Verstappen ancora una volta impunito per una manovra pericolosa. E quel camion in mezzo alla pista...

Vincente e scontento: Lewis Hamilton conquista il gran premio di Baku, in un finale che ha il sapore amaro della beffa per la Ferrari certo, ma anche e sopratutto per il lato finlandese del box di casa Mercedes, con un Bottas fermato da un detrito a tre giri dal termine, quando la sorte lo aveva posto davanti a tutti. Ha vinto Lewis è vero, ma lo sguardo è quello di chi sa che, per l'ennesima volta quest'anno, stava subendo il Cavallino ed il dominio di Vettel, ma anche la velocità di Valtteri. Hamilton primo nel mondiale, chiaro, ma da festeggiare c'è - per il momento - solo quello.

Il fattore Verstappen

Aveva invocato "energia positiva" lo scorso giovedi tramite Instagram Lewis Hamilton, per uscire fuori da questo periodo difficile. Più prosaicamente, Toto Wolff aveva parlato di "fattore C", di fortuna da perseguire in quel di Baku. Anche perchè, la Ferrari avevamo mostrato, alla vigilia della gara, una superiorità piuttosto evidente. Tra energie richieste e fortune attese, più o meno prosaicamente verrebbe da dire che le vie del Signore sono infinite, e talvolta assumono sembianze meno attese. A Baku, la provvidenza motoristica si è palesata attraverso la sciagurata manovra di Max Verstappen nei confronti di Daniel Ricciardo. Pericolosa, inopportuna, arrogante, ma sopratutto, impunita. Il corollario del peggior repertorio di Verstappen si è mostrato anche in Azerbaijan, e ciò che è peggio, è che in Red Bull si continua pilatescamente a proteggere il proprio campioncino, da ciò che è indifendibile. Assurdo pensare di dover far scusare anche Daniel Ricciardo davanti al team in fabbrica. La chiusura di Verstappen con triplo cambio di traiettoria - oltretutto l'ultima in fase di frenata - è bandita dal regolamento, ma in direzione gara, evidentemente, erano distratti in quel momento per non aver applicato una regola rinominata proprio "regola Verstappen" introdotta nel 2016, la cui unica "vittima" fino ad oggi è stata la Ferrari di Vettel in Messico. 

Formula 1 Baku 2018
Formula 1 Baku 2018
Formula 1 Baku 2018

Safety Spettacolo

Proprio Vettel è stato colui che più ci ha rimesso dal clamoroso incidente tra le Red Bull. Il tedesco aveva letteralmente dominato il gran premio di Baku, con un ritmo insostenibile per tutti. Non ne aveva Hamilton, e non ne aveva nemmeno Bottas. L'unica variabile? La durata delle Super Soft Pirelli, in grado di tenere il ritmo ben oltre quei 15 giri pronosticati. Di contro, le Soft con banda gialla avevano difficoltà ad andare in temperatura. Fu cosi che, mentre Vettel, rientrando ai box dopo Hamilton, attendeva placidamente il pit stop di Bottas in seconda piazza, il finlandese cercava semplicemente di allungare il proprio stint per cambiare con le ultra soft e cercare di mantenere un meritato secondo posto ai danni proprio del suo team-mate. Ed invece, ecco la Safety Car che rimescola tutte le carte, per la gioia di Liberty Media. Già, perchè sarebbe bastata una "poco spettacolare" Virtual Safety per sistemare quanto accaduto. 

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Beffa Bottas

Ed invece, con la Safety, Bottas ha visto azzerato il suo svantaggio, potendo contare al contempo in un cambio gomme immediato. La risposta Ferrari è stata scontata e dovuta: tornare dentro e mettere le ultra soft: con la "gialla", e senza più quei secondi di vantaggio, non ci sarebbe stata comunque storia a favore delle Frecce d'Argento. Al restart ecco il colpo in canna da sfruttare. Ci ha provato Vettel. Sbagliando certo, ma difficilmente avrebbe potuto fare diversamente il tedesco, vittima degli eventi. Bottas dunque sembrava pronto a conquistare Baku, ma l'ennesimo colpo di scena è arrivato sotto forma di detrito. Foratura e corsa consegnata ad Hamilton. Una passeggiata per l'inglese fino al traguardo certo, ma c'è ben poco da sorridere. 


 

Ipocrisia sicurezza

In questo bailamme tra colpi di fortuna, situazioni imrpevedibili, duelli splendidi e collisioni spettacolari, la Formula 1 continua a mostrare la sua inadeguata ipocrisia in tema di sicurezza. Si obbligano le vetture a predisporre un sistema come l'Halo, ma si lascia in pista un camion con tanto di gru per rimuovere la vettura di Grosjean. Non è un caso che lo stesso Hamilton si sia lamentato via radio chiedendo la bandiera rossa. La morte tragica di Jules Bianchi a Suzuka evidentemente, per chi ha il potere nella stanza dei bottoni, è stata già dimenticata. 

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