Trump intende introdurre tasse del 20% sull’import di auto dal Vecchio Continente, ma per il CEO FCA sono "gestibili"

Prima i dazi americani su acciaio e alluminio il 1° giugno, poi la risposta europea con tariffe sull’import dagli USA, e adesso Trump più scatenato che mai su Twitter: “Stiamo terminando il nostro studio sulle tariffe sulle auto dalla UE. Alla fine i conti torneranno, e non ci vorrà molto”. Una controreplica, quella del capo della Casa Bianca, che intende introdurre tasse del 20% sull’import di auto dal Vecchio Continente negli States. Un’escalation senza fine, visto che a sua volta l’Unione Europea è intenzionata a rispondere ancora. Il tutto, mentre la guerra commerciale USA-Cina esplode. Così, i fronti aperti da The Donald sono tre: i dazi su acciaio e alluminio sull’import europeo, le tariffe sull’import da Pechino e le barriere doganali sulle auto dall’UE. Una politica protezionistica all’insegna dello slogan “America first”, utilizzato in campagna elettorale: il presidente americano sta mantenendo la promessa, combattendo (così dice) la globalizzazione e tutelando imprese e lavoratori yankee. E mettendo nel mirino soprattutto la Germania (e la cancelliera Angela Merkel).

Quali reazioni

Intanto, arrivano le reazioni all’ennesimo annuncio di Trump. Sentiamo l’amministratore delegato del Gruppo FCA, Sergio Marchionne, in occasione della consegna della Wrangler ai Carabinieri: “Capisco la posizione di Trump, politicamente la capisco. Non sono la fine del mondo. È un problema da gestire: tutto è gestibile". Sottolinea la diversa posizione per "flusso di vetture verso gli Usa" di Italia e Francia rispetto alla Germania: "Bisogna stare molto attenti a non esagerare nella risposta" europea. Alla fine, aggiunge, l'obiettivo "sarà un altro, ci sarà una base su cui ricostruire un equilibrio diverso". Ma c’è possibilità di sedersi a un tavolo per discutere con il presidente USA? “Non c’è nessun dialogo con gli Stati Uniti da quando hanno imposto i dazi” su acciaio e alluminio, ossia da inizio mese e “per il momento non è prevista nessuna discussione”: lo dice il commissario UE al Commercio, Cecilia Malmstroem. Che aggiunge come ci sia l’intenzione del settore auto tedesco di negoziare l’eliminazione delle barriere doganali da entrambe le sponde dell’Atlantico. Sulla questione si espone anche Luigi Di Maio (M5S): "Non dobbiamo aver paura di parlare di dazi. Non ho detto che voglio metterli, ma che se ne può parlare. La nostra economia è un unicum e se i dazi servono a proteggere i nostri prodotti è giusto parlarne. È un altro tabù da infrangere".

Harley Davidson, ecco la "big tax"

Capitolo a parte per le Harley Davidson, icona dei motori made in USA: la società è pronta a lasciare il Paese. Per delocalizzare. Vuole spostare al di fuori degli Stati Uniti una parte della sua produzione di moto destinate all’export in Europa: così, sfuggirebbe ai dazi introdotti da Bruxelles. Ma attenzione alla risposta dura di Trump: “Se vanno via, per loro sarà l’inizio della fine. Non potranno vendere negli USA se non pagando tasse pesanti”. Quindi, una “big tax” contro Harley Davidson, che scappa dai dazi, imposti dall’UE per reagire ai dazi di Washington. Inimmaginabile, sino a poche settimane fa. Ma con un Trump così scatenato, siamo solo all’inizio di una serie di colpi di scena per il settore automotive, che tocca anche le moto.

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