Un bollettino di guerra: 3.300 vittime della strada l’anno. Ma in campagna elettorale nessuno ne parla

La campagna elettorale per le elezioni politiche italiane del 2018 sta assumendo toni sempre più violenti: dominano temi come immigrazione e tasse, mentre di sicurezza stradale nessun esponente parla. Eppure siamo in presenza di numeri da bollettino di guerra, per via delle 3.300 vittime della strada l’anno (il dato è del 2016). Nel primo semestre 2017, i morti in incidenti salgono con incrementi compresi tra il 6,7 e l'8,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Polizia Stradale e Carabinieri registrano nel 2018 un peggioramento: dal 1° al 21 gennaio, 97 decessi, in aumento di 15 unità. L’emergenza sicurezza sulle strade è tale che l’Italia non ha centrato l'obiettivo imposto dall'Unione Europea di dimezzare le vittime della strada fra il 2001 e il 2010 e molto difficilmente riuscirà a farlo fra il 2011 e il 2020.


Codice della Strada poco incisivo


A tutto questo si aggiunga l’allarme Codice della Strada: scritto nel 1993, è antiquato. La riforma è ferma in Parlamento, con un disegno legge che da sei anni non fa passi avanti. In particolare, tutto l’articolo 173: per chi guida con smartphone in mano, c'è una multa di 161 euro, più il taglio di 5 punti-patente; e sospensione della patente da 1 a 3 mesi alla seconda infrazione nel biennio (recidiva). Ecco, questo articolo non svolge la dovuta funzione deterrente. Più volte in passato, tramite bozze di decreti, si è tentato di rendere più incisiva la regola: sospensione della patente subito, alla prima infrazione. Ma il progetto non è mai diventato realtà. Nessun esponente politico ora, in campagna elettorale, ne parla. Pare che non rientri in nessun programma. Eppure la distrazione da smartphone, specie fra i giovani, causa incidenti gravissimi.


Normative vecchie


Per esempio, il Codice vieta “al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore”. La regola è questa (interpretando il Codice della Strada): mai guidare con il telefonino in mano, neppure per chattare. Però è necessario modernizzare la norma, introducendo i vari concetti di smartphone, App, social network. Una profonda rivisitazione e semplificazione del Codice della Strada potrebbe essere un punto fondamentale della campagna elettorale, ma così non è.


Nuove forme di mobilità con le App


Un altro tema bollente, legato anche alla sicurezza stradale, è la Legge Quadro numero 21 del 1992, sul Noleggio con conducente (Ncc): così vecchia che quando Uber è sbarcata in Italia nel 2013 è stato il caos. Tassisti contro l’azienda californiana, per via di diverse interpretazioni di normative appartenenti alla… “preistoria” tecnologica. Per i sindacati dei taxi, le berline nere di Uber (per la precisione Uber Black) devono partire da una rimessa e, dopo ogni corsa, farvi ritorno. La società di San Francisco la pensa in modo differente e, come l’Authority dei Trasporti e l’Antitrust, auspica nuove norme per favorire libertà e concorrenza. Ma il Governo Renzi non ha risolto il problema, limitandosi a rimandarlo con la Legge Concorrenza del 2017 che impegna l’Esecutivo a riordinare il settore. Il rischio? Che la paralisi prosegua. Specie se il successivo Governo non si sentisse vincolato da una Legge, quella sulla Concorrenza, fatta da un precedente Esecutivo. Ebbene, in campagna elettorale silenzio anche sulle nuove forme di mobilità, legate alle App e alle nuove tecnologie. E attenzione: Uber è solo l’inizio, perché una valanga di start up di ogni parte del mondo tenta di entrare nel business della mobilità alternativa, con forme anche discutibili sotto il profilo della sicurezza stradale. In particolare, occhio alle App che mettono in contatto privati improvvisatisi tassisti con i clienti (la famigerata Uber POP, giustamente bloccata in Italia). Di tutto questo, in campagna elettorale, non si parla.