I fattori che incidono sul caro-prezzo al distributore: siamo ai massimi dall’estate 2015

Allarme portafoglio per gli automobilisti: il pieno costa sempre di più. Stando al più recente dato fornito dal ministero dello Sviluppo Economico, per un litro di benzina occorrono 1,605 euro, mentre il gasolio è salito a 1,483 euro. Siamo ai massimi da fine luglio 2015: il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self è di 1,62 euro al litro, con i diversi marchi che vanno da 1,623 a 1,634. Il prezzo medio praticato del diesel è di 1,492 euro, con le compagnie che passano da 1,494 a 1,517. Senza contare che, in modalità servita, il costo aumenta. Il motivo dei rialzi? Semplice. Stando alla Figisc (sindacato gestori distributori di carburante), all'aumento della quotazione del greggio (dovuta alle varie vicissitudini geopolitiche di questi ultimissimi tempi), consegue un rialzo delle quotazioni dei prodotti raffinati (benzina e gasolio) su tutti mercati territoriali internazionali, tra cui il nostro di riferimento (Mediterraneo, Genova). Il Brent (il petrolio del Mare del Nord) è tornato sugli 80 dollari, e i prezzi alla pompa seguono, con un ciclo medio di una settimana per trasferire l'aumento dai mercati internazionali al consumatore finale, queste dinamiche. Considerando le quotazioni del greggio in dollari ed euro/barile, il cambio dollari/euro, le quotazioni dei prodotti raffinati del Mediterraneo e, infine, i prezzi alla pompa di benzina e gasolio sia self sia servito, sia nella rete distributiva a marchio petrolifero sia no-logo, tra il 20 aprile e il 20 maggio, il prezzo è lievitato. Ma il peggio deve ancora arrivare, dice la Figisc: analizzando la differenza che hanno avuto i prodotti raffinati, non tutto questo aumento è stato ancora trasferito al prezzo alla pompa. La previsione è che ci siano ulteriori aumenti nell'ordine di 0,01 euro/litro in questi giorni (da sabato scorso a oggi, martedì 22 maggio 2018).

Tensioni internazionali

La risalita dei prezzi degli ultimi anni era già preventivata: gli accordi siglati tra i Paesi Opec e non Opec avevano come obiettivo la riduzione della produzione di petrolio dal 2017: se un bene viene tolto in parte dal mercato, il suo prezzo è destinato a salire. Indicativamente, i consumi globali di greggio superano di 600.000 barili al giorno l'offerta. Se la richiesta supera la produzione, il prezzo sale: il petrolio diviene più prezioso. In parallelo, le scorte si assottigliano. Incidono poi le tensioni geopolitiche internazionali in Medio Oriente. Pesa il ripristino delle sanzioni contro Teheran da parte degli Stati Uniti. Nel 2012-2015 l'Unione Europea aveva adottato misure analoghe: il mercato aveva perso un milione di barili al giorno di greggio iraniano e il prezzo alla pompa era schizzato insù. Attenzione a quanto decideranno di fare gli armatori: per paura di subire sanzioni secondarie, potrebbero rifiutarsi di effettuare trasporti da e verso l'Iran. Inoltre, in Venezuela, l’industria petrolifera è in crisi nera: la produzione è precipitata a 1,4 milioni di barili al giorno, con un crollo del 40% in due anni. Insondabile, infine, il ruolo degli speculatori: l’alta finanza che muove capitali immensi, influenzando il mercato e il prezzo alla pompa.

Il peso delle accise

A guadagnarci è lo Stato, che incassa le accise (tasse fisse) e un balzello calcolato sul totale: l’IVA al 22%. Pertanto, più alto il totale (grazie ai rincari per via dell’aumento del greggio), più elevato il guadagno per l’Erario. Per capirci di più, basta individuare le voci di un litro di benzina (prezzo al consumo 1,606 euro per litro): accisa addirittura 0,728 euro, IVA 0,29 euro, per un totale di imposte di 1,018 euro. Senza tasse, un litro di benzina costerebbe 0,588 euro. Insomma, due terzi del pieno vanno allo Stato. Per il gasolio, c’è un prezzo di 1,483 euro, con accise di 0,617 euro, l’IVA per 0,268 euro. Tasse totali: 0,884 euro. Senza balzelli, un litro di diesel costerebbe solo 0,599 euro. Ecco perché il Contratto per il Governo del Cambiamento, di Lega Nord e M5S, dedica un capitolo alle tasse sul carburante: c’è “l’intenzione di voler sterilizzare la clausole di salvaguardia che comportano l’aumento delle aliquote IVA e accise, in quanto sarebbe un colpo intollerabile per famiglie e imprese”. Tradotto: se lo Stato non ha risorse sufficienti, non deve comunque scattare l’aumento dell’IVA e delle accise. Ma non basta: “Inoltre intendiamo eliminare le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina”. Ovviamente, eliminando le accise più vecchie, servirebbe una copertura finanziaria.

Quale scenario

E il mercato delle vendite come reagirà al caro-carburante? Secondo l’Unione Petrolifera, l’evoluzione del parco auto (effettivamente circolante) al 2030 prevede una leggera flessione, fino a 34 milioni di unità, dopo aver raggiunto il suo picco di sviluppo nel 2020-2021 (34,8 milioni). Il parco a gasolio avrà una crescita marginale fino al 2020 per raggiungere un peso sul totale di circa il 45,1% (rispetto al 44,9% attuale), per poi ridimensionarsi negli anni successivi e giungere al 2030 al 38,2%. E le vetture con alimentazione a gas (GPL e metano) consolideranno la loro presenza, mentre per le ibride è prevista una notevole diffusione, che le farà passare dai 157.000 pezzi del 2017 a circa 3,5 milioni nel 2030. Le auto elettriche pure, sostenute non tanto da salti tecnologici determinanti quanto piuttosto da iniziative a livello locale e da incentivi pubblici, dovrebbero passare dalle 7.000 attuali a circa 460.000 nel 2030. Promettenti gli sviluppi per le auto plug-in, soprattutto a benzina, stimate al 2030 intorno alle 400.000 unità. Insomma, alla fine, il parco a benzina (escludendo le ibride), nel 2030 si attesterà a poco più di 13 milioni di veicoli (rispetto ai 15,7 milioni attuali), con un’efficienza molto maggiore dell’attuale.

Previsioni impossibili: mille fattori in ballo

E in futuro, cosa accadrà al prezzo del greggio? Fare previsioni per mesi o anni è impossibile, secondo la Figisc. Il petrolio è soggetto a volatilità notevoli che ne influenzano periodicamente, se non giornalmente, il corso, in dipendenza di numerosi fattori: tensioni geopolitiche, anche transitorie; orientamenti dei cartelli dei Paesi produttori a tenere alti i prezzi per finanziare il rinnovo degli impianti di estrazione o per le politiche di bilancio degli Stati sovrani. Ma anche atti terroristici, guasti tecnici e altro ancora. Con uno scenario ragionevole di alcuni mesi, la Figisc azzarda in via ipotetica una tendenza a tenere il prezzo in una forbice tra i 75 e gli 80 dollari/barile, come scelta del cartello Opec che impegna i Paesi produttori che aderiscono (e anche su questi impegni, non tutti gli aderenti hanno un comportamento univoco). Il valore effettivo del barile (e quindi della relativa correlazione col prezzo del prodotto raffinato sul mercato Mediterraneo) è influenzato inoltre dalle fluttuazioni del cambio dollaro/euro. Sul prezzo alla pompa, ovviamente, influiscono i valori del greggio e dei prodotti lavorati misurabili in euro/barile, in euro/litro e via dicendo. Sempre che non intervengano, quale fattore strettamente nazionale, aumenti di accisa o dell'aliquota IVA.

In arrivo l’etichetta carburante

Intanto, sempre a proposito di carburanti per l’auto, il 12 ottobre 2018 entrerà in vigore, nell’Unione Europea, l’obbligo di apporre sui nuovi veicoli e su tutte le pompe delle stazioni di rifornimento e di ricarica le etichette carburante. Che siano conformi allo standard definito nella norma EN 16942. Obiettivo, permettere ai conducenti di scegliere in maniera corretta il carburante adatto (o i carburanti adatti) in tutta Europa. La Direttiva richiede che le etichette vengano applicate sui veicoli immessi sul mercato per la prima volta o immatricolati a partire dal 12 ottobre 2018, data entro cui le etichette dovranno comparire anche su tutte le stazioni di rifornimento dell’UE. Le tipologie di veicoli interessati dalla norma sono ciclomotori, motocicli, tricicli e quadricicli; autovetture; veicoli commerciali leggeri e pesanti; autobus. Le etichette si troveranno in prossimità del tappo o dello sportello del serbatoio e sul manuale d’uso e manutenzione. Sui modelli più recenti potranno anche trovarsi nel manuale elettronico incluso nel sistema di infotainment del veicolo. Per quanto riguarda la rete distributiva, le etichette compariranno sia sul distributore di carburante sia sulla pistola della pompa per l’erogazione di benzina, gasolio, gas di petrolio liquefatto (GPL), gas naturale compresso (GNC), gas naturale liquefatto (GNL), idrogeno (H2). Le etichette saranno presenti anche in tutte le concessionarie di veicoli. L’aspetto delle etichette cambia a seconda del tipo di carburante: la sagoma di quelle per la benzina è circolare, mentre quella per il gasolio è quadrata e quella per i carburanti gassosi è a forma di rombo. Una serie di etichette simili, al momento in via di sviluppo, sarà prevista anche per i veicoli elettrici o ibridi plug-in e relative stazioni di ricarica, in modo da indicare agli utenti le modalità di ricarica più adatte al proprio veicolo.