Il manager tedesco sarebbe accusato di frode e dichiarazioni indirette false o omissioni

A settembre saranno 3 anni dallo scoppio del Dieselgate e nel mondo continuano a “esplodere” casi legati allo scandalo emissioni che ha visto il Gruppo Volkswagen al centro della vicenda. Ora tocca a Rupert Stadler, CEO di Audi, iscritto al registro degli indagati dalla procura federale tedesca assieme ad altre 20 persone. L’accusa è frode e dichiarazioni indirette false o omissioni.

Perquisizioni e indagini

Le autorità tedesche avrebbero raggiunto la casa del CEO di Audi per perquisirla, seconda volta nel giro di qualche mese, alla ricerca di prove. Si parla poi di un secondo top manager Audi indagato, ma non ne è stata rivelata l’identità. L’incriminazione di Stadler segue di qualche settimana altre azioni verso il management VW, come quella di Martin Winterkorn, ex ad di Volkswagen, incriminato negli Stati Uniti con l’accusa di aver approvato l’installazione dei fatidici software che taroccavano le emissioni, così da passare i test inquinanti. Ad aprile poi era stato arrestato Joerg Kerner, responsabile della sezione powertrain di Porsche. Dal canto suo Audi si è detta più che disponibile a collaborare con le autorità tedesche per fare chiarezza sulla faccenda.

Indagini a non finire

La notizia delle nuove indagini ai danni di Rupert Stadler arriva quasi in contemporanea con quella relativa al richiamo di 774.000 Mercedes con motore diesel in Europa, segno di come l’onda lunga del dieselgate non accenni a placarsi.

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