Le fuel cell rappresentano un'opportunità per il gruppo francese e l'arrivo di Opel è strategico per continuare lo sviluppo

Durate l’ultimo workshop, in cui ha illustrato i programmi e ribadito il proprio ruolo all’interno del Gruppo PSA di cui è da poco entrata a far parte, Opel è tornata sul tema dell’idrogeno e in particolare delle fuel cell. Rivelando così che la ricerca su questa fonte di energia alternativa non è mai stata abbandonata anche se il mondo delle quattro ruote ha dato a lungo l’impressione di averla un po’ accantonata in favore dell’elettrico “a ricarica”.

Le vere “Emissioni Zero”

Il tutto rientra in uno schema molto preciso che attualmente individua nell’elettrico puro la soluzione per la mobilità urbana e nell’ibrido quella per i veicoli da medio-lungo raggio, almeno se parliamo di vetture passeggeri da impiego leggero. E del resto, secondo le stime, entro il 2030 il 45% delle vetture circolanti in Europa sarà elettrificato ma tra queste, oltre l’80% avrà ancora a bordo motori termici. In realtà, con l’aumentare delle dimensioni e del carico, la trazione elettrica torna a farsi preferire per un più favorevole rapporto tra le prestazioni (elevata coppia distribuita senza bisogno di trasmissioni complesse) e le emissioni virtualmente azzerate. Tralasciando il discorso sull’origine dell’energia, che spesso produce comunque inquinamento “a monte” perché prodotta a sua volta almeno in parte con combustibili fossili e risorse non rinnovabili, il vero limite è nella ricarica. Se immaginiamo di superare il problema delle stazioni, ad oggi ancora insufficienti per garantire una mobilità libera e fruibile, rimane quello dei tempi di rifornimento in ogni caso non brevi.

Opel auto idrogeno

Soste rapide

Ed è qui che ridiventano interessanti le fuel cell: un pieno di idrogeno (che tramite questa tecnologia viene convertito in energia elettrica dando come unico prodotto di scarto dell’innocuo vapore acqueo) si potrebbe infatti effettuare con la stessa rapidità di uno di carburante tradizionale, vale a dire pochi minuti a fronte dei 30’ che oggi rappresentano mediamente il tempo minimo per una ricarica parziale della batteria con impianti ad alta potenza. L’obiettivo di Opel, al momento definito senza una vera e propria data di scadenza, è quello di raggiungere un’autonomia di almeno 500 km con un pieno effettuabile in non più di 3 minuti. Non lontano, considerando che con le Concept HydroGen1, 3 e 4, realizzate tra il 2000 e il 2008, la tecnologia è stata affinata arrivando a 420 km con 4,2 kg di idrogeno. In questo caso, la vera difficoltà è riuscire a immagazzinare la materia prima, ossia l’idrogeno stesso, con un sistema che riduca l’elevato dispendio energetico richiesto per conservarlo a temperature e pressioni (lo stoccaggio a bordo avviene a 700 bar) e i relativi costi. Da qui, l’organizzazione di una rete di punti di rifornimento come già sta accadendo in Germania, dove è stato avviato il piano H2Mobility che conta ad oggi 50 stazioni destinate a raddoppiare entro il 2020 per arrivare a 400 nel 2025.  

Motori, cambi, LCV e tecnologie “green”

L’esperienza portata avanti in seno a GM rappresenta ora per Opel uno dei valori aggiunti da mettere disposizione del Gruppo PSA. Un po’ come per Gpl e metano, altro ambito in cui la Casa tedesca ha accumulato una lunga esperienza che promette di tornare utile proprio in questi anni di transizione nell’attesa dell’annunciata elettrificazione di massa, e non soltanto. Il centro ricerca e sviluppo di Rüsselsheim, quartiere generale di Opel, non si limiterà infatti a portare avanti lo sviluppo dei nuovi modelli a marchio Opel e Vauxhall (il suo alter-ego sul mercato del Regno Unito) ma è stato anche incaricato della progettazione dei futuri veicoli commerciali leggeri e dell’evoluzione dei motori a benzina EP, ovvero i quattro cilindri 1.6 PureTech Turbo, dei cambi manuali e di altri componenti e tecnologie per l’intero Gruppo.

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