Rischio di multe durissime per il nostro Paese

Ricordate la multa di un miliardo di euro per troppo smog in Italia? Questa spada di Damocle è una minaccia sempre più viva. Infatti, la ripetuta violazione dei limiti di PM 10 nell’aria, nonché il mancato abbattimento degli ulivi affetti da Xylella e l’assenza di un programma nazionale sulla gestione dei rifiuti radioattivi sono le motivazioni che hanno spinto la Commissione Europea a deferire l’Italia alla Corte di Giustizia Europea. Col risultato che il nostro Paese rischia multe pesantissime: dopo numerosi richiami dell’UE ai politici italiani, andati a vuoto, si tirano le somme. E sono dolori.

Smog, un disastro

Limitatamente allo smog, la decisione della Commissione si riferisce alla ripetuta violazione dei limiti UE per il particolato PM 10: il guaio è che l’Italia ha previsto un piano di normalizzazione troppo dilatato negli anni, a giudizio dell’UE. Non ha avuto successo il tentativo del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, che aveva minimizzato: “Risultati evidenti”, “strategia forte”, aveva detto. Interventi per oltre 5 miliardi di euro nei prossimi anni per migliorare la qualità dell’aria sono illustrati nella lettera che il Ministro ha trasmesso a febbraio 2018 a Bruxelles: "La comunicazione risponde alla richiesta del commissario UE per l’Ambiente Karmenu Vella che ha chiesto all’Italia e a tutti gli altri maggiori Paesi dell’Unione di dettagliare i programmi per evitare i superamenti dei limiti per le emissioni in atmosfera". Stuzzicato sul tema, il Commissario Vella aveva reagito: “C’è ancora molto da fare. Sono in totale disaccordo con lui”. Seppure con modalità differenti, sono nel mirino dell’UE anche Ungheria e Romania. Francia, Germania e Regno Unito, per il superamento dei limiti di biossido di azoto. In ballo, la salute degli individui: i rischi sono elevatissimi.

Cosa è stato fatto

Fra gli altri provvedimenti anti-smog, che hanno riguardato anche le auto, 40 milioni di euro dati ai Comuni nel 2015: “Il ruolo del ministero dell’Ambiente - erano le parole dell’epoca - è quello di coordinare gli interventi emergenziali contro lo smog, che sono responsabilità esclusiva dei sindaci e degli amministratori locali. Ogni situazione è diversa: il contesto geografico e morfologico dei territori, la concentrazione del traffico, del riscaldamento, della combustione domestica e di quella proveniente dalle imprese incidono in maniera diversa da parte a parte”. Il ministero ha anche trasmesso all’Unione Europea la nuova Strategia Energetica Nazionale approvata in via definitiva nel novembre 2017: coniuga, “assicurandone un’elevata integrazione, le politiche energetiche che l’Italia perseguirà nei prossimi anni ed il miglioramento della qualità dell’aria". Il fondo prevede uno stanziamento iniziale per il 2018 di 160 milioni, con la previsione di un possibile incremento entro il 2020 fino a 490 milioni. C’è insomma il tentativo di una strategia complessiva, organica; mentre oggi si assiste spesso a blocchi del traffico a macchia di leopardo, di dubbia efficacia. Col diesel nel mirino.

C’è anche una consultazione

Sino al 31 luglio 2018, c’è anche una consultazione pubblica a sostegno del controllo dell’adeguatezza delle direttive dell’UE sulla qualità dell’aria ambiente. Tutti, cittadini e organizzazioni, sono invitati a partecipare. La consultazione intende raccogliere i pareri delle parti interessate sul livello di consapevolezza delle sfide in materia di qualità dell’aria in generale e la conoscenza delle direttive sulla qualità dell'ambiente in particolare. L’obiettivo è anche quello di capire se e come le direttive sulla qualità abbiano contribuito a migliorare la qualità dell’aria in Europa. La compilazione del questionario richiede circa 20 minuti, con la possibilità di interrompere la compilazione e continuare in un secondo momento.