Le amministrazioni locali incamerano addirittura 1,67 miliardi di euro nel 2017

Gli automobilisti imprudenti si confermano i bancomat dei Comuni italiani. Che, nel 2017, hanno incassato addirittura 1,67 miliardi di euro in multe stradali. Lo dice Il Sole 24 Ore, che elabora i dati del Siope (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici), presso il ministero dell’Economia. È un record: le infrazioni al Codice della Strada avevano fruttato 1,32 miliardi nel 2008. E siamo a tre anni di fila di rialzi: un notevole +18% nel 2017 sul 2016, che già era salito del 4% sul 2015, a sua volta in ascesa del 9% sul 2014. Questi gli unici dati sicuri, sui quali hanno influito la possibilità di pagare col 30% di sconto se si versa l’ammenda entro cinque giorni, nonché la rottamazione delle cartelle esattoriali per vecchie multe (niente interessi se ci si accorda col creditore).

La classifica delle città

Esiste anche una classifica dei Comuni che hanno incassato più multe. Tuttavia, va detto che diversi elementi “sporcano” la graduatoria: in particolare, il numero di abitanti che ha la patente B per le auto, la quantità di veicoli che entrano ed escono da una certa città, la capacità di un Comune di riscuotere i crediti. Comunque, considerando gli incassi totali in euro, vince Roma con 179 milioni di euro di multe nel 2017, seguita da Milano a quota 160 milioni. Medaglia di bronzo a Bologna con 48 milioni. Invece, analizzando gli incassi pro capite (per cittadino), Firenze è prima a 129 milioni, poi Bologna a 128 milioni, quindi Milano a 124 milioni. Più in generale, osservando la classifica, si nota che l’80% degli incassi va ai Comuni del Centronord: qui i pagamenti medi sono di 34 euro ad abitante. Al Sud, si incamera meno della metà.

E i soldi per la manutenzione?

Detto che le multe sono sacrosante se un automobilista sgarra, sulla destinazione dei proventi dei verbali esiste un lungo articolo del Codice della Strada che (in teoria) impone qualche regola: il numero 208. Una quota pari al 50% dei proventi spettanti agli enti è destinata: in misura non inferiore a un quarto della quota, a interventi di sostituzione, di ammodernamento, di potenziamento, di messa a norma e di manutenzione della segnaletica; in misura non inferiore a un quarto della quota, al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni; ad altre finalità connesse al miglioramento della sicurezza stradale, relative alla manutenzione delle strade di proprietà dell'ente, all'installazione, all'ammodernamento, al potenziamento, alla messa a norma e alla manutenzione delle barriere e alla sistemazione del manto stradale, a interventi per la sicurezza stradale a tutela degli utenti deboli, quali bambini, anziani, disabili, pedoni e ciclisti, allo svolgimento, da parte degli organi di Polizia Locale, nelle scuole di ogni ordine e grado, di corsi didattici finalizzati all'educazione stradale, a misure di assistenza e di previdenza per il personale. Gli enti determinano annualmente, con delibera della giunta, le quote da destinare a quelle finalità. Resta facoltà dell'ente destinare in tutto o in parte la restante quota del 50% dei proventi.

Buche e autovelox: in stallo

Al di là dei cavilli del Codice della Strada e delle interpretazioni di ogni singolo comma, considerando che nel 2017 i Comuni hanno incassato 1,67 miliardi di multe, più 1,42 del 2016 e 1,36 del 2015, l’automobilista ha di che essere perplesso di fronte alle voragini delle città. Non resta, in caso di danni, che chiedere il risarcimento. A tutto questo si aggiunga che ancora non è chiaro chi debba controllare come quei soldi vengono spesi dai Comuni. Infine, dal 2010 si attende un decreto che assicura ai proprietari delle strade (Stato, Regioni, Province) metà dei proventi per gli autovelox gestiti dai Comuni fuori città: dopo otto anni, tutti quei quattrini restano nelle casse dei Comuni stessi.