Cosa ci fa una Mini classica al Salone di New York, al fianco di numerose novità di produzione e concept che guardano al futuro? È presto detto: perché una volta girata la chiave non si sente il rumore di alcun motore endotermico. Anzi, non si sente proprio nulla perché a muoverla ci pensa un motore elettrico alimentato da un pacco batterie. Un incontro tra passato e futuro dal quale nasce un modello inedito, destinato a rimanere un oggetto unico ma buono per aprire la strada all’elettrificazione per il brand inglese.

Un ponte tra passato e futuro

La MINI Classica elettrica è insospettabile e a guardarla mai si direbbe che a muoverla ci sia un motore elettrico: classica livrea rossa con 2 bande bianche a correre longitudinalmente dal cofano alla coda. A ben guardare però ci sono un paio di elementi che tradiscono la sua natura a zero emissioni: il logo sul cofano e sui mozzi delle ruote e con la E gialla che nel disegno richiama una presa elettrica. Il classico logo che identifica la famiglia elettrificata MINI, che per ora conta unicamente la ibrida plug-in Countryman S E ma che nel 2019 darà il benvenuto alla versione a emissioni zero vera e propria.

11 anni dopo

La prima MINI elettrica è data 2008 e allora ne vennero prodotte appena 600 per un progetto pilota utile per dare vita alla BMW i3. La versione in arrivo il prossimo anno e anticipata da una concept allo scorso Salone di Francoforte invece sarà regolarmente commercializzata e dedicata principalmente alla mobilità urbana. Non bisognerà quindi attendersi percorrenze da record con una sola ricarica. La produzione avverrà sia nella storica fabbrica di Oxford sia in uno stabilimento in Cina, grazie alla joint venture con Great Wall.

Fotogallery: La MINI classica diventa elettrica