5 ragioni (buone e possibili) per giustificare un'alleanza Volkswagen-Ford e non solo. La rivoluzione del "sistema automobile" mondiale è appena cominciata...

Immaginare il Gruppo Volkswagen in cerca di un'alleanza industriale ha il sapore di fantaeconomia. Ecco perchè a leggere dell’annuncio del memorandum tra Volkswagen e Ford sono stati in molti a cadere dalla sedia. Ma la notizia va metabolizzata e inquadrata in un contesto politico-economico nuovo, complesso e ed estremamente fluido che conferma una volta di più come l’industria dell’auto stia vivendo una rivoluzione di sistema senza precedenti. Rivoluzione alla luce della quale ci sono almeno 5 buone ragioni per cui non solo un'alleanza con Ford sarebbe “sensata”, ma anche necessaria...

1. Trump vs Made in Germany

La prima “buona regione” è una derivata dal rapporto a dir poco difficile che si è instaurato fra gli Stati Uniti di Trump e la Germania, con The Donald che minaccia un giorno sì e l’altro pure l’introduzione di dazi contro il resto del mondo e a maggior ragione contro l’industria dell’auto Made in Germany che è definita “cattiva” perchè vende milioni di auto oltreoceano. Un asse Wolfsburg-Detroit con il costruttore simbolo dell’america dell’automobile consentirebbe a Volkswagen di esser percepita come un po’ “meno tedesca”e di godere, in linea teorica, di un trattamento meno sfavorevole.

2. Una questione di immagine

Il secondo aspetto, in parte legato al primo, riguarda le difficoltà del Gruppo Volkswagen sul mercato Nord Americano a valle del Dieselgate. Fra processi giudiziari, multe, arresti, stock di auto ritirate, risarcimenti, i tedeschi ne sono usciti non solo con le ossa rotta ma anche fortemente compromessi a livello di immagine. Per riconquistare la fiducia degli americani in tempi ragionevoli, ci vuole molto più di una massiccia operazione in comunicazione. Come, appunto, l’alleanza con un gruppo automobilistico americano...

3. Un’alleanza che rafforza

E’ vero, Volkswagen è un gruppo straordinariamente forte e solido, ma la serie di maxi multe e di risarcimenti a cui ha dovuto far fronte il colosso tedesco (è della settima scorsa la notizia della sanzione di 1 miliardo di euro in Germania) a cui si aggiungono i costi delle ripercussioni industriali che si stanno determinando con il crollo della domanda di auto diesel, farebbe impensierire chiunque. A maggior ragione se gli strascichi giudiziari sono tutt’altro che esauriti e se ci sono enormi investimenti da mettere in campo nei prossimi anni per affrontare il processo di elettrificazione e le complessità delle normative antinquinamento. Un’alleanza fa stare più tranquilli e semplifica la ricerca di nuove risorse.

4. Debolezze a fattor comune

Ford e Volkswagen hanno programmi di elettrificazione importanti, ma hanno compiuto anche importanti investimenti sul diesel il cui ritorno sarà sicuramente inferiore al previsto. Per di più, il partner storico di Ford è PSA, che in prospettiva può contare sulla massa critica portata in casa da Opel, e la centrale produttiva dei motori a gasolio per l’Europa è Dagenham, nel Regno Unito, realtà che potrebbe rivelarsi presto problematica dal punto di vista commerciale a causa della Brexit. C’è dunque per entrambi i costruttori l’esigenza di unire le forze per rendere ancora sostenibile lo sviluppo e la la produzione del diesel.

5. Commerciali per cominciare

Nessuno costruisce da solo i veicoli commerciali, tranne proprio Ford e Volkswagen. Il Crafter, che una volta era fatto insieme al Mercedes Sprinter, ora è fatto tutto in casa. Il nuovo Transit di Ford è un progetto globale che negli Usa ha sostituito negli USA la E-Series. Può darsi che anche questo non basti a reggere la concorrenza e a Dearborn si siano resi conto che è necessario condividere costi di produzione e sviluppo, così come a Wolfsburg. C’è anche un discorso territoriale. Ford ha già annunciato la dismissione delle berline negli USA, ma non in Europa dunque la Mondeo continuerà a vivere, ma con quale piattaforma? Quella della Passat farebbe giusto al caso…

Un'altra globalizzazione

L’alleanza tra Ford e Volkswagen, oltre che un fatto nuovo, è il riflesso di una realtà nuova e, in qualche modo, la presa d’atto che la globalizzazione sta cambiando: stiamo assistendo ad un arretramento che obbliga tutti a ripensare le modalità della propria presenza industriale e commerciale in tutte le aree del mondo. Anche il Gruppo Volkswagen, che appariva come una schiacciasassi in grado di imporsi con le proprie insegne e i propri mezzi su ogni mercato e in ogni ambito, ora deve ammettere di non poter fare tutto da sola fagocitando ciò che le fa comodo. Tant’è che nelle ultime 48 ore sono arrivati due altri annunci: l’accordo Audi - Hyundai per l’auto ad idrogeno e l’entrata di Porsche nel capitale di Rimac. E questo è forse il segnale di una situazione finanziaria meno florida del consueto che, di certo, non può migliorare di fronte al fatto che la questione del Dieselgate, con tutte le sue conseguenze più o meno dirette, non è ancora chiusa. Anche all’interno di Ford oramai non si parla più di strategia One Ford, ma c’è l’esigenza di allargare la propria massa critica e di ridisegnare la propria mappa industriale in Europa.

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