I rispettivi N°1, Elon Musk e Travis Kalanick, sono stati chiamati alla Casa Bianca dal Presidente USA

Si chiama Strategic and Policy Forum ed è il team che darà consigli al Presidente degli Stati Uniti eletto Donald Trump in merito a tematiche economiche e lavorative: di questo gruppo fanno parte ufficialmente anche Elon Musk e Travis Kalanick, i boss di Tesla e Uber, rispettivamente. Una dimostrazione di apertura non indifferente da parte del neoeletto Trump, che mette a tacere in un solo colpo sia chi lo ha sempre accusato di essere un reazionario, poco incline alle novità, sia chi lo vedeva troppo vicino alle compagnie petrolifere e aveva già preannunciato politiche “pro-benzina”. Certo, la nomina di due guru della new economy, di cui uno fondatore di un’azienda che ha puntato tutto sull’auto elettrica (Musk, con Tesla), non significa nulla, di per sé: ciò che conta sono le leggi che verranno emanate, se ce ne saranno. Ma se il buongiorno si vede dal mattino…


Dopo averlo attaccato, Musk e Kalanick dicono sì a Trump


Elon Musk si dimostra invece un abilissimo comunicatore, prima ancora che un uomo capace di “rivoluzionare la mobilità” (testuali parole di Musk, parlando di sé stesso): dopo aver attaccato ferocemente Donald Trump in campagna elettorale e averlo definito un uomo non adatto al ruolo - conquistandosi titoli in ogni parte del mondo - ecco che a poco più di un mese ne accetta la chiamata. Di più. Solo pochi giorni fa, quando hanno iniziato a circolare i primi rumors di un suo possibile coinvolgimento nella nuova amministrazione, Musk è stato categorico: “No”. Non è stato molto più coerente Travis Kalanick, che nell’ultima campagna elettorale andava affermando: “Se vince Trump, traslochiamo in Cina”; le valigie le fa, ma per Washington.


Old e new economy insieme


Accanto ai due esponenti illustri della Silicon Valley (si attendono le risposte dei vertici di Apple e Google), non mancano comunque massimi esponenti di aziende più “tradizionali”: tra queste, JP Morgan, Pepsi, General Electric e, per tornare in ambito automobilistico, il numero 1 di General Motors Mary Barra. Insomma, “tifoserie” a parte, i primi segnali che sta mandando il successore di Barack Obama sono incoraggianti: riunire attorno allo stesso tavolo esponenti dell’economia tradizionale e quelli della nuova è uno dei più importanti tra questi. In attesa di sapere quali saranno le prime decisioni concertate, ammesso che ce ne saranno.

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