Federauto stima il rincaro medio del prezzo d'acquisto se l'IVA salisse al 24,2%

La definizione non lascia per nulla tranquilli: clausola di salvaguardia. Ossia la norma inserita nella Legge Bilancio che prevede, il 1° gennaio 2019, l'aumento automatico dell’IVA in caso di sforamento degli obiettivi su deficit e debito pubblico. In altre parole, se lo Stato non ha i soldi, devono aumentare le entrate: una norma introdotta nella manovra di luglio 2011 e più volte modificata. Per quanto riguarda l’aliquota intermedia, l’IVA salirebbe dal 10 all’11,5%; mentre lieviterebbe dal 22 al 24,2% per quella ordinaria. Salve le aliquote più basse: quella al 5% e al 4% degli alimenti di prima necessità (pane, pasta, latte e formaggi, frutta e verdura fresca). La clausola di salvaguardia con il rialzo dell’IVA è la spada di Damocle che pende sulle teste di tutti gli italiani. Quale soluzione per impedire il “tornado” IVA sull’economia italiana e sui consumi? Servirebbe un Governo “neutro”, con un programma minimo: obiettivo, occuparsi di legge di bilancio e Unione Europea. Anche per evitare ripercussioni sul mondo dell’auto, come ha appena sottolineato Federauto.

Quale rialzo

A lanciare l’allarme, per la precisione, è Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto, l’Associazione che rappresenta i concessionari auto di marche nazionali ed estere (aderente a Confcommercio Imprese per l’Italia): “Siamo molto preoccupati per il protrarsi della ‘impasse’ sulla formazione del nuovo Governo. Ci uniamo alle dichiarazioni già espresse dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, sulla imprescindibile necessità di disinnescare le clausole di salvaguardia che porterebbero un aumento dell’aliquota IVA”. Ed ecco che ripercussione avrebbe sul prezzo di listino di ogni macchina: “Il nostro settore ne sarebbe colpito in modo pesantissimo: vale la pena ricordare che questo aumento, misurato sul valore medio delle vetture vendute, comporterebbe un incremento del prezzo di 630 euro a veicolo”. Pertanto, listini del nuovo al rialzo dal 1° gennaio 2019.

Carburanti: una... legnata completa

L’IVA rivista all’insù avrebbe effetti tremendi anche sugli accessori auto, sulla manutenzione, nonché sui pedaggi autostradali. E sui carburanti: su benzina e diesel si pagano le accise più la tassa sulle tasse (l’IVA del 22%). Così che due terzi di un rifornimento vanno allo Stato. Quindi, se l’IVA sale, anche il prezzo del pieno alla pompa aumenta. Ma non basta; se l’IVA restasse al 22%, potrebbe scattare l'anticipo dell'aumento delle accise sui carburanti prevista per il 1° gennaio 2020: le accise salirebbero il 1° gennaio 2019. Insomma, dove l’automobilista si volta, vede lo spettro di rincari. In attesa, questo è chiaro, dei tanto sospirati tagli ai costi della politica, più volte annunciati e mai visti.