E’ con la legge 111 dell’11 aprile 1988 che diventa obbligatorio installare cinture di sicurezza omologate

Anno 1988: le cinture di sicurezza sono un dispositivo più unico che raro sulla gran parte delle auto circolanti, in Italia e nel mondo. Proprio quell’anno, però, in Italia (in altri Paesi prima, in altri ancora dopo) viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale una legge importantissima, la 111, che impone l’obbligo di installare cinture di sicurezza omologate sulle vetture: si stima che quasi il 30% delle persone coinvolte in incidenti stradali debba la propria vita proprio a loro, alle cinture (al netto degli airbag), da qualcuno viste ancora come un fastidio. Trent’anni non sono pochi, ma nemmeno tantissimi, se si pensa invece a quanti e a quali passi in avanti sono stati fatti nel frattempo, nel campo della sicurezza e, più in generale, della tecnologia automobilistica. Detto questo, è bene ricordare che l’invenzione delle cinture risale a ben prima: è del 1958, per merito dell’ingegnere Nils Bohlin, dipendente, guarda caso, di Volvo.

Molto è stato fatto, tanto resta da fare

I progressi di cui sopra hanno diminuito drasticamente le probabilità di rimanere feriti in modo più o meno grave in caso di incidente, senza contare che grazie a dispositivi elettronici quali ABS ed ESP, ma anche quelli che sorvegliano l’angolo cieco, mantengono la distanza di sicurezza e, se necessario, frenano automaticamente per ridurre le conseguenze di un impatto (ci fermiamo qui, ma l’elenco potrebbe continuare), rimanere coinvolti in un incidente è sempre più difficile. Nonostante tutto questo e nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione, sono ancora troppi gli automobilisti che non le indossano: il 36/37% sui sedili anteriori, addirittura l’89% su quelli posteriori.

Oltre ai rischi per la salute, anche quelli per il portafoglio

Indossare le cinture di sicurezza - e farle indossare a chi viaggia insieme a noi - dovrebbe essere prima di tutto una questione di buon senso, per gli ovvi motivi di sicurezza e di salute connessi. Evidentemente per qualcuno non è così, nonostante il Codice della Strada preveda anche delle sanzioni, per chi non lo fa: da 81 a 326 euro, con decurtazione di 5 punti sulla patente.

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