Questa tecnologia verrà utilizzata per le parti più rare e costose da realizzare

L’incubo ricorrente di chiunque abbia un’auto storica è questo: “non più disponibile”, riferito ovviamente a un ricambio. Certo ci sono artigiani capaci di (quasi) tutto, maestri nella lavorazione della materia che possono risolvere molti problemi, ma Porsche ha deciso di lanciare una nuova iniziativa pensata proprio per tutelare i suoi clienti più raffinati, quelli che magari hanno un modello prodotto in poche centinaia di esemplari, ma che rischiano di rimanere a piedi nel momento in cui la produzione di ricambi dovesse essere interrotta (perché troppo costosa, per esempio).


Stampa in 3D


La “rivoluzione” si chiama stampa in 3D (le virgolette sono obbligatorie, dal momento che la tecnologia è nota da diversi anni, ma solo ultimamente sta prendendo davvero piede): in pratica, un raffinato macchinario - la stampante, appunto - è in grado di replicare un pezzo mediante la tecnica dell’aggiunta di materiale. Prendiamo per esempio la leva di rilascio della frizione della Porsche 959 (nella gallery, modello da cui questa operazione è partita, ma non è ovviamente l'unico che ne sarà interessato), un modello prodotto in soli 292 esemplari: semplificando, mediante la sovrapposizione di sottilissimi strati di ghisa grigia (0,1 mm ciascuno) e la loro fusione grazie al laser, la leva viene realizzata rispettando i rigidissimi standard qualitativi Porsche.


Si abbassano i costi, nessuno rimane deluso


Le stampanti 3D si differenziano fondamentalmente per la tecnologia attraverso con cui aggiungono il materiale e per i materiali che sono capaci di trattare. Porsche, al momento, sta già producendo altre 8 parti, oltre alla leva di cui sopra, ed è al lavoro per capire la fattibilità di altre 20. I vantaggi sono almeno tre: il primo è che per piccole produzioni la stampa 3D è infinitamente più economica rispetto all’allestimento di una seppur piccola linea produttiva. Il secondo è che basta avere il pezzo originale, fare la scansione della sua composizione e, una volta inseriti i dati nel software, produrre i “cloni”. Il terzo è che, volendo, è possibile produrre anche un solo pezzo, senza che la Casa (o il cliente…) debba spendere cifre insostenibili.

Porsche 959, trent'anni di hypercar

Foto di: Adriano Tosi