Pronto il riacquisto al prezzo di 420 dollari per azione. Intanto il titolo è in impennata

Elon Musk è forse uno dei più prolifici “twittatori” di sempre e spesso i suoi cinguettii fanno scrivere centinaia e centinaia di articoli su siti e giornali di tutto il mondo. È successo pochi giorni fa con il suo annuncio di voler portare un emulatore di giochi Amiga su Model S & co. e succede anche in queste ore dopo che l’imprenditore sudafricano ha pubblicato uno dei suoi tweet più “pesanti”: “Sto prendendo in considerazione l’idea di privatizzare Tesla e ricomprare le azioni a 420 dollari ciascuna”. Apriti cielo! Twitter è praticamente esploso con migliaia di commenti da parte di addetti ai lavori e semplici appassionati, incapaci di capire se si trattasse di una provocazione o di una intenzione seria. Poi lo stesso Elon Musk ha scritto una lettera ai dipendenti Tesla per fare chiarezza.

“Volevo farvi conoscere il mio pensiero”

Inizia così la lunga missiva inviata da Musk ai suoi dipendenti, dove fin da subito viene chiarito che “non è stata ancora presa una decisione definitiva" anche se le intenzioni sono chiare “Come azienda pubblica, siamo soggetti a oscillazioni selvagge del valore delle nostre azioni, il che può essere fonte di distrazione per tutti coloro che lavorano in Tesla. Essere un’azienda pubblica ci sottopone anche al ciclo dei profitti trimestrali, che esercita un'enorme pressione su Tesla e costringe a prendere decisioni che potrebbero essere giuste per un dato trimestre, ma non necessariamente giuste per il lungo termine”. Meglio soli che male accompagnati verrebbe da dire.

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Esempio spaziale

Musk porta come esempio virtuoso di privatizzazione l’altra sua creatura, SpaceX “È un esempio perfetto: è molto più efficiente dal punto di vista operativo e ciò è dovuto in gran parte dal fatto che si tratta di un’azienda privata. Ciò però non significa che Tesla dovrà essere sempre privata. In futuro, quando Tesla entrerà in una fase di crescita più lenta e prevedibile, probabilmente avrà senso tornare in borsa”.

Il futuro in 3 punti

Più avanti Elon Musk spiega come vorrebbe procedere con la privatizzazione di Tesla “Vorrei che tutti gli azionisti possano scegliere. Possono o rimanere investitori in una Tesla privata, oppure possono le loro azioni possono essere acquistate al prezzo di 420 dollari ciascuna […] La mia speranza è che tutti gli azionisti rimangano, ma se preferiscono vendere ciò consentirebbe loro di ottenere buoni profitti”. C’è poi la questione azioni in mano ai dipendenti “La mia intenzione è che tutti i dipendenti Tesla restino azionisti della società, proprio come accade a SpaceX. Se dovessimo diventare privati, i dipendenti sarebbero comunque in grado di vendere periodicamente le loro azioni ed esercitare le loro opzioni”. Infine Musk nega ogni possibilità di fusione con SpaceX “L'intenzione non è quella di unire SpaceX e Tesla. Continuerebbero ad avere proprietà e strutture di governance separate. Tuttavia, la struttura prevista per Tesla è simile in molti modi alla struttura SpaceX”.

Futuro luminoso

La lettera finisce “Fondamentalmente, sto cercando di raggiungere un risultato in cui Tesla possa operare al meglio, libera da distrazioni e pensieri per il breve termine. La proposta di diventare un’azienda sarà votata dai nostri azionisti. Se tutto dovesse andare come mi aspetto, una Tesla privatizzata sarebbe un'enorme opportunità per tutti noi. In ogni caso, il futuro è molto luminoso e continueremo a lottare per compiere la nostra missione”.

Dove sta la verità?

Ma dove sta la verità? Tesla ha finalmente risolto i suoi problemi finanziari e può davvero guardare al futuro senza più ansie? Oppure Musk vuole uscire dalla borsa per non dover più render conto ad altri dei conti in rosso della sua creatura elettrica? O forse la verità sta nel mezzo? Domande che non troveranno risposta in nessun tweet e in nessuna missiva, bisogna quindi accontentarsi di quanto scritto da Musk. Un Elon Musk che non è mai stato un grande fan della borsa e che ha sempre preferito tenere per sé le proprie creature, trovandosi però costretto a emettere (nel 2010) 13,3 milioni di azioni per riuscire a rimanere a galla. Ora l’orizzonte sembra essere definitivamente cambiato. È cambiata anche Tesla senza che noi ce ne accorgessimo?

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