Il grande capo della FIA torna a provocare il Cavallino su una regola storica

C'eravamo tanto amati. Un tempo trasmissione di successo quando l'Italia non viveva la crisi odierna, con quella televisione che riscaldava il focolare domestico, oggi espressione d'uso comune. E, a ben vedere, quadro perfetto per rappresentare il rapporto tra Jean Todt e Maranello. C'eravamo tanto amati dunque, quando al muretto box c'era quel signorotto francese capace di risollevare un Cavallino allo sbando e portarlo ai fasti dell'era Schumacher. Duro, irreprensibile, Todt ha sempre messo la "ragion di stato" di fronte a qualsasi variabile interveniente. Per dirla in parole semplici, fu lui l'artefice di quel cambio di posizioni nel 2002 in Austria tra Barrichello e Schumacher che fece tanto scalpore.

Divorzio all'italiana


C'eravamo tanto amati dicevamo, anche perchè l'interruzione del rapporto tra la Ferrari e Jean fu tutt'altro che amichevole. Divorzio invero, passato enormemente sottotono nelle modalità, ma comunque evidente. Strade su binari paralleli però, perchè Todt negli anni è divenuto il grande capo della Fia, ed in questo ruolo, non ha mancato di difendere quella che ora è la sua "ragion di stato". Giusto, anzi giustissimo, considerando come sia stato grande fautore di progressi e norme iportanti per l'evoluzione e la sicurezza del mondo dei motori (non solo la Formula 1) rimettendo in moto un meccanismo che, negli anni, soffriva un poco di immobilismo. Peccato solo che, talvolta, non manchi di punzecchiare Maranello.

Braccio di Ferro


Un braccio di ferro mediatico, uno scambio di provocazioni che, francamente, non giova al mondo dei motori. Ultimi in ordine di tempo, gli scambi a latere di una minaccia di Ferrari di lasciare il circus qualora si giungesse ad una semplificazione estrema delle regole, ribattuta con un "Sono liberi, spero che non se ne vadano, ma può sempre capitare, è una loro scelta". Forse un po' di acqua sul fuoco da parte dell'organo federale internazionale nella querelle tra organizzatore e team più rappresentativo della massima Formula non avrebbe fatto male.

Via quel veto


E' di pochi giorni fa poi l'ennesima stoccata volontaria: "La Ferrari? Dovrebbe perdere il veto". A cosa si riferisce Todt? Ad una regola invero anacronistica. Maranello ha infatti la possibilità di porre un veto vincolante sulle regole e le varie modifiche. "E' una soluzione che fu offerta a Enzo Ferrari negli anni '80 per tutelare il Cavallino, visto che era l'unica scuderia a crearsi tutto in casa". Effettivamente si potrebbe anche togliere, ma quel che poco si comprende è il motivo di rilasciare dichiarazioni alla stampa del genere per lanciare la bomba. Anche perchè, una volta intuito di aver "esagerato" ed aver sferrato un pugno, ecco la carezza su un'altro punto nodale in favore di Maranello: "Sono invece d'accordo sul lasciargli una quota ulteriore di profitti. Trovo normale che Di Caprio guadagni di più di un attore di una serie tv, è la vita: più sei bravo più soldi dovresti avere". Corretto, ma si tratta di una dichiarazione che cozza con quella sbandierata libertà di andarsene citata precedentemente. E' evidente che su molti punti Jean Todt ha ragione, ma servirebbe forse non scatenare reazioni inconsulte. Come riferito dal lungimirante Toto Wolff, boss di casa Mercedes, "meglio non provocare Marchionne. Penso che la F1 abbia bisogno della Ferrari più che la Ferrari abbia bisogno della F1".

Tutte le news, le foto, le informazioni e le novità sul mondo delle gare a due e quattro ruote su Motorsport.com Italia