Abbiamo scelto le auto secondo noi più significative per raccontare il mezzo secolo di un’eccellenza italiana

Fare la storia. Spesso si usa questa frase "per estensione", anche quando le cose non stanno letteralmente così. E poi ci sono casi come quello di Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovani, della loro Italdesign, che la storia l’hanno scritta davvero, nel mondo dell’auto e in quello del design industriale. Vi abbiamo raccontato pochi giorni fa dei 50 anni di questa eccellenza italiana, ora in mani tedesche, ma vale la pena tornarci su. Come? Ripassando la storia di Italdesign attraverso dieci sue creazioni che… Hanno fatto la storia dell’auto, appunto, perché è questo ciò di cui si parla nelle righe che seguono. Come in altri casi, quando si tratta di fare delle liste si è costretti a delle scelte, delle "eliminazioni". Beh, poche altre volte è costato così tanta fatica fare le nomination. Il livello medio è così alto che non troverete per esempio la Lotus Esprit e la Fiat Uno. Per completezza e onestà, bisogna aggiungere che la selezione è soggettiva e opinabile, e anzi, siamo aperti ai vostri commenti, ai vostri "però io avrei messo A al posto di B e X al posto di Y".


I tedeschi a lezione di italiano


Fino a non molto tempo fa, il grande capo del design del Gruppo Volkswagen è un italiano: Walter de Silva, proprio come l’uomo che qualche anno prima disegna tante Mercedes di successo, Bruno Sacco. Se si parla di design, i tedeschi apprezzano molto il made in Italy. Non a caso, prima di loro (e anche dopo, per la precisione), tra gli altri, viene Giorgetto Giugiaro, il cui tratto di matita viene scelto per disegnare niente meno che l’erede dell’auto fino a quel momento più di successo della Volkswagen: il Maggiolino. Si tratta ovviamente della Golf del 1974, auto che rappresenta una rivoluzione tecnica, tecnologica e stilistica e che per il marchio di Wolfsburg non è importante: è vitale. La Golf piace e diventa fin da subito quasi un brand a sé stante. Beh, volete sapere come i massimi dirigenti del quartier generale di Wolfsburg sono arrivati a Giorgetto Giugiaro, escludendo per ovvii motivi la ricerca su Google? Chiedendo a Gerhard R. Guempert, l’importatore italiano, di indicare il designer italiano più interessante. Guempert, a sua volta, e con l’aiuto di alcuni giornalisti di settore, identifica i sei modelli più interessanti del Salone di Torino del 1969: 4 sono di Giorgetto Giugiaro. E il resto è storia.


La prima Lamborghini V10 e la gloriosa M1


Lo spessore di Italdesign, l’importanza del contributo offerto al mondo delle 4 ruote lo si capisce anche dalla varietà dei modelli, di grandissimo successo, su cui mette la firma. Sì perché sarebbe "facile" (è difficilissimo, ma diciamo facile per capirci meglio) specializzarsi in un settore, per esempio quello della Golf. Invece, da Moncalieri, sede della Italdesign, escono anche delle meraviglie meccaniche riservate a pochi, talvolta a pochissimi - non consideriamo i prototipi, che in quanto tali non vanno proprio a nessuno, se non a chi li fa - come nel caso della gloriosa BMW M1 del 1978. Un’auto che è anche un’eccezione nella storia di Italdesign, perché viene prodotta proprio a Moncalieri, in 450 esemplari, dopo che Lamborghini, inizialmente incaricata dell’assemblaggio di telaio e carrozzeria, si tira fuori dall’affare per difficoltà finanziarie. Sotto la carrozzeria, che a guardarla mette la pelle d’oca ancora oggi, un meraviglioso 3.400cc sei cilindri in linea da 304 CV in versione racing e da 204 per la stradale. Altro meraviglioso esempio è la Gallardo (del 2002), la Lamborghini di maggior successo nella storia (anche se probabilmente verrà battuta da Huracan e Urus…), derivata dal concept Calà del 1995, sempre di Giugiaro. Con la Gallardo, Lamborghini fa il primo passo verso la modernità: non a caso si tratta della prima macchina nata al 100% sotto la gestione Audi, non a caso i tedeschi continuano ad affidarsi a mani italiane per il design.


Citycar? Sì grazie


Due anni dopo la BMW M1, nel 1980, nasce la Fiat Panda; quattro anni prima della Lamborghini Gallardo, nel 1998, debutta la Daewoo Matiz. A ulteriore conferma di quanto scritto sopra, a Italdesign riesce - e molto bene - praticamente tutto. La prima, la Panda, non ha bisogno di presentazioni: non solo è rimasta sul mercato per ben 23 anni, ma chi ce l’ha, ancora adesso, se la tiene strettissima. Certo il merito è anche della validità del progetto Fiat, della robustezza del prodotto e della sua affidabilità, ma se una macchina ha successo lo deve prima di tutto all’estetica, che qui come in pochi altri casi riesce a mettere d’accordo armonia nei volumi e sfruttamento dello spazio. Quest’ultimo è anche il punto di forza della Daewoo Matiz, macchina geniale di un costruttore coreano ora sparito (è stato assorbito da General Motors e fatto confluire in Chevrolet) e che fino ad allora, in Europa, era confinato a uno "0,XX" di quota di mercato. Poi, l’intuizione: affidarsi a Giugiaro per la sua citycar. Il risultato? In 10 anni, la Matiz supera quota 2,5 milioni di esemplari venduti. Il bello è che la Matiz avrebbe dovuto essere una Fiat: al Salone di Torino del 1992, Italdesign presenta la Lucciola, concept concepito come erede della Fiat 500 del 1957. I dirigenti del Lingotto scartarono l’idea, preferendo continuare con la Cinquecento, poi diventata Seicento…


Una star del cinema


Sapete di chi è la mitica DeLorean DMC-12 del 1974, sì, quella del film Ritorno al Futuro? Ovvio, di Italdesign. Frutto di una "pazzia" di John Z. DeLorean, ex vice presidente di General Motors, e di William Collins, presidente di DMC, rimarrà per sempre nella memoria anche di chi di automobili non è minimamente appassionato. Potere del cinema, potere del "bello", di colpi di genio come la carrozzeria grezza (scelta dettata anche da esigenze di taglio dei costi) o le portiere che si alzano ad ali di gabbiano. Per tutta la sua storia vi rimandiamo al video che le abbiamo dedicato qualche anno fa.


Tre ammiraglie (più una) dall’Italia alla Svezia


Immaginatevi la scena: il Gruppo Fiat e General Motors decidono di condividere gli sforzi per mettere sul mercato un’ammiraglia. Gli italiani con marchio Fiat e Lancia (ma anche Alfa Romeo, che però resta un po’ più indipendente nello sviluppo del suo progetto, che darà poi origine alla 164, disegnata invece da Pininfarina), gli americani con marchio svedese Saab. Ecco, i massimi dirigenti di due colossi del mondo dell’auto bussano alle porte di Italdesign ammettendo, molto candidamente, che preferiscono appoggiarsi alle loro competenze piuttosto che affidare il lavoro ai propri centri di design, nel timore che, a partire dalla stessa base meccanica (giro porte compreso), sarebbero arrivati a risultati troppo simili. Dai tavoli da disegno di Moncalieri escono Fiat Croma, Lancia Thema e Saab 9000, in commercio nel 1984. Tre berline di grandi dimensioni e dal grande successo, in cui nessuno, se non gli appassionati e gli addetti ai lavori, riesce a trovare somiglianze nette.


Lancia Delta


Tutti, o quasi, la conosciamo grazie ai successi ottenuti nel mondiale rally in versione Integrale, ma la Delta è molto di più. E’ un progetto moderno - nel 1979 - dotato di trazione anteriore e capace di offrire un grande spazio, in rapporto all’ingombro esterno. Soprattutto, ed è ciò che sta più caro al cliente Lancia, riesce a condensare il lusso tipico del marchio in un’auto dalle dimensioni compatte e dal prezzo certo non inaccessibile. L’obiettivo del management Lancia, quando dà il via libera al progetto Delta, è quello di insidiare la Volkswagen Golf e proprio per questo ne affida il design alla stessa vena creativa. Come tutti sappiamo, i numeri sono dalla parte della tedesca, ma la Delta riscuote comunque un buon successo. Di numeri e di "affetto".


Un progetto per l’Italia


Nel curriculum di Italdesign le Alfa Romeo non sono tantissime, ma ce n’è una che è passata alla storia al di là del prodotto in sé: è l’Alfasud, il cui nome è un omaggio allo stabilimento di Pomigliano d’Arco, nel quale questa macchina viene prodotta. Si tratta del primo stabilimento del Biscione al sud Italia, voluto dall’allora Governo italiano per dare una spinta alla crescita economica del Mezzogiorno. La macchina viene lanciata nel 1971 su progetto del geniale progettista Rudolf Hruska; abitabilità, robustezza strutturale e compattezza, oltre alla solita vivacità di ogni Alfa Romeo, sono i punti di forza che convincono quasi un milioni di automobilisti nell’arco di 12 anni di produzione.


Un progetto per la Spagna


Un po’ come l’Alfasud, la Seat Ibiza ha un’importanza storica che valica il confine della macchina in sé: l’avvio della sua progettazione viene dato quando il marchio spagnolo è ancora nell’orbita Fiat. E già qui c’è da segnalare un elemento importante: inizialmente le viene destinato il pianale della 127, ma grazie anche alle richieste di Italdesign Fiat "concede" quello, più grande e valido, della Ritmo. Nel bel mezzo della progettazione dell’Ibiza, però, Fiat e Governo spagnolo non riescono a trovare il punto d’incontro per rinnovare l’accordo di controllo del Gruppo italiano sull’azienda spagnola. Seat passa dunque a Volkswagen, che decide di conservare quasi tutto del progetto originario, in cui vede del buon potenziale: gli oltre 1.200.000 esemplari venduti dal 1984 al 1993 lo dimostrano.

Italdesign, 50 anni in 10 modelli

Foto di: Adriano Tosi