Il conto sale, mentre in Europa l’inchiesta va avanti e nel mirino c’è anche il governo italiano

Cospirazione, ostruzione della giustizia e false dichiarazioni. Sono queste le colpe ammesse dal Gruppo Volkswagen negli Stati Uniti. Il consiglio di amministrazione dell’azienda ha dato il via libera all’accordo da 4,3 miliardi di dollari da versare al dipartimento di giustizia americano come ammenda per lo scandalo emissioni. “Ci scusiamo profondamente per il comportamento che ha portato a questa crisi e l'accordo mostra la nostra determinazione a risolvere la cattiva condotta”, ha detto l'amministratore delegato, Matthias Muller, ribadendo che il colosso tedesco farà di tutto “per ritrovare la fiducia degli azionisti, dei clienti e del pubblico” dopo il Dieselgate. “Continueremo a cambiare il nostro modo di pensare”, ha aggiunto. E infatti, come abbiamo visto ormai da mesi, la nuova strategia del Gruppo Volkswagen per il futuro ruota tutta attorno all’auto elettrica. Ricordiamo poi che, in base a questo accordo con gli USA, Volkswagen sarà sotto controllo per i prossimi 3 anni.


Il conto del Dieselgate è sempre più salato


I 4,3 miliardi di dollari per il patteggiamento, come avevamo scritto anche ieri, si sommano a quanto già versato dal Gruppo come risarcimento ai clienti: 15 miliardi di dollari. E poi ci sono i 2,1 miliardi di dollari dell’accordo raggiunto in Canada. La Corea del Sud, dopo aver revocato la certificazione di circa 80 modelli e varianti tra Volkswagen, Audi e Bentley, ha chiesto un risarcimento da circa 14,3 milioni di euro. In Europa invece la situazione è più complicata. L’Unione Europea chiede a Volkswagen un risarcimento per i clienti simile a quello concordato in America e, nel frattempo, la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Spagna, Grecia, Lituania e Repubblica Ceca per non aver non aver comminato penalità ai produttori auto che hanno violato le norme dell’Unione sulle emissioni.


Il Dieselgate in Italia


Bruxelles sta poi tenendo sotto controllo l’Italia perché il rapporto ricevuto a luglio sui test delle auto Volkswagen avrebbe delle “lacune” da chiarire. Proprio oggi il viceministro dei Trasporti, Riccardo Nencini, deve riferire alla commissione d’inchiesta del Parlamento europeo (istituita apposta per fare chiarezza sul Dieselgate), la Emission Measurements in the Automotive Sector (Emis). L’unica multa nazionale al momento resta quella dell’Antitrust da 5 milioni di euro, per una condotta “scorretta ai sensi del Codice del Consumo”. I richiami nel nostro Paese invece sono quasi terminati.

Dieselgate, nuove irregolarità in Germania

Foto di: Fabio Gemelli