia l’infotainment in virtù dell’arrivo dell'ultima generazione del sistema UConnect, con il monitor che tocca gli 8,4 pollici, sfrutta nuovi processori e un touch screen capacitivo, che permette la personalizzazione delle schermate e le zoomate con due dita, oltre all’integrazione di Apple CarPlay e Android Auto.


Come va


Fra le cose che più mi sono piaciute di Renegade sicuramente c’è la sua versatilità, con una grandissima possibilità di combinazioni fra motorizzazioni e trasmissioni. Una delle configurazioni che punta di più alla funzionalità e alla praticità, sopratutto in città, è quella che abbina il multijet 1.6 da 120 CV con il cambio automatico a 6 rapporti. Un doppia frizione che punta sul comfort: non ci sono mai strappi e i passaggi di marcia puntuali accompagnano la bella progressione in accelerazione. La sensazione è che si sia lavorato anche sull’isolamento acustico nell'abitacolo, visto che la rumorosità è nettamente inferiore. il compromesso a cui devono sottostare tutti i veicoli con il baricentro alto fra la versatilità e la gudabilità, sulla Renagade è a favore di quest’ultima. La sensazione di controllo è ben presente, il rollio contenuto e l’assorbimento delle asperità del terreno ottima. Lo sterzo si conferma preciso al punto giusto, magari un pizzico pesante, ma comunque piacevole da manovrare. 120 CV, poi, sono la potenza giusta per fare un po’ di tutto, ma se poi è il fuoristrada estremo a cui puntate, non vi resta che scegliere la versione trailhawk equipaggiata con il 2.0 da 170 CV e cambio automatico a 9 rapporti e trazione integrale.


Curiosità


Non è una novità, perché le cose stanno così dal 2014, cioè dal lancio sul mercato di questa macchina: la Renegade è assemblata a Melfi (oltre che in Brasile e in Cina): si tratta della prima Jeep assemblata fuori dagli USA; una prima volta propiziata ovviamente dall'ingresso del Gruppo Chrysler nell'orbita di Fiat, che da quel momento si chiama FCA. 


Quanto costa


Come detto il listino di Jeep Renegade è molto lungo; si parte dai 20.990 euro della versione base Sport equipaggiata con un 1.6 benzina aspirato e si arriva fino ai 34.100 euro della già citata Trailhawk con 2.0 MultiJet da 170 CV a trazione integrale con ridotte. Nel mezzo vi sono tutta un serie di combinazioni fra cui quella di cui vi ho parlato nella prova e un’altra interessante equipaggiata con un 1.4 MultiAir turbo-benzina da 140 CV con cambio doppia frizione da e trazione anteriore che costa 27.350 euro nell’allestimento Limited.


La scheda


Motore: 1.598 cc MultiJet II
Potenza: 120 CV a 3.750 giri
Coppia massima: 320 Nm a 1.750 giri
Accelerazione: da 0 a 100 km/h in 10,2’’
Velocità massima: 178 km/h
Consumo medio dichiarato: 4,5 l/100 km
Emissioni CO2: 118 g/km

Jeep Renegade MY 2018, ora è più tecnologica

Foto di: Massimo Grassi