Sarà l’ultimo grande appuntamento per Sergio Marchionne, pronto all’addio al Gruppo

"Aspettate il 1° giugno e vedrete". Sergio Marchionne lo ha ripetuto continuamente in questi mesi a chiunque gli chiedesse anticipazioni sul futuro di FCA. Ora quel giorno è arrivato e per quanto l'attenzione mediatica del periodo sia catalizzata dalla crisi di governo, questo venerdì è destinato ad entrare nella storia dell'industria dell'auto italiana. Sergio Marchionne presenterà da Balocco il suo ultimo piano industriale (il manager italo-canadese lascerà la guida del gruppo nel 2019) che dovrebbe cambiare radicalmente il volto della più importante azienda italiana. C'è chi dice che sarà ancora meno italiana, chi si aspetta un imponente road map per il lancio di nuove auto e chi un ridimensionamento delle attività in vista di una prossima alleanza industriale. Di rumors ce ne sono tanti e vogliamo provare a fare ordine basandoci su quelle che sono le certezze unite da un'unico comune denominatore: la necessità di recuperare competitività per rispondere alla rivoluzione della mobilità che impone un ripensamento del modo "fare automobili".

1. I MODELLI

Non si può che partire da qui, dalle auto che verranno prodotte da qui al 2022 e da quelle pronte ormai a dire addio ai listini. FCA di questo ha bisogno, di nuovi modelli da lanciare sul mercato per aggiornare un'offerta di modelli obsoleta, sempre più schiacciati da concorrenti che sembrano correre a velocità doppia. Perché il cuore del business FCA sono le auto e da loro non si può prescindere.

  • Fiat: un marchio che ha fatto la storia dell’auto, non solo in Italia, è pronto a essere ridimensionato in termini di prodotto. La domanda quindi è: quali modelli faranno parte della Fiat del futuro? Di certo la Fiat 500 insieme alla “sorella” 500X e all’intramontabile Panda. È invece certo l’addio alla Punto, mentre la Tipo sembra in bilico: da una parte le vendite nel 2017 sono state buone (più di 127.000 unità), dall’altra Fiat non sembra molto intenzionata a continuare a presidiare il segmento delle compatte, così come quello delle piccole, ritenuto ormai troppo poco remunerativo. 
  • Jeep: discorso inverso per il brand statunitense, sempre più strategico per FCA. D’altra parte lo sappiamo tutti che i SUV diventeranno ancora più dominanti sul mercato e secondo Marchionne Jeep potrebbe raggiungere i 7 milioni di unità vendute all’anno. In programma ci sono la tanto attesa baby Renegade, la nuova generazione della Grand Cherokee e la nuova ammiraglia che si chiamerà Wagoneer e Grand Wagoneer, a seconda del numero di posti (5 o 7).
  • Alfa Romeo: Giulia e Stelvio non bastano per il rinascimento del Biscione: a loro devono seguire altri modelli, capaci soprattutto di conquistare chi oggi guida una tedesca. Qualche mese fa abbiamo provato, attraverso un render, a dare forma a quello che potrebbe essere il nuovo SUV grande di Alfa, posizionato un gradino sopra la Stelvio. Potrebbe diventare realtà nel 2019 e andare a scontrarsi con Mercedes GLE e BMW X5. Chissà invece cosa capiterà a MiTo e Giulietta. I segmenti delle piccole e delle compatte sono sempre più infarciti di SUV e chissà che anche i due modelli Alfa, con le nuove generazioni, non possano adottare l’assetto rialzato. Ci potrebbe poi essere una “one more thing”, una versione coupé della Giulia, una versione a tiratura limitata con potenza superiore ai 600 CV.
  • Maserati: Levante, Quattroporte, Ghibli, GranTurismo e GranCabrio. Ecco l’attuale gamma del Tridente che, nonostante i restyling più o meno recenti, accusa ormai il peso degli anni. Del loro futuro non si sa ancora niente, non si capisce se avranno un seguito o se Maserati si concentrerà su altro. Pare invece quasi scontato il lancio, nel 2019, di una baby Levante basata sulla piattaforma dell’Alfa Romeo Stelvio, mentre dell’ammiraglia Alfieri si sono perse le tracce.
  • Lancia: da anni ormai c'è la sola Ypsilon a sopravvivere con vendite che tengono nonostante l'anzianità del progetto. Non è mai stato detto ufficialmente che Lancia chiuderà i battenti ma, il prossimo 1 giugno, potrebbe essere il giorno in cui i "non detti" verranno pronunciati per la prima volta. 

2. GLI STABILIMENTI

Con l'addio della produzione firmata Fiat in Italia si apre anche la questione stabilimenti, con i sindacati preoccupati per il destino degli operai e dell'indotto. Per ora si sa che la Fiat Panda da Pomigliano traslocherà a Tychy (Polonia), dove già nasce la Fiat 500 e farà spazio alla baby Renegade. Come detto sarà invece un addio definitivo quello della Fiat Punto, attualmente prodotta a Melfi. Per lo stabilimento lucano il futuro potrebbe riservare la produzione di un modello marchiato Alfa Romeo o Jeep. Quello che sembra chiaro è che comunque si tratterà di un SUV/crossover. Rimarranno invece in Italia tutti i modelli premium, ovvero quelli firmati Alfa Romeo e Maserati, con quest'ultima pronta ad accasarsi a Mirafiori per la produzione del SUV medio su base Alfa Romeo. 

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3. I MOTORI

Il mondo si sposta sempre più su elettrico e dichiara guerra ai diesel, ma FCA cosa fa? A marzo, in occasione del Salone di Ginevra, Sergio Marchionne aveva predicato prudenza riguardo la mobilità elettrica, mentre pochi mesi fa il Financial Times aveva sganciato la bomba dicendo che FCA abbandonerà i motori diesel entro il 2022. Una scelta che seguirebbe quella di altre Case (da Toyota in poi) ma che avrà bisogno di un piano di sviluppo di altri tipi di motorizzazione. Un primo passo è stato fatto con la nuova Jeep Wrangler, alla quale seguiranno tanti altri modelli con batteria 48V e piccolo motore elettrico ad aiutare l’endotermico. Ibrido plug-in ed elettrico puro rimangono terreni inesplorati, ma se FCA vuole rimanere competitiva non può rimandare ancora per troppo l'opera di elettrificazione. Nell’attesa il metano potrebbe avere un’importanza sempre più centrale, come accade in Seat.

4. LE TECNOLOGIE

Prima Waymo, ovvero la divisione di Google che si occupa di guida autonoma, poi l’alleanza con BMW, Intel e Mobileye. Ecco come si sta muovendo FCA nel mondo della guida autonoma. Per ora non ci sono stati prototipi particolari o annunci di modelli pronti a fare (anche solo parzialmente) a meno del pilota, ma la sensazione è che sia stato tutto apparecchiato per riuscire a colmare il gap con la concorrenza.

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5. SCORPORI E ALLEANZE

Che Magneti Marelli sia ormai pronta per lo scorporo non è certo una sorpresa e il tutto verrà portato a termine tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Cosa si dice invece di alleanze? Dopo la calda estate che ha visto FCA al centro di rumors che la volevano nel mirino di costruttori cinesi prima e Hyundai poi, rimane da capire se il Gruppo italo statunitense stringerà patti con altre Case per ingrandirsi ancora di più e porre basi ancora più solide per il proprio piano di sviluppo. 

6. L’EREDITÀ DI MARCHIONNE

Come detto all’inizio, quello del 1° giugno sarà l’ultimo piano industriale FCA presentato da Sergio Marchionne, il manager diventato amministratore delegato del Gruppo Fiat il 1° giugno 2004 e principale artefice della profonda trasformazione dell’azienda torinese negli ultimi 14 anni. Una trasformazione che ha visto Fiat acquisire Chrysler, nascere il Gruppo FCA e soprattutto rimettere a posto di debiti dell’azienda. Dal punto di vista finanziario difficilmente si può discutere Marchionne: nel 2017 ad esempio ha raddoppiato l’utile e portato il debito a zero. Ma ormai analisti e investitori non guardano più unicamente ai freddi numeri e guardano con sempre maggiore interesse al prodotto, perché è da lì che passa la salute o meno di una Casa automobilistica. Aspettiamo però la sera del 1° giugno per iniziare e capire cosa ci sarà nel futuro di FCA, sia dal punto di vista industriale sia sotto l'aspetto finanziario e soprattutto, chi raccoglierà l'eredità di Marchionne.

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