Un gruppo di studiosi e accademici britannici ha messo a punto un sistema per ridurre quasi a zero gli ossidi di azoto nelle emissioni

Chi aveva scommesso sulle ore contate del diesel, forse si dovrà preparare a rivedere la sua posta. Allo studio c’è, infatti, una soluzione semplice, economica e, almeno dai primi dati a disposizione, efficace, per tagliare in maniera netta le emissioni di NOx, le principali responsabili di alcuni degli odierni guai dei motori a gasolio e le stesse incriminate dalla vicenda dieselgate. Il nuovo sistema si chiama ACCT (ammonia creation and conversion technology) ed è stato messo a punto da un team di specialisti di ricerca automobilistica, all'Università britannica di Loughborough, guidato da Graham Hargrave e Jonathan Wilson. Vediamo di che si tratta

Un SCR molto più evoluto

Per capire come funziona partiamo dall’attuale sistema di trattamento dei gas di scarico nei diesel Euro6, il cosiddetto SCR (Selective Catalytic Reduction). In breve, questo sistema sfrutta un additivo assolutamente inerte e innocuo che si chiama AdBlue, composto in maniera principale di urea. Questo additivo immesso in quantità controllate in un catalizzatore converte gli ossidi di azoto (NOx) in molecole di azoto e acqua rendendoli innocui per l’ambiente. Il problema principale è che, per funzionare bene, il sistema SCR deve lavorare con gas di scarico molto caldi, cosa che non sempre avviene nell’utilizzo cittadino o in caso di brevi tragitti. La differenza cruciale tra i due sistemi è che il fluido ACCT funziona, ad alta efficienza, in condizioni di bassa temperatura di scarico.

L'additivo è lo stesso

Non c’è differenza sostanziale nell’additivo utilizzato nel sistema ACCT visto che per motivi di sicurezza questo deve restare innocuo e maneggiabile senza particolari misure. Nel sistema ACCT l'AdBlue viene pre-convertito, in una camera stagna integrata nel sistema di trattamento dell'auto, in un additivo a maggior concentrazione di ammoniaca. Dei test preliminari eseguiti con su un taxi hanno stabilito che, in città, ACCT riesce a scindere il 98% delle molecole di NOx, rispetto al 60% riscontrato come il tradizionale SCR. Il rumore che si è generato intorno a questa ricerca, al netto dei sensazionalismi, è molto, visto che rischia essere la più importante, per i motori diesel, dall’introduzione del common-rail.

Perché investire ancora sul Diesel

Questo nuovo sistema, se sviluppato e messo a disposizione delle case potrebbe risolvere parte dei problemi che in questo momento affliggono il motore diesel dal punto di vista delle emissioni, parliamo appunto degli ossidi di azoto (poi c'è il particolato). Ma perché pensare ancora al diesel. Uno degli argomenti scelti dal team di ricercatori per sostenere il loro intervento su questa motorizzazione è quello della sua efficienza energetica, ancora superiore a quella dei motori a ciclo Otto (benzina per esempio). Il paradosso odierno, infatti è che oggi, “penalizzando” il diesel e i suoi NOx si sta perdendo di vista l’obbiettivo di ridurre le emissioni di CO2 responsabili del cosiddetto riscaldamento globale del pianeta. Il motore a gasolio, inoltre è ancora necessario nel settore dei veicoli industriali e commerciali, i primi, in più, sono quelli che hanno i maggiori problemi nel gestire l’AdBlue a basse temperature e quindi ci sarebbero ancora margini di sviluppo e di miglioramento in questo senso.

Alla ricerca di un partner tecnologico

A questo punto quello che serve a Hargrave e soci è un partner tecnologico importante che investa nel progetto. Dall’Inghilterra ci dicono che non vogliono, però svendere la proprietà intellettuale e quindi sono in cerca di un grande fornitore piuttosto che di un singolo costruttore. Intanto attorno all'Università di Loughborough si è creata la fila dei potenziali utilizzatori che vorrebbero dare al diesel una seconda chance.

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