Quali sono le criticità che il nuovo Esecutivo dovrà affrontare

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incaricato Giuseppe Conte della formazione del Governo, e Conte ha accettato (come da formula di rito) con riserva. Conte e Mattarella lavoreranno in stretto contatto per definire una squadra che appare largamente già costruita all'esterno da Lega e Movimento Cinque Stelle. Il premier incaricato si è detto consapevole delle sfide che ha di fronte: al di là di quanto citato da Conte (temi del bilancio europeo, riforma del diritto d'asilo, completamento dell'unione bancaria), ci sono anche 4 spine per il futuro Governo Lega-M5S che riguardano mobilità e sicurezza stradale e che abbiamo selezionato in basso (secondo un nostro criterio personale). E che sono ben diversi dai punti presenti nel programma di Lega e M5S, il famoso contratto di Governo.

#1. Uber

L’azienda californiana della mobilità alternativa che si prenota tramite App, Uber, viene contestata dai tassisti italiani per diverse ragioni, in particolare perché le berline nere del noleggio con conducente non partono da una rimessa (come dovrebbero fare, secondo la legge), ma attendono la chiamata in strada. Da anni, l’obiettivo del legislatore è riformare la Legge 21/1992 per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea, nonché il Codice della Strada del 1993. Che non prevedono né le App né gli smartphone, Internet, il car sharing. Norme vecchie e soggette a più interpretazioni: nel marzo 2016, il ministero dei Trasporti aveva promesso di affrontare la questione. A febbraio 2017 i tassisti hanno lamentato il nuovo rinvio delle norme per aggiornare il settore del trasporto pubblico non di linea, nella speranza di veder arginare la concorrenza da parte dei conducenti non autorizzati (gli abusivi o quelli affiliati a società come Uber) o degli NCC (Noleggio Con Conducente). Le manifestazioni erano cominciate dopo la decisione di inserire nel decreto Milleproroghe un emendamento che rinviava la data per riformare il settore. I vecchi Governi hanno fatto un buco nell’acqua, anche per timore di scontentare le parti. Tocca al futuro Esecutivo riformare il settore, modernizzarlo, come vuole anche l’Antitrust: "Occorre disciplinare al più presto l’attività di trasporto urbano svolta da autisti non professionisti attraverso le piattaforme digitali per smartphone e tablet. Si parla di Uber e delle app che consentono di accedere a questo servizio, in aggiunta o in alternativa ai taxi e alle auto NCC". Si devono regolamentare queste nuove forme di trasporto non di linea “in modo da consentire un ampliamento delle modalità di offerta del servizio a vantaggio del consumatore".

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#2. Buche nelle città

Nelle nostre città, le condizioni dell’asfalto sono pietose: visti dall’alto, i centri urbani sembrano gruviera. La situazione è peggiorata con il gelo e le piogge invernali, che hanno scavato crateri nelle metropoli, provocando disagi notevoli e danni agli automobilisti. Questo ha spinto Giordano Biserni, presidente Asaps (Amici Polstrada), a chiedere al Governo un Piano Marshall per le strade: “Un Paese che si picca di essere la settima potenza industriale ha una manutenzione delle strade indecente che è frutto di una disattenzione che dura da anni. I costi per il settore dei trasporti, del turismo, per i cittadini sono altissimi. Quando la politica avrà finito la ricreazione spero che si rimbocchi le maniche avviando un Piano Marshall per la sicurezza delle strade”. La parola passa al futuro Esecutivo: lì dove i Comuni non arrivano (per mancanza di risorse o di volontà politica), può intervenire il Governo. Assegnando risorse per il rifacimento delle strade urbane, operazione che avrebbe notevoli benefici in termini di sicurezza stradale (calo degli incidenti), diminuzione del contenzioso fra Comuni e automobilisti, riduzione dei morti e dei feriti per le voragini (si pensi agli utenti deboli come i ciclisti), abbattimento dei costi sociali (per curare le vittime delle buche), miglioramento dell’immagine (con le città che, più ospitali, potrebbero attrarre un maggior numero di turisti).

#3. Evasione Rc auto

È allarme rosso da evasione Rc auto. Nel 2016 c’erano 2,9 milioni di veicoli privi di copertura obbligatoria per legge, pari al 6,7% del totale dei mezzi circolanti: numeri in salita costante ormai dal 2011. Un fenomeno che comporta l’aumento della pirateria stradale: chi sa di non avere la copertura, se causa un incidente fugge (casi di omissione di soccorso, che il reato di omicidio stradale introdotto a marzo 2016 non ha fatto diminuire), Come combattere l’evasione assicurativa? I controlli delle Forze dell’ordine sono pochi, per una questione di mezzi anzitutto. La soluzione l’ha trovata la Legge 27/2012, che consente alle telecamere (Tutor, autovelox, varchi delle Zone a Traffico Limitato) di scovare le vetture prive di copertura, collegandosi a un database alimentato da Motorizzazione e assicurazioni. Però manca l’omologazione affinché quegli occhi elettronici possano funzionare in automatico. Forse perché la banca dati non è aggiornata costantemente, o perché non è chiaro chi debba effettuare le verifiche e i sequestri delle macchine senza Rca. Un problema che potrebbe essere finalmente risolto dal futuro Governo.

#4. Autovelox dei Comuni fuori città

I Comuni hanno diritto di installare autovelox sia in città sia su strade extraurbane che appartengono a Province, Regioni, Stato. Ma incassano tutti i proventi delle multe per quei dispositivi fuori città. Nel 2010, il legislatore ha correttamente introdotto un’altra regola, in base alla quale la torta dei proventi va divisa con i proprietari delle strade (Legge 120). Che potrebbero così investire quel denaro in manutenzione dell’asfalto, migliorando le infrastrutture. Ma c’è un problema: perché le norme siano efficaci, serve un decreto ministeriale, che non è mai arrivato. Perché? Mistero. Una questione non di poco conto, se si tiene in considerazione le continue ondate di autovelox che non accennano a diminuire in Italia. Vedremo se il futuro Governo vorrà mettere mano a questa materia scottante, dove gli interessi in gioco (e i quattrini) sono pesanti.

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