Nella patria di rallysti e stradisti italiani, il Veneto, abbiamo vissuto tre giorni da piloti Anni ’50

Quest’avventura l’abbiamo vissuta dall’interno, dall’abitacolo della Devin-Porsche del 1959 con cui abbiamo percorso oltre 600 chilometri su e giù per i passi alpini tra il Veneto ed il Friuli, circumnavigando le Dolomiti, accarezzando il lago di Sauris, sbucando da affascinanti gallerie di origine austro-ungarica con il pavé al posto dell’asfalto, accolti nelle piazze da numerosi spettatori. Questa è stata l’edizione 2018 de “La leggenda di Bassano – Trofeo Giannino Marzotto”. La manifestazione di regolarità è riservata alle vetture sport costruite entro il 1960: biposto o “barchette”, come dal 1950 sono state soprannominate queste auto sportive aperte, usate principalmente per le competizioni; a chiamarle così per la prima volta fu l’Avvocato Gianni Agnelli dopo aver visto la nuova Ferrari 166 MM carrozzata Touring al Salone di Torino.

Il meglio delle "sport" in 100 auto

Il segreto di questo splendido evento sta nella cura nei dettagli per far divertire tanto gli attori quanto gli spettatori: merito del successo pluriennale de “La Leggenda di Bassano” è del Circolo Veneto Automoto d’Epoca intitolato ‘Giannino Marzotto’, nella persona del suo presidente, Stefano Chiminelli, regista di uno staff impeccabile. La carovana delle 100 auto di cui noi facevamo parte rappresentava il meglio dell’automobilismo sportivo, dal 1923 con le più anziane Bentley Super Sport o l’Alfa Romeo RL Targa Florio (del 1924) fino alla più giovane Devin-Porsche del 1959, che noi abbiamo avuto il piacere di guidare. Eberhard&Co., maison svizzera di orologeria da sempre legata al mondo delle auto storiche e main sponsor de “La Leggenda di Bassano” ha messo in palio due splendidi cronografi “Nuvolari Legend” che sono andati “al polso” di Andrea Giacoppo in coppia con Daniela Grillone Tecioiu.

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Vince l'equipaggio Giacoppo/Grillone su Fiat 508 S Coppa d’Oro

Tuttavia, oltre i meritati onori per i vincitori, la vera essenza della manifestazione è proprio lo spirito festoso ed informale dove la competizione viene vissuta con un goliardica leggerezza, anche se la posta in gioco è effettivamente alta. L’equipaggio Giacoppo/Grillone ha conquistato il primo posto nella classifica assoluta su una Fiat 508 S Coppa d’Oro del 1933. Al secondo posto l’Aston Martin Le Mans del 1933 di Roberto e Francesca Miatto, mentre Maurizio Piantelli e Paola Montaldi su Bentley Speed Model del 1926 si sono piazzati terzi assoluti. L’Alfa 8C Le Mans del 1932 si è aggiudicata il trofeo Pakelo Heroes, mentre Shane e Zuzana Houlihan, sono i proprietari della Aston Martin DB 3 S del 1955 che si è portata a casa il premio come auto più “Leggendaria”, assegnato dai partecipanti stessi.

8 passi sulle Dolomiti

Ognuna di queste “barchette” ha una storia speciale da raccontare, un passato sportivo trascorso calcando strade impervie come quelle affrontate nei tre giorni della “Leggenda”: una volta partiti da Bassano, abbiamo valicato ben 8 passi dolomitici gustandoci i percorsi immersi nella natura e degli scorci capaci di lasciare senza fiato tanto gli italiani quanto i numerosi equipaggi stranieri, in rappresentanza di 16 nazionalità differenti. Senza risparmiarle minimamente, con le nostre barchette ci siamo divertiti lungo il Passo delle Erbe, poi siamo arrivati in Val Badia ed abbiamo sfiorato Dobbiaco con la Croda Rossa e le tre cime di Lavaredo al nostro fianco.

Alfa, Ferrari, Bentley e non solo

Perfettamente immersi nello stile delle proprie auto, con equipaggiamento, abbigliamento e copricapo dell’epoca i proprietari delle 10 Bentley anteguerra; ma non sono stati da meno i piloti delle varie Riley, Singer, Alvis, Allard, Elva e Frazer Nash, tutte case automobilistiche che hanno lasciato il segno grazie ai risultati sportivi conseguiti, dimenticate dai più, ma ben fissate nella mente di chi ancora vive queste auto. Numerosissime anche le italiane di marchi oggi scomparsi che hanno deliziato gli occhi di noi partecipanti e dei tanti appassionati ai bordi delle strade: dalle OSCA, alle Cisitalia, passando per Stanga, Siata, Ermini e Stanguellini e le varie interpretazioni artigianali delle barchette su base Fiat 1100. Poi le “prime donne” italiane: la Ferrari 750 Monza, l’Alfa 6C 1750 GS sia carrozzata Zagato che Touring, l’8C 2300 Monza, una Lancia Aprilia Sport da togliere il fiato (e da far scendere una lacrima, pensando al presente della casa torinese) e la sempreverde Maserati A6GCS.

C'è anche Miki Biasion su Dallara Stradale

Dalle barchette di ieri a quelle di oggi il passo è stato breve: la Dallara Stradale si è presentata per una delle primissime uscite in società; la neonata sportiva voluta dall’Ing. Giampaolo Dallara come regalo per i suoi 80 anni, prodotta in serie limitata, è la barchetta del nuovo millennio, distante anni luce rispetto a quelle che hanno corso “La leggenda di Bassano”. I medesimi concetti di leggerezza, aerodinamica e piacere di guida, però, sono alla base del nuovo gioiello prodotto a Varano de’ Melegari, approvato nientemeno che dal due volte campione del mondo di rally Miki Biasion, bassanese, Brand Ambassador di Eberhard&Co., alternatosi alla guida con il compagno d’equipaggio Mario Peserico, AD di Eberhard Italia.

Navigatori under 14

Un segnale forte, benaugurante, per un longevo futuro di questa manifestazione è stata la presenza di giovani partecipanti, in qualità di navigatori: erano sei i piccoli appassionati (under 14) che si sono goduti assieme a noi questi meravigliosi giorni in mezzo alle mitiche Sport… per fortuna le auto “preistoriche” non sono in pericolo d’estinzione.

[Foto: Photo Zanella/Rally Report]

Fotogallery: La Leggenda di Bassano 2018