Secondo l’accusa l’ex ad di Volkswagen sapeva del software anti emissioni installato nelle auto

Sono passati quasi 3 anni dallo scoppio del Dieselgate ma ancora non si ferma l’onda lunga derivante dallo scandalo emissioni che, come epicentro, ha avuto il Gruppo Volkswagen. Proprio da qui inizia un nuovo capitolo che ha come protagonista, suo malgrado, l’ex ad del colosso tedesco Martin Winterkorn, indagato negli Stati Uniti per cospirazione e frode. Due gravi capi d’accusa per l’uomo che dal 2007 e il settembre del 2015 è stato alla guida di Wolfsburg e che, secondo la corte statunitense, fosse a conoscenza del software installato nelle auto con lo scopo di abbassarne le emissioni durante i cicli di omologazione.

Mandato di comparizione

Winterkorn dovrà così comparire davanti alla corte federale di Detroit assieme ad altri manager VW, tutti coinvolti nello scandalo Dieselgate. I giudici sostengono che Winterkorn abbia approvato l’adozione del software per riuscire così ad omologare numerosi modelli che altrimenti non avrebbero passato i test. La stampa statunitense parla di un incontro, datato 27 luglio 2015, dove venne addirittura mostrata una presentazione in PowerPoint nella quale si mostrava ogni singola azione intrapresa da Wolfsburg per barare. L’ex ad diventa così il nono uomo VW ad essere indagato, assieme a Oliver Schmidt e James Liang, ex ingegneri VW dichiaratisi colpevoli lo scorso anno e ora agli arresti. Nel gruppetto ci sono altri 5 cittadini tedeschi, attualmente in libertà in Germania e protetti da leggi anti estradizione. C’è poi anche Giovanni Pamio, cittadino italiano ed ex manager Audi, in attesa di essere trasferito negli USA.

A muso duro

“Se cerchi di ingannare gli Stati Uniti, poi pagherai un prezzo pesante” ha dichiarato il Procuratore Generale Jeff Session, il quale ha poi sottolineato come i piani del Dieselgate siano arrivati fino ai vertici più alti del Gruppo tedesco. Comunque vada la convocazione di Martin Winterkorn, che si dichiara innocente e all’oscuro di tutto, rappresenta una prima volta in assoluto: mai in passato infatti un manager straniero era stato rinviato a giudizio negli USA.