Il presidente degli Stati Uniti prosegue con la sua strategia fatta di annunci sul web

Trump è scatenato. Dopo aver incassato una sostanziale vittoria nella guerra commerciale contro la Cina, che il 1° luglio ridurrà i dazi sulle importazioni delle auto dal 25 al 15%, adesso va in pressing sull’Unione Europea. Ha incaricato il segretario al Commercio Wilbur Ross di studiare la possibilità di introdurre dazi fino al 25% su auto e componentistica importati negli Stati Uniti. The Donald lo ha lasciato intendere su Twitter: “Presto ci saranno grandi notizie per i nostri grandi lavoratori del settore”. E rivolto ai dipendenti: “Dopo molti decenni di posti di lavoro persi a vantaggio di altri Paesi, avete aspettato abbastanza”. Il tycoon aveva infatti sospeso le tasse import ai danni dell’UE, in attesa di avere contropartite dal Vecchio Continente, ma il termine scade il 1° giugno:  dopodiché scatterà l’adozione ai danni dei 28 Paesi UE di nuovi dazi commerciali USA su acciaio (del 25%) e alluminio (del 10%). Con l’auto protagonista assoluta: se l’UE eliminerà alcune normative che riguardano l’importazione di prodotti, allora gli Stati Uniti esenteranno il Vecchio Continente dalla stretta sulle importazioni di acciaio e di alluminio, come già avverrà per Paesi alleati come Canada, Messico e Australia. Una sorta di ricatto politico-economico.

Contro la Germania della Merkel

Una strategia che mira a un obiettivo semplice, il primato degli USA, all’insegna dello slogan “America First” https://it.motor1.com/news/238398/guerra-dei-dazi-le-case-auto-che-rischiano/. Se l’UE accettasse le proposte di Trump, non ci sarebbero scontri nel settore auto, a discapito soprattutto della Germania, che vende parecchio negli USA. Nel mirino ci sono pertanto il cancelliere Angela Merkel https://it.motor1.com/news/240714/dazi-usa-europa-concessioni-su-auto/ e i tre colossi teutonici: Audi, BMW, Mercedes. Va tenuto tuttavia presente che molte Case europee hanno stabilimenti in USA: se i dazi danneggiassero quei Costruttori, ci sarebbero ripercussioni anche a livello occupazionale negli Stati Uniti.

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Una girandola di sorprese

Una furia politico-economico-commerciale, quella di Trump, che mette nel mirino berline, SUV, furgoni e pick-up. Il presidente USA forse bluffa, giocando d’azzardo, per spingere l’UE a darsi una mossa; o forse fa sul serio. Utilizzando di continuo con astuzia Twitter per smuovere le acque e “minacciare”, a volte in maniera palese e altre in modo più sottile, con allusioni e mezze frasi. Tutto questo turbinio di pressioni, fra un braccio di ferro e l’altro, alza però la temperatura nei rapporti internazionali. Prima con la Cina, e ora pure con gli storici alleati europei, spesso colti di sorpresa.

Il possibile “freno” del Congresso

Ma Trump potrà imporre i dazi sulle auto al 25% decidendo tutto da solo, senza passare dal Congresso? Sì. Come ha fatto con i dazi su alluminio e acciaio, sostenendo che era in ballo la “sicurezza nazionale”. È previsto dalla Sezione 232 del Trade Expansion act (1962): il presidente ha la facoltà di introdurre tariffe sui prodotti provenienti da altri Paesi se quei prodotti fossero una minaccia nazionale. Ovviamente, il “trucco” non è facile da mettere in atto. Servono studi precisi e dettagliati che il dipartimento al Commercio dovrà mostrare. Intanto, sullo sfondo, la questione Nord Corea, ad alimentare altre tensioni internazionali: Trump ha cancellato quello che sarebbe stato lo storico summit del 12 giugno a Singapore con Kim Jong-un (presidente della Corea del Nord), spiazzando per l'ennesima volta la comunità mondiale e gli alleati, a partire proprio dalla Corea del sud.