I 15 anni di regno del manager italo-canadese, fra scelte difficili e controverse, scorporo dei marchi e consolidamento del gruppo

E' il 1° giugno 2004 quando Sergio Marchionne viene nominato Amministratore Delegato di quello che si chiamava ancora gruppo Fiat ed era sull’orlo del fallimento. Tanta acqua è passata sotto i ponti ed è successo di tutto, sia in azienda che nel mondo. Chi ha lavorato con lui dice che è instancabile, un manager che non ha orari né giorni festivi. Se siete investitori probabilmente lo amerete, se siete appassionati di auto o clienti, forse lo odierete. Ha diviso, ha fatto discutere, ha evidenziato l’eterno contrasto tra industria e finanza ma una cosa è certa: il valore di FCA è aumentato di circa 11 volte da quel 2004, incluso lo spin off di CNH Industrial e Ferrari. Che piaccia o no, come ha detto lui.

Success story

Per lui si potrebbe modificare leggermente la famosa frase di Roy Batty in Blade Runner: “Ho fatto cose che voi umani non potete neanche immaginare”. Ed effettivamente Marchionne ha fatto scelte che forse pochi altri avrebbero avuto il coraggio di fare. FCA, da un punto di vista aziendale, è sicuramente una success story, di quelle case history che si studiano all’università. Ma quali sono gli elementi che hanno determinato questo successo, soprattutto in termini economico-finanziari?

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Poca spesa massima resa

L’ha ribadito al Salone di Ginevra di quest’anno quando ha detto che bisogna fare spazio ai marchi più potenti. Questo è quello che ha sempre fatto. A lui si deve la razionalizzazione della gamma e degli impianti, sia in America che in Europa. Ha eliminato modelli che non erano più o non erano abbastanza profittevoli. A lui si deve il riposizionamento della produzione su SUV, truck e pick-up: quelli che voleva il mercato. In Europa è sempre sua la decisione di far morire definitivamente il marchio Lancia, se non lasciarlo in Italia con la Lancia Ypsilon. Magari domani annuncerà nuovi tagli illustri, che in realtà sono già nell’aria. Sempre da un punto di vista industriale lui ha capito che doveva slegarsi dall’Europa e, con la fusione nel 2009 con Chrysler, ha puntato sull’America, che adesso rappresenta i tre quarti degli utili.

La matematica è un’opinione

Cambiamenti industriali che sono stati la base per raccogliere i frutti nel bilancio dell’azienda. Frutti che comunque sono maturati anche in seguito ad operazioni prettamente finanziarie. Come lo spinoff, effettivo dal 1° gennaio 2011, da Fiat auto di Fiat Industrial, con la creazione e la successiva quotazione di quella che sarà CNH Industrial. C’è poi stato lo scorporo di Ferrari, un’altra operazione finanziaria di successo. E magari domani ci darà altri dettagli su quello che potrebbe essere il prossimo spin-off, quello di Magneti Marelli, che potrebbe non essere l’unico all’orizzonte. Si tratta di operazioni finanziarie che tendono a far emergere il valore dei singoli business. La somma dei valori di FCA + Ferrari + CNH Industrial è maggiore rispetto al valore di FCA se avesse mantenuto tutto al suo interno. In pratica: 1+1+1 è maggiore di 3. E’ anche grazie a queste operazioni che si riesce a tagliare il debito in modo mostruoso, come è riuscito a fare Marchionne.

Smart-Marketing

Ci sono poi le sue trovate di marketing: l’ultima è quella relativa all’Alfa Romeo in Formula 1. Un’ampia sponsorizzazione che coinvolge anche ingegneri ma che è passata quasi come fosse una condivisione di motori o altro. A questo si possono aggiungere anche le dichiarazioni relative a modelli che non sono mai arrivati, o magari non ancora. Il marketing di questi tempi è tutto, o quasi, Elon Musk insegna e magari la prossima trovata di Marchionne sarà quella di lanciare in orbita la sostituta della Giulietta!

Le risposte che aspettano tutti

Industria, finanza e marketing: Marchionne ha miscelato questi tre ingredienti ed è riuscito ad ottenere conti migliori e la soddisfazione di tutti gli stakeholders dell’azienda. Ma adesso, che tante delle operazioni finanziarie sono state fatte, che eredità lascerà al suo successore per continuare a far contenti azionisti e mercati? Quando arriveranno i nuovi prodotti promessi da tempo e più volte rinviati? Su quali tecnologie punterà FCA per rispondere alla rivoluzione della mobilità in atto? Il primo giugno forse sarà lui stesso a dare una risposta a tutte le domande. E noi saremo lì ad aspettare le risposte: che piaccia o no, come ha detto lui.

Fotogallery: FCA, il presente e il futuro