Ripercorriamo la storia delle station wagon di casa Volvo, tra tradizione e corse

L’automobile è cambiata più negli ultimi dieci anni che nel suo primo secolo (abbondante) di vita precedente: ok, stiamo estremizzando, ma nemmeno troppo. Per comprendere il significato di quanto appena scritto non bisogna pensare tanto alle forme della carrozzeria - quelle sì che si sono stravolte tra la fine dell’Ottocento e la metà degli anni Duemila - quanto al ruolo dell’elettronica, che proprio negli ultimi 8-10 anni si è “allargata” sempre più fino a sostituirsi (per ora solo in determinate situazioni) all’uomo. Eppure, ci sono Case automobilistiche che un filo conduttore tra ciò che facevano e ciò che fanno lo riescono a conservare. Una di queste è senza dubbio Volvo, che per molti è sinonimo di station wagon. Proprio per questo, con Andrea andiamo a ripercorrere la storia del marchio svedese nelle vetture familiari.


Tutto parte dalla Duett


Anno 1953: in Volvo intuiscono che quella furgonetta in stile americano chiamata PV potrebbe avere una “seconda vita”, se opportunamente modificata e adattata all’uso civile. Nasce la Duett (il nome si riferisce proprio alla doppia possibilità di utilizzo del veicolo: buono per la famiglia ma anche per il lavoro) e con essa la meravigliosa storia della Volvo nel segmento delle station wagon. Ecco perché le SW di Goteborg valicano il confine del mezzo di trasporto e diventano icone di categorie professionali, di modi di vivere e di epoche; non solo: pensate alla Volvo 240 e a Natalie Portman nel secondo Thor della Marvel, o al rocambolesco rapimento di TED, oppure South Park o più semplicemente Videogames. Quante altre SW possono vantare lo stesso curriculum?


La mitica 240


Più di tutte, la Volvo familiare che è diventata un’icona è senza dubbio la 240, che già oltre 40 anni fa si vede costretta ad affrontare dei crash test con i seggiolini per bambini montati a bordo. In quegli anni, tra l’altro, l’azienda crea una divisione adibita allo studio delle Volvo incidentate, per raccogliere dati e analizzare criticità e punti di forza. Oggi questa attenzione maniacale per la sicurezza - dunque non finalizzata solo a ottenere le 5 stelle Euro NCAP - si ritrova sulla V90, in sistemi come per esempio la struttura dei sedili anteriori collassabile, fatta apposta per cedere in caso di uscita di strada in un fosso e, in questo modo, salvaguardare la colonna vertebrale. Si tratta di qualcosa che non viene “premiato” dall’Euro NCAP, ma quando in Volvo dicono che per loro la sicurezza non marketing bisogna credergli.

Volvo 240 Polar, perché comprarla... Classic [VIDEO]