Trump posticipa il possibile avvio delle tasse sulle importazioni verso gli Stati Uniti

Le autorità americane hanno sospeso per un altro mese l’adozione ai danni dei 28 Paesi dell’Unione Europea di nuovi dazi commerciali USA su acciaio (del 25%) e alluminio (del 10%). Sino al 1° giugno, nessuna tassa sulle importazioni dall’Europa verso gli Stati Uniti. Tutto è nato il 9 marzo, quando il presidente USA, Donald Trump, ha firmato un provvedimento per introdurre dazi doganali, misure che riguardano anche l’auto. Il tycoon ha poi aperto a negoziati con l’Europa chiedendo a Bruxelles un impegno concreto per rivedere i provvedimenti che, stando all’inquilino della Casa Bianca, danneggiano imprenditori, agricoltori e allevatori americani. Washington vuole da Bruxelles l’impegno a rinunciare all’uso massiccio di tariffe, barriere e divieti verso molti beni made in Usa, come auto, prodotti agricoli OGM, carni bovine agli ormoni. I dazi erano stati sospesi sino al 1° maggio, e ora lo stop momentaneo è stato prolungato al 1° giugno.

Auto al centro della questione

Trump punta a un abbassamento delle tasse previste per alcuni prodotti Made in USA: le auto sono uno dei primi obiettivi. Il deficit commerciale degli Stati Uniti con l’Europa è schizzato insù dai 17 miliardi di dollari del 1997 ai 151,4 miliardi del 2017, specie per via delle importazioni dalla Germania: gli States hanno comprato cento miliardi di prodotti Made in Germany nel solo 2017. In teoria, coi dazi, Washington reputa di ridurre il deficit commerciale, favorendo la produzione interna, seguendo lo slogan della campagna elettorale di Trump: “America First” (prima gli USA).

Trump minaccia? Noi non negoziamo

È che l’Europa pare in una posizione di inferiorità rispetto agli USA: nel braccio di ferro, Trump sembra in vantaggio, utilizzando una sorta di arma del ricatto senza molti margini di trattativa. Tanto che il comunicato della Commissione Europea è esplicito: “La decisione americana prolunga l’incertezza del mercato, che già ora sta pesando sulle imprese. L’Unione Europea dovrebbe essere esentata in modo pieno e permanente perché queste misure non sono giustificabili con motivi di sicurezza nazionale”. Ancora più decise le righe successive: “L’UE ha indicato la sua disponibilità a discutere le questioni di accesso al mercato di interesse, ma ha anche chiarito che, come partner e amico di lunga data degli Usa, non negozierà sotto minaccia. Qualsiasi futuro programma di lavoro transatlantico deve essere equilibrato e reciprocamente vantaggioso”.

Risiko internazionale

L’asse anglo-franco-tedesco è per il no: non vuole cedere a Trump. Specie il cancelliere germanico, Angela Merkel. Un tentativo di mediazione viene fatto dal Governo francese che si è detto disposto a discutere con Washington di una riforma delle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. E l’Italia? Il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ha twittato così: “Ci aspettiamo che Trump escluda l’UE dalle tariffe una volta per tutte. Qualsiasi altra decisione danneggerebbe entrambe le parti, non lasciando altra scelta che adottare delle contromisure“. E la Coldiretti stima che i dazi metterebbero a rischio ben 40,5 miliardi di export Made in Italy.

Altri elementi di tensione

L’estensione delle trattative riguarda anche il Canada e il Messico, coi quali Trump si è impegnato a rivedere il trattato di libero scambio del Nafta. Al contrario, c’è una esenzione permanente dai dazi da parte degli States a favore di Argentina, Brasile e Australia: una differenza di trattamento che alimenta la tensione fra UE e Casa Bianca. Mentre la guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina continua a colpi di dazi e contro-dazi, seppure con una minima apertura da parte di Pechino.