Nel giorno della scomparsa del manager, il Gruppo conferma il risultato preannunciato il 1° giugno. Ma le stime della trimestrale fanno crollare il titolo FCA in borsa

Nel giorno in cui Sergio Marchionne si è spento, FCA ha ufficializzato il risultato operativo a cui egli forse teneva più di tutti gli altri e che è stato un chiodo fisso durante i suoi quattordici anni di direzione: l'indebitamento industriale netto. E' una voce importantissima nel bilancio di una multinazionale come FCA e, con il risultati finanziari del primo semestre pubblicati oggi, è stata per la prima volta azzerata. Non solo, si è trasformata in un altra voce, che si chiama liquidità netta industriale e che ora raggiunge i 468 milioni di euro. Un situazione che nell'ex-Gruppo Fiat non si verificava da decenni e che giustamente Marchionne aveva anticipato e celebrato lo scorso 1 giugno a Balocco indossando una cravatta - cosa per lui assolutamente inusuale - proprio a sottolineare una specie di scommessa vinta. Oggi, durante la tradizionale Conference Call di metà anno, il nuovo ad di FCA Mike Manley ha confermato il risultato e lo ha definito come una pietra miliare per il Gruppo.

Un percorso lungo e complicato

Ripercorrendo la storia recente di FCA non si fa fatica a credergli, visto che per tutti gli anni Duemila l'indebitamento netto industriale era stato intorno ai 6 miliardi di euro e che il processo di riduzione è stato lungo e complicato ed è passato anche per operazioni ardite come lo scorporo della Ferrari dal Gruppo FCA. Allo scorso 31 dicembre, poco più di 6 mesi fa, la differenza tra liquidità e debiti era ancora in negativo per 2,4 miliardi. Questo vuol dire che ora FCA è un'azienda sana, che può permettersi di resistere tranquillamente a momenti di congiuntura negativa come è stato in effetti il secondo trimestre del 2018. Sia il risultato utile d'esercizio che l'utile netto, infatti, sono calati rispettivamente dell'11 e del 35%, peggiorando anche i numeri di tutto il primo semestre, ma ciononostante i conti dei primi sei mesi dell'anno rimangono in attivo del 15%.

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Il peso dei debiti

Ma perché è così importante non avere debiti, anche per una multinazionale che per definizione ha molta facilità di accesso al credito? Il problema non è tanto la misura del debito in sé, ma sono gli interessi che si pagano ogni mese che pesano sui conti dell'azienda, soprattutto quando la situazione debitoria si prolunga nel tempo. Ovviamente le grandi aziende prendono denaro in prestito di continuo per coprire i propri investimenti, ma un conto è farlo partendo da una situazione sana, un altro è andare dalle banche a chiedere fondi quando tutti i mesi si pagano interessi su cinque o sei miliardi di debiti. Per fare un esempio pratico, pensate solo al miliardo che è costato mettere in piedi il rilancio dell'Alfa Romeo e chiedetevi perché non è stato possibile sostenere un costo del genere fino a qualche anno fa.

Titolo giù

I mercati però sono andati oltre il risultato dell'azzeramento del debito focalizzandosi sulla trimestrali e sulle stime dei ricavi per la fine dell'anno che sono state riviste a ribasso. Tra l'altro soffre l'intero comparto automotive a causa delle incertezze generate da dazi, ma FCA in particolare: il titolo ha iniziato a scendere appena dopo la diffusione dei dati trimestrali e allo stesso modo ha fatto a Wall Street, arrivando a perdere in entrambi i casi fino al 10%.

Fotogallery: Sergio Marchionne, 14 anni di FCA