Dopo la risposta dell'Europa sui dazi del 25% su acciaio e alluminio, il Presidente USA minaccia misure specifiche contro l'auto europea

La guerra commerciale è solo all’inizio e i suoi sviluppi sono imprevedibili e inquietanti, anche per mondo dell'auto. Il primo segnale è arrivato venerdì scorso, ma la cosa sembra prendere quota, purtroppo. Ma andiamo con ordine: il 1° giugno 2018 - come avevamo anticipato quiTrump ha calato la scure sull’Unione Europea: da quella data, l’amministrazione USA applica forti dazi doganali sulle importazioni di acciaio e alluminio dall'UE, oltreché da Messico e Canada, con ripercussioni indirette anche sull’auto. Gli Stati Uniti hanno deciso di non prorogare l'esenzione temporanea concessa all'Europa fino a mezzanotte di giovedì 31 maggio, e di imporre tasse del 25% sull'acciaio e del 10% sull'alluminio. È l’epilogo della “battaglia” nata a scorso, quando Trump ha annunciato quei dazi per motivi di sicurezza nazionale. La Casa Bianca ha poi deciso di estendere fino a al 1° giugno il termine per l'applicazione di questi dazi, con l'obiettivo di arrivare a un'intesa, senza però arrivare a un accordo. Al che, l’Unione Europea vuole rispondere prendendo di mira prodotti americani come motociclette, jeans e bourbon con tasse sull’import per un valore di 2,8 miliardi di euro. Ma ecco a questo punto lo scenario per l’auto è ancora più da incubo.

Dazi sull’auto

È vero che già i dazi del 1° giugno colpiscono il settore automotive, tuttavia il tycoon americano potrebbe replicare alla risposta europea, introducendo dati diretti sull’auto. Un’escalation possibile, vista l’aggressività di Trump che, come dice il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, utilizzando una metafora, durante le trattative mette con una pistola sul tavolo. Che cosa vuole The Donald? Che l’UE abbassi i dazi contro gli USA: tasse che, stando alla Casa Bianca, danneggiano imprenditori, agricoltori e allevatori americani. Una promessa fatta da Trump in campagna elettorale, all’insegna dello slogan America First. Pertanto, il presidente può accelerare, con tasse solo sulle vetture, anche per colpire uno dei suoi nemici, il cancelliere tedesco Angela Merkel, così politicamente “dominante” in Europa ma incapace di frenare l’aggressività di Trump. Il Sole 24 Ore ha quantificato il conto che la Germania pagherebbe se l’amministrazione americana replicasse ai dazi UE con dazi sull’auto al 25%, contro le tasse attuali del 2,5%: minimo 5 miliardi di dollari, massimo 20 miliardi.

La questione sicurezza nazionale

Comunque, Trump potrà imporre dazi del 25% sulle auto europee, se dimostrerà che le importazioni di vetture dal Vecchio Continente sono una minaccia nazionale: lo dicono le leggi americane. Proprio come accaduto per i dazi su acciaio e alluminio. Ecco perché il presidente ha ordinato un’indagine interna. È tutto in mano al dipartimento del Commercio di Wilbur Ross. Un “falco”, schierato con Trump. Qualora i dazi sull’auto divenissero realtà, stando all’UniCredit Research ci sarebbe un crollo dell’export di veicoli dell’UE verso gli Stati Uniti del 50% (un crollo di 29 miliardi di dollari). E addirittura un -54% di export vetture dalla Germania agli USA: -19 miliardi. Sempre per la Germania, l’Istituto Ifo stima la perdita in 5 miliardi di euro. E, per la società Evercore, saremmo a -5,5 miliardi di euro.

Quali i marchi colpiti

I dazi auto di Trump colpirebbero BMW (con Rolls-Royce), Daimler (con Mercedes) e Volkswagen (con Audi, Bentley, Bugatti, Lamborghini, Porsche): controllano il 90% del segmento premium negli USA e sono i maggiori esportatori dell’UE verso gli USA. La guerra commerciale avrebbe, fra le numerose complicanze, il fatto che i Gruppi tedeschi producono anche negli USA, hanno stabilimenti: in parole povere, danno lavoro agli americani, quei cittadini che Trump vuole difendere attraverso i dazi. Un rompicapo mondiale.

Equilibri delicati

D’altronde il protezionismo, la creazione di barriere, provoca rappresaglie, che a loro volta chiamano altri dazi: un costante deterioramento dei rapporti politici ed economici. Il pensiero di Trump? “Le guerre commerciali sono facili da vincere”, ed ecco perché ne ha una in corso anche contro la Cina, per abbattere il deficit commerciale, come ripetuto più volte in campagna elettorale. Cina che però potrebbe essere “graziata” da Trump, in vista di un possibile appoggio di Pechino a Washington in funzione nordcoreana. The Donald si sta creando consenso, in vista delle prossime elezioni. Sullo sfondo, anche per l’auto, il ricorso di Cina, Europa e altri Paesi all’organismo di soluzione delle dispute dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Boicottato però dagli USA. Per ora, quindi, la situazione è paradossale: i dazi americani puniscono gli alleati europei e occidentali, mentre l’avversario cinese ne esce sostanzialmente indenne.

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