Al di la della competizione l'evento ha veicolato il tema della mobilità elettrica coinvolgendo tutti i sui protagonisti

Mentre gli esperti di Motorsport si dividono, anche a ragione, sul fatto che la Formula E sia più o meno la Formula 1 elettrica e lasciandoli, nello stesso tempo, scontrarsi su disamine tecniche, quello che ci preme sottolineare, a motori spenti, è come l’e-Prix di Roma, si sia dimostrato un successo. Un successo non solo perché, a parte qualche singolo episodio, la macchina organizzativa ha funzionato, ma anche perché ha dimostrato come si possa fare comunicazione in maniera coinvolgente ed efficace.

Il mondo della mobilità elettrica

Probabilmente dei 30mila che hanno riempito prato e tribune dell’EUR solo un piccolissima percentuale conosceva la Formula E, un’altrettanto numero esiguo possiede o è interessato all’acquisto di un’auto elettrica e, in ogni caso, è ferrato sull’argomento. Tuttavia, erano lì a partecipare a farsi coinvolgere e, a fine evento, tutti erano entrati in qualche modo in contatto con questo mondo, magari avevano provato un’auto a batterie, avevano conosciuto le offerte in tema che le case che avevano esporto nel’e-Village e negli spazio all’interno del circuito o, semplicemente, chiacchierando con il vicino di tribuna, avevano scambiato opinioni sulle auto in gara e sul loro funzionamento.

Roma non è stata costruita in un giorno

La mobilità elettrica non è un passaggio che avverrà domani o dopodomani. Le incognite ancora sono parecchie e la strada da percorrere lunga. Sicuramente è un obbiettivo a cui si punta, in uno sforzo che non coinvolge solo i costruttori. Mobilità elettrica implica anche attività delle istituzioni, adeguamento delle infrastrutture e quindi intervento delle amministrazioni e chiaramente consenso popolare (di chi l'auto la deve comprare) che passa per la conoscenza. Un evento come quello della Formula E, dunque, ha coinvolto tutti questi attori, in un circolo virtuoso in cui la gara sportiva era solo un anello.

Conoscere per scegliere

A prescindere dall’opinione che si possa avere sulla mobilità elettrica, se sia o meno il futuro dell’auto ; è indubbio che saperne qualcosa di più, farsi un’idea più precisa dettagliata sull’argomento è sicuramente un fato positivo. Ecco la sensazione, riorganizzando a freddo i pensieri la giornata di gara, e che a fine evento buona parte di quelli che erano stati a l’EUR ne sapesse qualcosa di più.
C’è poi un’altro aspetto che non va sottovalutato. la Formula E a Roma ha dimostrato come, malgrado gli irriducibili della polemica a tutti i costi, se fatti bene  e con criteri, non è impossibile portare grandi eventi fino al centro delle città. Scegliendo il luogo giusto e ancora una volta comunicando nella maniera corretta.

L'evento giusto nel posto giusto

L’EUR per esempio è un quartiere, forse unico a Roma, servito da 4 fermate di metro. Bene, il giorno della gara la stragrande maggioranza (se non tutti) degli intervenuti sono arrivati in metro. Questo non per tessere le lodi dell’ATAC (la società che gestisce i trasporti pubblici a Roma), ma per ribadire come di fronte a una organizzazione sensata il pubblico risponda. Il successo non deve però dare alla testa. La comunicazione è stata efficace, il tema è stato sollevato, ma ora ci dovrà essere, da parte degli stessi attori il cosiddetto follow up. Si tratta di un primo passo a cui dovranno seguirne altri. Le istituzioni nel mantenere le promesse di agevolare attraverso interventi, anche infrastrutturali, la diffusione dell’elettrico, le case nell'aumentare ricerca e investimenti verso una maggiore fruibilità e i cittadini nel continuare a informarsi per sceglier sempre con cognizione.

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