Il CEO Dara prova a distendere i rapporti tra le 2 aziende dopo l’acquisizione di Otto

“In qualità di CEO di Uber il mio lavoro è impostare il percorso che questa azienda percorrerà in futuro: innovare e crescere con responsabilità, e allo stesso tempo riconoscere e correggere gli errori del passato” inizia così la lettera di chiarimenti e scuse indirizzata a Google da Dara Khosrowshahi, CEO di Uber, accusata da Big G di star utilizzando tecnologie sulla guida autonoma “rubate” tramite una serie di acquisizioni fatte negli scorsi mesi. Il manager tende così una mano a Waymo (la divisione di Google dedicata allo sviluppo di tecnologie per la guida autonoma), provando a fare pace ed evitare pesanti ripercussioni future.


Poteva andare meglio


“Ai nostri amici di Alphabet: siamo partner, siete degli investitori importanti per Uber, e siamo profondamente convinti che la tecnologia abbia il potere di migliorare la vita delle persone. Sicuramente siamo anche competitor. E se da un lato non saremo sempre d’accordo da qui in avanti, dall’altro concordiamo che l’acquisizione di Otto da parte di Uber avrebbe potuto essere gestita diversamente”. Quest’ultima parte si riferisce alle modalità (sospette secondo Google) con cui Uber ha portato tra le sue fila Anthony Levandowski, ex ingegnere di Waymo passato a Uber dopo che questa aveva acquisito Otto, startup fondata proprio da Levandowski. “Non ci sono dubbi sul fatto che la tecnologia della guida autonoma sia cruciale per il futuro della mobilità - continua la lettera - un futuro nel quale Uber vuole giocare un ruolo molto importante. Da questo punto di vista, l’acquisizione di Otto ha avuto senso. Ma la possibilità che un paio di dipendenti Waymo possano aver inopportunamente indotto altri ad unirsi ad Otto, e che questi abbiamo potenzialmente lasciato il loro posto in possesso di documenti di proprietà di Google, ripensandoci, ha sollevato alcune domande molto ostiche”.


Tecnologie differenti


Khosrowshahi è quindi sicuro che non ci siano state infiltrazioni importanti, tali da far trapelare segreti da Google a Uber, sottolineando come “stiamo prendendo provvedimenti accanto a Waymo per assicurare che il nostro Lidar e il nostro software siano esclusivamente frutto del nostro buon lavoro”. Ci saranno schiere di ingegneri e informatici pronti ad analizzare ogni singola componente dei sistemi per la guida autonoma di Uber? Oppure verranno studiati chilometri e chilometri di codice? Intanto un primo passo verso la distensione è stato fatto e ora si attende la risposta di Google.

Auto a guida autonoma, in California senza pilota a bordo

Foto di: Fabio Gemelli