La guerra commerciale ha conseguenze negative anche per i giganti dell’automotive

Guerra dei dazi, quali sono le Case che rischiano di più”: così titolavamo il 6 aprile 2018. Trump puntava a introdurre tasse sulle importazioni, adducendo come giustificazione le pratiche commerciali ingiuste da parte della Cina, inveendo contro la globalizzazione, che danneggerebbe la sua “America first”. Da parte sua, Pechino non stava certo a guardare, minacciando ritorsioni contro Washington. Ora arrivano i primi effetti nefasti dei dazi USA-Cina: un colosso come Daimler (Mercedes) ha ridotto le previsioni per l'utile operativo 2018, specie a causa delle tasse doganali cinesi sull'import di auto prodotte negli USA. Il Gruppo Daimler prevede per il 2018 un utile operativo leggermente inferiore ai 14,7 miliardi di euro registrato nel 2017, e non più sullo stesso livello (diversamente dalle stime iniziali).

(Dis)equilibri economici

The Donald ha imposto dazi del 25% su 50 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Pechino ha reagito con dazi su ogni merce, anche sulle auto. Il fatto è che il Gruppo tedesco ha una fabbrica chiave negli Stati Uniti (in Alabama, dove vengono prodotti i SUV): se la Cina impone dazi ai prodotti provenienti dagli USA per ritorsione contro i dazi di Trump, le auto esportate dagli States verso il Paese del Grande Dragone costano di più. E si vendono meno, divenendo meno competitive sul gigantesco mercato cinese. Così, anche la previsione degli incassi va al ribasso. Un circolo vizioso che comincia a mostrarsi adesso, e che può avere conseguenze anche più pesanti, specie se la guerra commerciale USA-Cina si inasprisce: i dazi portano squilibri economici in un sistema che in precedenza aveva trovato un suo equilibrio.

Cosa dice il gigante tedesco

Mercedes - ha scritto Daimler in una nota - prevede dati di vendite inferiori alle previsioni per i SUV e costi più elevati, che non possono essere trasferiti ai clienti. “Questo effetto non può essere completamente compensato dalla riallocazione dei veicoli su altri mercati", spiegano da Stoccarda: come dire che se si vende meno in Cina, non per forza si può vendere di più altrove. In più, pesano i richiami legati al Dieselgate: il gruppo Daimler dovrà richiamare 774.000 vetture diesel in Europa per la presenza di un software irregolare. Così ha deciso l'autorità federale tedesca dei Trasporti (KBA) in seguito a due incontri tra il ministro delle Infrastrutture Andreas Scheuer e il ceo dell'azienda Dieter Zetsche. Infine, i tedeschi puntano il dito contro il nuovo processo di omologazione WLTP (Worldwide Harmonized Light Vehicles Test Procedure), che ha ricadute pure su Volkswagen e Porsche.

Occhio alle Borse

Come in un domino diabolico, il profit warning sul 2018 Daimler (a causa delle misure protezionistiche decise dalla Casa Bianca e della reazione cinese) ha subito avuto ripercussioni negative sulle principali Borse europee.

E BMW?

Non solo Daimler. Stando a uno studio di Alliance Bernstein, anche il Gruppo BMW verrà colpito dall'applicazione delle tasse doganali cinesi sulle importazioni statunitensi (più ancora dei marchi statunitensi). Proprio perché sono i più grandi esportatori di auto dagli Stati Uniti alla Cina.

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