Il 1° luglio, le tasse si abbasseranno di 10 punti percentuali

La Cina ridurrà dal 25 al 15% i dazi all’import sulle auto: 10 punti percentuali in meno, dando così impulso ai Costruttori di auto di lusso come BMW e Lexus (brand premium della Toyota), perché la loro produzione si è spostata in misura minore a livello locale. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, dopo che per 10 anni è rimasta in vigore la tassa a quota 25%; la conferma è arrivata dalle parole di Liu Kun, ministro delle Finanze cinese. La riduzione delle imposte all'importazione scatterà il 1° luglio ed è arrivata in seguito alla tregua nella guerra commerciale USA-Cina, alimentata anche dalle ultime dichiarazioni del presidente americano Donald Trump. Tutto questo potrebbe avvantaggiare le Case americane Tesla e Ford, così come i produttori europei come Daimler e asiatici come la stessa Toyota.

Un business colossale

I dazi (che passano dal 25% al 15%) riguardano 125 modelli. Altre 4 tipologie di tariffe sul settore scenderanno dal 20% al 15%, mentre su 79 parti e componenti di veicoli i dazi scenderanno al 6% contro l’attuale 8-25%. Per dare l’idea delle dimensioni colossali del business, la Cina ha importato 1,22 milioni di veicoli nel solo 2017, pari a circa il 4,2% delle vendite totali del primo mercato al mondo di vetture. Dei 51 miliardi di dollari di valore, ben 13,5 miliardi derivano dal Nord America, includendo anche i modelli tedeschi. Il motivo? Semplice: i Costruttori con sede in Germania hanno numerose fabbriche in USA.

Seconda apertura

Si tratta di una seconda apertura da parte della Cina: il 10 aprile, il Paese del Dragone aveva deciso che, dal 2022, le Case potranno controllare direttamente le proprie fabbriche cinesi senza doversi appoggiare necessariamente a partner locali tramite le varie joint venture stipulate negli ultimi anni da tutti i brand più importanti. Senza contare le parole distensive del presidente cinese, Xi Jinping, che il mese scorso, in un passaggio del suo discorso di apertura al forum di Boao sull'isola cinese di Hainan, ha definito "fuori posto" la mentalità da guerra fredda che serpeggia oggi: "Solo lo sviluppo pacifico e la cooperazione porteranno risultati win-win”. Ossia, se due Paesi collaborano, vincono entrambi. “L'apertura porta al progresso”, pensa il presidente cinese, “mentre la chiusura porta alla reclusione".

È la pace economica

USA e Cina hanno quindi siglato la “pax economica” sui dazi. D’altronde, in una dichiarazione congiunta a Washington di tre giorni fa, Pechino si è impegnata ad aumentare "significativamente" i suoi acquisti di beni americani. Il segretario al tesoro USA, Steven Mnuchin, ha confermato la sospensione dei dazi sui mercati americani e cinesi. In considerazione del fatto che Trump ha ripetutamente evidenziato il deficit commerciale nei confronti della Cina, descrivendolo come un pericolo per la sicurezza nazionale americana e minacciando di imporre tariffe su importazioni cinesi per 50 miliardi di dollari, c’è da capire se il tycoon statunitense abbia vinto. La sua politica economica aggressiva, fatta di annunci su Twitter e minacce commerciali esplicite, ha fatto centro? Sarà il tempo a dirlo.

USA-Europa, fronte aperto

Chiuso il capitolo USA-Cina, resta sul tavolo la questione USA-Europa. Il commissario al Commercio UE, Cecilia Malmstroem, sostiene che "non c'è ancora chiarezza" sui dazi americani a carico di acciaio e alluminio. Il problema è semplice: Trump ha sospeso le tasse import ai danni dell’Unione Europea, in attesa di avere contropartite dal Vecchio Continente. Il termine scade il 1° giugno: “Non penso saranno prolungate le esenzioni temporanee, quindi dobbiamo prepararci a diversi scenari", dice la Malmstroem. Dura la posizione del segretario di Stato francese agli Affari europei, Jean-Baptiste Lemoyne: "Siamo alleati degli USA, ma non vassalli. Serve più multilateralismo o per portare risposte efficaci". In questo braccio di ferro fra Trump ed Europa, il conto alla rovescia è iniziato.