Trovato un software irregolare e l'autorità federale tedesca dei Trasporti ha stabilito il richiamo

Ancora auto a gasolio nel mirino: il gruppo Daimler dovrà richiamare 774.000 vetture diesel in Europa per la presenza di un software irregolare. Così ha deciso l'autorità federale tedesca dei Trasporti (KBA) in seguito a due incontri tra il ministro delle Infrastrutture Andreas Scheuer e il ceo dell'azienda Dieter Zetsche. I modelli interessati? Le Mercedes C 200D e le GLC 220D con i motori 1.6 diesel Euro 6: di queste 774.000, ben 238.000 sono state vendute in Germania. Con la correzione tecnica, il sistema di emissione dei gas di scarico diventerà conforme a quanto previsto dalle omologazioni.

Niente multa per il Mercedes Vito

Lo stesso KBA aveva imposto il richiamo al Gruppo Daimler per il Mercedes Vito per la presenza di un dispositivo in grado di escludere il sistema di trattamento dei gas di scarico. In questo caso, comunque, nessuna maxi multa, che sarebbe scatta se il software fosse stato un defeat device in grado di riconoscere quando il veicolo viene sottoposto ai test in laboratorio così da fargli abbassare le emissioni in sede di omologazione, rendendolo idoneo: si tratta invece di un shut-off device, un dispositivo di protezione del motore. Pur sempre un’irregolarità, che impone il richiamo, ma non una truffa architettata di proposito per aggirare le regole dell’omologazione.

L’onda lunga del Dieselgate

Pur con le dovute differenze (un conto è barare per ingannare, un altro è proteggere un motore), il richiamo Mercedes è l’ennesimo capitolo del Dieselgate, esploso a settembre 2015. Il numero uno di Audi, Rupert Stadler è indagato insieme ad altri esponenti del consiglio di amministrazione della società dalla Procura di Monaco. Sono contestati il reato di frode e di aver contribuito all’emissione di certificati falsi. Un portavoce del marchio ha riferito all’agenzia Afp che “Audi collabora con le autorità”. Attualmente, sono sotto inchiesta l’ex amministratore delegato di Volkswagen, Martin Winterkorn e il suo successore Martin Mueller, oltre all’attuale capo del consiglio di sorveglianza del gruppo, Hans Dieter Poetsch, e l’attuale CEO di Volkswagen, Herbert Diess. Sono indagini, inchieste: occorre verificarne gli sviluppi per cominciare a tirare qualche somma.

Le critiche della Confindustria tedesca

Intanto, il presidente della Confindustria tedesca, Dieter Kempf, critica il management del settore auto tedesco: “Chi ha fatto errori deve chiamarli con il proprio nome, scusarsi, ripararli, assumersi la responsabilità e quindi recuperare fiducia. Non vi nascondo che mi sarei aspettato un altro comportamento” dai Produttori.

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