Un primo rapporto dell’NTSB dice che il pedone è stato rilevato dal sistema, ma non evitato

Le diverse cause e la reale dinamica dell’incidente di Tempe (Arizona) in cui che lo scorso 18 marzo una donna è stata travolta e uccisa da una vettura sperimentale a guida autonoma di Uber le sapremo più avanti, ma ora conosciamo qualche dettaglio in più. Grazie al rapporto preliminare dell’NTSB (National Transportation Safety Board) appena pubblicato scopriamo infatti che la Volvo XC90 a guida robotizzata della flotta Uber ha rilevato la presenza del pedone sulla strada, ma non ha attivato la frenata automatica d’emergenza perché questo e altri sistemi di sicurezza del SUV svedese sono disabilitati quando a guidare è il computer di Uber.

L’addetto al posto di guida deve controllare

Anche se il resoconto dell’NTSB è solo un primo report che non intende trarre conclusioni su cause e concause, è interessante notare come l’agenzia investigativa del governo americano operi con la nota diligenza nel raccogliere i dati sugli incidenti (aerei, ferroviari, ma anche stradali) per aumentare la sicurezza nei trasporti. Secondo gli elementi raccolti fino ad ora risulta che l’auto a guida automatizzata stava viaggiando a 43 miglia orarie (69 km/h) in un tratto di strada a due corsie con limite di 45 miglia orarie (72 km/h) e che l’addetta al controllo del mezzo era intenta ad osservare lo schermo per la gestione del sistema di guida computerizzata. Per l’azienda di San Francisco è l’addetto che deve monitorare il sistema ed eventualmente intervenire in modo manuale in caso di messaggi di allerta.

Uber, auto a guida autonoma

Allerta senza frenata

La Volvo modificata da Uber è dotata di sensori radar, lidar, telecamere e sensori di navigazione che hanno registrato tutto l’accaduto durante l’incidente, già mostrato da un terribile video. I dati contenuti nella memoria della vettura indicano che radar e lidar hanno rilevato la presenza del pedone 6 secondi prima dell’impatto, classificandolo prima come oggetto sconosciuto, poi come veicolo e infine come bicicletta, allertando l’addetto sulla necessità di una frenata d’emergenza per mitigare gli effetti dell’impatto. Uber ha infatti deciso che durante le fasi di guida autonoma il City Safety di Volvo è disattivato per evitare falsi allarmi e funzionamenti irregolari dell’auto.

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Azionato il volante solo un secondo prima dello scontro

Gli altri parametri registrati da Uber dimostrano che l’operatrice al posto di guida ha azionato lo sterzo un secondo prima dell’impatto (esattamente a 39 miglia orarie, 62 km/h circa) e ha frenato solo un secondo dopo lo scontro col pedone, mentre tutti i sistemi di guida autonoma sviluppati da Uber funzionavano correttamente. Dal canto suo la vittima dell’incidente ha attraversato la strada in direzione perpendicolare al flusso di traffico in una zona non direttamente illuminata, indossando abiti scuri e conducendo a mano una bicicletta con luci anteriori e posteriori, ma senza catarifrangenti laterali. Un altro triste dettaglio è che la donna investita è risultata positiva al test tossicologico per metanfetamina e marijuana, mentre continuano le indagini sull’eventuale utilizzo dello smartphone personale e aziendale da parte della guidatrice di Uber.

Fotogallery: Volvo XC90, la flotta di Uber a guida autonoma