Il capo del reparto che prepara le sportive e le auto da corsa fa capire che entrambe le sigle hanno un futuro

È ricordato come il vincitore del primo campionato DTM nel 1984 al volante di una BMW 635 CSi e per esserci riuscito senza aggiudicarsi neppure una delle 15 gare del calendario. Volker Strycek è poi diventato pilota Opel dal 1989 e nel 1996 è entrato nel reparto di ricerca e sviluppo, ma non ha appeso certo il casco al chiodo vincendo nel 2003 la 24 Ore del Nürburgring a bordo di un’Astra V8. Oggi è Director Performance Cars and Motor Sport di Opel. Per lui insomma si può parlare di vero e proprio… colpo di Fulmine!

OA: La sigla GSI evoca vecchi ricordi. Qual è la differenza tra una GSi e una OPC?

P.S: «Con la GSi ci proponiamo di tornare nel segmento delle mid-performance mentre OPC è sinonimo di high performance. Negli ultimi anni ci siamo dedicati a queste ultime, ora invece vogliamo tornare ad un concetto che offre ottime prestazioni, ma non basate solo sul motore».

OA: Dobbiamo quindi aspettarci altre OPC nel futuro?

P.S: «Il concetto OPC non è morto! GSi non lo sostituisce».

OA: Quali sono i punti forti della nuova Insignia GSi?

P.S: «Credo la messa a punto del telaio e la maneggevolezza, ma soprattutto la combinazione di tutti i componenti. Abbiamo curato ogni minimo dettaglio dell’assetto ottenendo un ottimo comfort nei lunghi viaggi, ma anche grande precisione di guida e agilità grazie ad uno sterzo sensibile e comunicativo. Siamo molto fieri del risultato che abbiamo ottenuto e il merito, oltre che del nostro lavoro, è anche dell’ottima base dalla quale siamo potuti partire».

OA: Secondo lei, quale è il significato di sportività per un’auto moderna?

P.S: «Per me è soprattutto guidabilità combinata con comfort, tenuta di strada e frenata. In una moderna auto sportiva il guidatore deve potersi sentire il padrone della vettura e la vettura deve comunicare al guidatore ciò che sta facendo. La sportività è un risultato globale frutto dell’attenzione per ogni particolare per avere il 100% di quello che vogliamo».

OA: Sul mercato ci sono molte hot hatch, non ci sono, o quasi, concorrenti per la Insignia GSi mentre il segmento delle berline è in declino. Allora qual è il senso di questa vettura?

P.S: «Io credo che ci siano ancora clienti, soprattutto intorno alla cinquantina, che amano il comfort e la praticità, ma pretendono anche grandi prestazioni senza che vengano ostentate con un look aggressivo».

OA: Quanto è lontana questa vettura dagli 8 minuti sul Nürburgring?

P.S: (ride sonoramente) «Non mi è permesso dire quali sono i tempi che la Insignia GSi ha fatto registrare sulla Nordschleife, ma posso dire che io e il mio team vi abbiamo percorso 20.000 km per metterla a punto. Ho fatto il tempo con la vecchia Insignia OPC nel 2008 e lo stesso con la nuova GSi e abbiamo fatto un enorme passo avanti: oltre 12 secondi di differenza!»

OA: La prossima GSi sarà una Corsa. E anche questa non è una novità mentre lo è il fatto che Opel non abbia mai avuto in gamma così tanti SUV. Possiamo aspettarci anche per loro versioni GSi?

P.S: «Per me tutto è realizzabile, ma questa non è una decisione che spetta a me».

OA: Che cosa ne sarà invece delle OPC in futuro?

P.S: «Non posso dirle nulla in proposito perché l’azienda è in una fase di passaggio. Le versioni GSi per Insignia e Corsa erano state previste prima dell’acquisizione da parte di PSA. Vediamo che cosa accadrà da questo momento in poi».

OA: Parlando di OPC e di Nürburgring, la concorrenza è agguerritissima nel segmento delle hot-hatch e ha generato le auto a trazione anteriori più veloci. Volete dire la vostra in questo campo con l’Astra?

P.S: «Come ho detto, tutto è possibile! Quando le strategie saranno più chiare, vedremo che cosa potremo fare».

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