Infuria la guerra delle tariffe e il proprietario di Geely manifesta preoccupazione

Incombono i dazi sull’auto. Infatti, gli USA hanno imposto tariffe su acciaio e alluminio in arrivo dall’Europa, che ha reagito con tasse d’ingresso su prodotti americani, a cui il presidente statunitense Donald Trump vuole replicare con dazi sull’auto del 25%. Si aspetta l’ok di una commissione che sta facendo un’indagine per capire se l’import di vetture sia un pericolo per l’economia degli States e quindi per la sicurezza nazionale: qualora arrivi il via libera (come verificatosi per acciaio e alluminio), via alle tasse sui veicoli. In più, The Donald combatte la guerra commerciale dei dazi contro Pechino: siamo sui 50 miliardi di euro. A cui il Paese del Dragone risponde con misure identiche. In questo turbinio di tariffe, a esprimere preoccupazione è l’imprenditore cinese Li Shufu, sempre più protagonista del risiko automotive: “Dovremo creare una fabbrica per Paese”. Vediamo in basso chi è e qual è il suo pensiero in materia di dazi auto.

Futuro incerto

Li Shufu è proprietario fra l’altro di Geely, e a febbraio 2018 è diventato primo azionista di Daimler (Mercedes); possiede inoltre Volvo dal 2010 (comprata da Ford mentre il marchio svedese era in crisi, azienda scandinava oggi invece in ascesa) e Lotus dall’estate 2017, mentre con Terrafugia mira all’auto volante per il 2025. A proposito delle tariffe sulle vetture, Li Shufu ha affermato che consumatori e Gruppi auto saranno vittime della doppia guerra commerciale in atto: USA contro UE, e USA contro Cina. Volvo e Geely sarebbero colpiti in maniera importante se le tensioni economiche sfociassero in tasse d’ingresso. Un protezionismo che danneggerebbe in particolare chi fa import-export tra Stati Uniti e Cina. Come cercare di limitare i guai? Ogni Casa dovrebbe aprire una fabbrica in ogni singolo Stato, dice Li Shufu, così da non pagare il dazio d’ingresso. Una situazione fra il paradossale e l’assurdo.

Un esempio concreto

Limitandoci a un esempio concreto, l'attuale Volvo S60 viene prodotta in Cina, ed esportata in USA. Coi dazi di Trump, il costo del modello per i consumatori lieviterebbe in modo pericoloso, così da limitarne le vendite e comunque da renderla meno competitiva. La soluzione è lo spostamento della produzione nella fabbrica Volvo di Charleston, in Carolina del Sud.

Il problema di fondo

È che Trump sta mantenendo la sua promessa fatta in campagna elettorale: difesa delle aziende americane e dei loro lavoratori, “America first”, lotta al deficit commerciale. Che nel 2017 è stato di 566 miliardi di dollari, il 12% in più del 2016. Segno che gli USA importano più che esportare. Per riequilibrare la partita, il tycoon ha iniziato con i dazi su acciaio e alluminio, e ora punta dritto su un’arma formidabile: i dazi sull’auto, che vanno a toccare un business colossale.

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