Alla scoperta dell'edizione 2018 della Engineer Academy di Infiniti e Renault Formula One Team

Come vi immaginate le selezioni per un ingegnere da collocare in un team da Formula 1 oppure in un gruppo dedito allo sviluppo di una nuova auto? Dobbiamo ammetterlo, noi eravamo ancora legati all’immagine del tavolo da disegno, al massimo evoluto in un computer con Autocad, e in qualche test attitudinale a porte chiuse. La finale europea dell’ultima edizione del concorso Engineering Academy, promosso cinque anni fa da Infiniti, marchio premium dell’alleanza Renault-Nissan, e dalla scuderia Renault Formula One Team, ci ha mostrato una panoramica un po’ diversa.

Selezioni internazionali

L’iniziativa, anzitutto, precede delle selezioni “regionali” condotte in sette aree del mondo: Europa, Canada, Messico, Stati Uniti, Cina, Medio Oriente e infine Asia e Oceania (ad eccezione proprio del Giappone dove il marchio Infiniti non è presente), ciascuno seleziona dieci finalisti che partecipano alle selezioni finali, quest’anno coincidenti con altrettanti Gran Premi del Campionato Mondiale di Formula Uno. Tra cui quello di Silverstone, scelto nei giorni precedenti il week end del G.P. come sfondo per l’elezione del vincitore europeo premiato nel paddock del team Renault.

Engineer Academy 2018
Engineer Academy 2018

Una gara e tanti esami

Dopo una serie di test tecnici, i dieci candidati vengono sottoposti ad una prova pratica e divisi in due squadre che devono assemblare ciascuna un’automobilina radiocomandata scegliendo i componenti, metterla a punto e controllarla tramite una sofisticata telemetria per poi darsi battaglia in una gara finale di accelerazione. La cosa è serissima, guai a prenderla alla leggera, perché occorre dosare bene la coppia allo spunto e in accelerazione e compensare i pattinamenti con lo sterzo per evitare che la propria auto si “imbarchi” dopo pochi metri. Più facile a dirsi che a farsi. Qui avviene la prima grande scrematura: i candidati, valutati non soltanto per l’esito della gara, restano in tre e vengono sottoposti ad altre prove ideate dagli sponsor (quest’anno, con la partecipazione di Castrol, la composizione e amalgama di un lubrificante) e a piccole interrogazioni su quesiti che riguardano casi reali, situazioni di gara o problemi tecnici in cui, strano a dirsi, non occorre tanto dare la risposta giusta quanto darla ”bene”. A tale scopo, tra gli esaminatori c’è anche una professoressa di Harvard specializzata proprio in scienze decisionali che valuta la capacità e il modo di effettuare scelte e prendere decisioni anche in condizioni di stress e gestire l’immensa mole di informazioni sottoposte ad un tecnico.

Alla prova della stampa

La prova finale è un’intervista collettiva a cui partecipano ogni anno anche i giornalisti presenti che, alla fine, esprimono essi stessi un giudizio (non sappiamo quanto vincolante, ma comunque tenuto in considerazione dalla commissione). In questo 2018, a imporsi è stato il venticinquenne tedesco Benedikt Helling, originario del Baden Württemberg, con formazione da ingegnere automotive e il sogno di essere un giorno a capo di un team per lo sviluppo di vetture sperimentali, che si è imposto sul connazionale Carsten Beck e sul belga Nathan de Kerpel. Decisivo, anche a giudizio della stampa, è risultato proprio il suo approccio agli interrogativi e il modo di comunicare e rapportarsi, elemento non trascurabile nella vita e nella carriera di un futuro team manager.

Engineer Academy 2018
Engineer Academy 2018

Due semestri formativi in premio

Tornando al concorso, i vincitori delle sette aree geografiche ottengono la possibilità di effettuare un doppio stage: divisi in due gruppi, trascorrono sei mesi presso il team ricerca e sviluppo di Infiniti, sei presso il team Renault di Formula Uno, mettendo alla prova le loro capacità e partecipando, regolarmente stipendiati, a progetti concreti i ciascuno dei due ambiti. Ed è lì che può scoccare “la scintilla”: alla fine del periodo, non è infrequente che ad alcuni di loro venga offerto un posto mentre gli altri potranno comunque aggiungere una voce rilevante al loro curriculum. Un esempio?, Alla studentessa cinese Xuezi Li detta Sally, una delle vincitrici dell’edizione 2016, durante la permanenza con il team di Formula Uno è stato chiesto di immaginare un’ala posteriore non limitata dai vincoli del regolamento corrente. Il progetto che ha sviluppato è piaciuto agli ingegneri che l’hanno sperimentato durante le prove libere di fine stagione inserendolo poi nel programma di sviluppo per gli anni successivi. Oggi, Sally lavora stabilmente nel centro di Enstone, sede della ricerca e sviluppo delle Renault di Formula Uno.  

Il segreto è “fare squadra”

Il fine dell’Engineering Academy, iniziativa non isolata nel mondo dei motori, non è soltanto quello di dar la caccia a giovani talenti ma anche quello di rafforzare la collaborazione tra i poli tecnologici che fanno parte del Gruppo. In fondo Renault-Nissan costituiva già, anche prima dell’arrivo di Mitsubishi, uno dei più grandi gruppi automobilistici del mondo per volumi produttivi ma per quanto concerne il ”giovane” marchio Infiniti c’è ancora molto pubblico da conquistare. Per questo è iniziata la collaborazione con la squadra di Formula Uno, che ha dato visibilità al brand e consentito di rafforzare anche i contatti a livello tecnico, culminati con questa ricerca comune di talenti in erba.

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