Il n°1 di Apple Tim Cook ammette che “stiamo troppo tempo sullo smartphone”. Anche alla guida, aggiungiamo noi

Chiamatelo il “paradosso di Tim Cook”. Il CEO di Apple, proprio lui, mette in discussione l’iPhone (o meglio: l'uso che se ne fa), creatura iconica del colosso di Cupertino e degli smartphone in generale, che ha contribuito e contribuisce a diffonderne l’utilizzo, sino a farlo diventare un compagno insostituibile, fin troppo. Cook, successore di un uomo entrato nella storia come Steve Jobs, nel corso del Fortune Magazine Conference a San Francisco, ha affermato: "Penso sia diventato chiaro a tutti che alcuni di noi spendano troppo tempo sui nostri dispositivi”. Poi una seconda bordata: “Abbiamo cercato di riflettere profondamente su come possiamo aiutarli. Onestamente, non abbiamo mai voluto che le persone esagerassero con l'utilizzo dei nostri prodotti". Quindi, la terza considerazione: “Noi vogliamo che le persone siano spinte dai loro telefoni a fare cose che non potrebbero fare altrimenti. Ma se passi tutto il tuo tempo sul telefono, vuol dire che lo stai sprecando". Una sorta di “mea culpa”, tale da far entrare Cook fra i pentiti di San Francisco, i manager cioè che spingono per la diffusione della tecnologia nella vita quotidiana, salvo fare una marcia indietro pubblica che riguarda chi abusa dei dispositivi. Ma, vi chiederete, tutto questo cosa c’entra con Motor1.com e in generale con il mondo dell’auto?

Una sorta di “mea culpa”, tale da far entrare Tim Cook fra i pentiti di San Francisco

Nostre considerazioni

Siamo andati oltre il ragionamento di Cook, entrando… nell’abitacolo di una vettura. Perché proprio lì dentro l’abuso dello smartphone è diventato una piaga, sia in Italia sia nel resto del mondo, specie fra i giovani: ci riferiamo all’utilizzo improprio del cellulare. Chi guida col telefonino in mano per chiacchierare, chi per chattare su WhatsApp, altri per consultare Google, inviare e leggere e-mail, sbirciare Facebook e Twitter. Le parole del CEO Apple dovrebbero essere ponderate soprattutto da chi ha questo vizio pericolosissimo per la sicurezza stradale: la distrazione è dietro l’angolo, basta un nonnulla e l’incidente mortale diviene realtà. Quante volte statisticamente? Non lo sa nessuno. È per ora impossibile determinare il numero di sinistri dovuti alla distrazione causata dalla guida con smartphone in mano: esistono solo stime, seppure contestate. E ci sono le evidenze sotto gli occhi di qualsiasi utente della strada ogni giorno: un esercito di automobilisti (con qualche puntata anche nel settore moto e bici) col telefonino in mano. Senza considerare i pedoni che (seppure utenti deboli e da proteggere) si distraggono: attraversano la strada col rosso mentre puntano lo sguardo lo schermo del dispositivi, come sotto ipnosi.

Occhio ai numeri

Il fenomeno della distrazione da smartphone andrà anche riconsiderato alla luce dei drammatici numeri sulla sicurezza stradale, questi ufficiali e incontestabili: ogni settimana, riporta l’ACI, 500 morti sulle strade del Vecchio Continente; negli ultimi 4 anni, nessun miglioramento. Nel 2017, ben 25.250 vittime per incidenti. Così, l’ETSC (il Consiglio europeo per la sicurezza stradale) non assegnerà a nessun Paese il premio annuale per i progressi verso una mobilità responsabile. E l’Italia ne esce malissimo, anche a livello d’immagine in Europa: vittime a +1,6% nel 2017 sul 2016.

Parole nel vuoto

Il fatto è che i controlli per strada sono pochi: servirebbero Forze dell’ordine in carne e ossa, e non solo telecamere in automatico, per fermare i trasgressori, limitando le stragi da cellulare. Inoltre, la multa ha scarso potere deterrente: 161 euro, il taglio di 5 punti-patente e la sospensione della licenza da uno a 3 mesi alla seconda infrazione nel biennio (recidiva). Alcune bozze di disegni legge e di decreti sospensione della patente alla prima infrazione, ma poi non se n’è fatto più nulla. Oggi, il nuovo Esecutivo giallo-verde dovrebbe riprendere il filo del discorso, sia su questo tema sia su altre questioni che riguardano il Codice della Strada: sarebbe davvero un Governo del cambiamento, quello di M5S e Lega.

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