A tu per tu con la coupé giapponese mossa da un sistema ibrido proveniente dalla Formula 1

Se fino a qualche decina di anni fa il mondo della Formula 1 e quello della produzione erano quanto di più distante ci potesse essere, oggi invece proprio il circo dei motori è diventato un valido laboratorio e banco di prova per soluzioni da adottare sui veicoli di tutti i giorni. Una svolta voluta e cercata, visto che i regolamenti negli ultimi anni sono stati ridefiniti proprio per consentire lo sviluppo di tecnologie utili ad essere trasferite su strada e quindi, implicitamente, offrire anche ai costruttori stessi un motivo in più per impegnarsi nelle competizioni ricavando dall’esperienza.

Prima i motori, poi l’ibrido

Il Gruppo Renault-Nissan (che oggi include anche Mitsubishi) è stato tra i primi a riversare su prodotti di grande diffusione l’esperienza ottenuta in Formula 1: basti pensare, per fare un esempio, al motore 1.6 dCi, che integra tecnologie provenienti proprio dai motori delle monoposto come il raffinato Thermal Management per la gestione separata del raffreddamento di teste e blocco cilindri, le pompe a funzionamento parzializzato e molto altro ancora. L’alleanza franco-giapponese ha però deciso di spingere ancora più in là la ricerca e sfruttare la collaborazione, avviata nel 2016, tra il team tecnico del marchio Infiniti, brand di lusso del Gruppo, e quello di Renault Sport Formula One Team per lo sviluppo dei sistemi di recupero energetico delle monoposto di Formula 1 schierate nelle ultime due stagioni.

Infiniti Project Black S

Doppio “KERS” per 500 CV

Il risultato è la Infiniti Project Black S, che porta a compimento il progetto, annunciato con una prima show car al Salone di Ginevra del 2017, di realizzare una vettura ibrida ad alte prestazioni in cui riversare tutta la tecnologia sviluppata per le competizioni. Sarà presentata in veste definitiva entro la fine dell’anno, destinata inizialmente alla pista ma con l’obiettivo di arrivare successivamente sulle strade. Per questo, la base su cui è stata sviluppata non è un modello di serie già ibrido bensì la più potente Infiniti a listino, la Q60 Red S, con motore V6 sovralimentato da 400 CV sulla quale è stato trapiantato il pack dei sistemi per il recupero energetico (ERS) delle monoposto da Formula 1. Questo consiste in due dispositivi, uno meccanico che ricava energia in frenata (MGU-K, in pratica l’evoluzione del KERS) e uno che la ottiene dai gas di scarico attraverso le turbine (MGU-H), più batterie, inverter e naturalmente il motore elettrico. Un complesso è capace di incrementare la potenza totale del 25% portandola, in questo caso, 500 CV, e il coefficiente di efficienza ad oltre il 50% che già rappresenta già un risultato stratosferico rispetto al 30-35% dei migliori motori moderni. Di prestazioni finali non si parla ancora ma è lecito aspettarsi uno scatto da 0 a 100 km/h ben sotto i 4”, considerato che la Red S già ora lo realizza in 4”5.

Infiniti Project Black S

Stesso peso, più “carico”

Ovviamente, l’upgrade motoristico ne implica altri non meno importanti sul fronte strutturale e aerodinamico: tra gli obiettivi primari c’è infatti quello di annullare il sostanzioso aumento di peso (ben oltre i 100 kg) dato dall’aggiunta dei nuovi componenti, utilizzando materiali leggeri e soluzioni costruttive anche queste prelevate dalle competizioni, ma anche curarne il posizionamento per distribuire al meglio i pesi a beneficio della dinamica. Al design tocca invece il doppio compito di ottimizzare l’aerodinamica, garantendo la miglior downforce ma anche favorire il raffreddamento di tutte le parti meccaniche ed elettriche. Prepariamoci dunque a vedere prese d’aria e sfoghi ancora più grandi di quelli mostrati sulla prima show car e nuovi spoiler disegnati dai progettisti del team di Formula 1.

Tre programmi ma niente “full electric”

Ultima ma non per importanza, la gestione dell’energia: essendo una vettura finalizzata alle performance, la Project Black S disporrà di diversi profili di guida con altrettante logiche di gestione delle fasi di recupero e il “boost” elettrico. Tra queste, una da qualifica pensata per sfruttare a fondo le risorse in un tempo limitato, una da gara, più equilibrata, e una per la guida normale. Non ci sarà, invece, la modalità per la marcia esclusivamente elettrica. Massima attenzione anche alla frenata, che dovrà consentire all’ERS di recuperare quanta più energia possibile ma al tempo stesso offrire prontezza, potenza e feeling adeguati alle prestazioni e molto diversi da quelli delle ibride stradali. Per questo, la Project Black S impiegherà la stessa tecnologia “brake by wire” delle monoposto, che gestisce elettronicamente la forza frenante in accordo con le esigenze dell’ERS.

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