Toninelli, Salvini e Di Maio all’attacco di Autostrade per l’Italia. Così torna alla ribalta il tema delle concessioni. Ecco i 5 aspetti più caldi di una materia estremamente complessa

Concessioni autostradali: ecco il cuore del problema, dopo il crollo del ponte Morandi del 14 agosto scorso, che rappresenta una delle stragi stradali più gravi del nostro paese. Di cosa parliamo? In parole povere, lo Stato è proprietario delle autostrade e concede le tratte della rete in concessione a gestori privati: questi si impegnano a investire in sicurezza, ottenendo in cambio i pedaggi. Qui il cortocircuito, evidenziato dal ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli:

Chi ha colpe per questa tragedia ingiustificabile dovrà essere punito. Alle società che gestiscono le nostre autostrade sborsiamo i pedaggi più cari d’Europa mentre loro pagano concessioni a prezzi vergognosi. Incassano miliardi, versando in tasse pochi milioni e non fanno neanche la manutenzione che sarebbe necessaria a ponti e assi viari. I vertici di Autostrade per l’Italia devono dimettersi prima di tutto. E visto che ci sono state gravi inadempienze, annuncio fin da ora che abbiamo attivato tutte le procedure per l’eventuale revoca delle concessioni, e per comminare multe fino a 150 milioni di euro. Se non sono capaci di gestire le nostre autostrade, lo farà lo Stato.

Sulla stessa linea Matteo Salvini (vicepresidente del Consiglio e ministro dell'interno del Governo Conte) e Luigi Di Maio (vicepresidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo Economico), che lanciano un attacco durissimo contro Autostrade per l’Italia.

Una proposta shock

Toninelli quindi vuole togliere la concessione ad Autostrade per l’Italia, invoca le dimissioni dei vertici del gestore e intende multarlo. La minaccia, seppur fatta sull'onda emotiva di una tragedia, non ha precedenti. In parallelo, si tratta di accuse pesantissime, ad Autostrade per l’Italia e a tutti i gestori. Quelle che, in genere, si leggono sui social, sui forum, nei commenti del blog: concessionarie incapaci di gestire la rete, manutenzione scarsa, pedaggi più costosi d’Europa e investimenti insufficienti per la sicurezza. Va detto che il tema è da sempre molto spinoso e complicato da trattare perchè delle concessioni, ossia dei contratti che legano lo Stato e i gestori, si sa poco o nulla a fronte di interessi economi ingenti. A cominciare da quello degli automobilisti che pagano i pedaggi. Vediamo allora quali sono gli aspetti più importanti in 5 punti.

 1. Chi è il controllore

Da ottobre 2012 l'ente concedente è il ministero dei Trasporti (prima era l’Anas). Che fa da controllore. La proposta sui pedaggi che il concessionario intende applicare è e formulata dal gestore al ministero, entro il 15 ottobre di ogni anno. Dopodiché, il ministero approva o rigetta entro il 15 dicembre, con decreto motivato (di concerto con il ministero dell'Economia), l’aumento dei pedaggi. Tanto per essere chiari: i vari Governi hanno stipulato le concessioni con i gestori privati, e ogni anno hanno approvato gli aumenti dei pedaggi dopo aver analizzato gli investimenti dei gestori. I quali non impongono nulla: chiedono ritocchi ai pedaggi, che vengono introdotti tramite decreto.

2. Condizioni "segrete" 

Il problema è che le concessioni fra Stato e gestori sono coperti in gran parte da segreto. Nessun comune cittadino può conoscere a fondo i dettagli chiave del contratto. L’Authority dei Trasporti ha più volte espresso chiaramente la necessità di renderli pubblici in un’ottica di maggiore trasparenza nei confronti degli automobilisti, ossia verso chi paga. Di recente alcuni dati sono stati resi pubblici. C’è un però: non ci sono gli allegati B, E, K, L, M e N, ossia quelli che regolano i rapporti economici e finanziari tra lo Stato e le aziende private. Manca quindi l’aspetto più importante: quello economico.

3. Equazione pedaggi-sicurezza

In linea di massima, tutto ruota attorno ad una complicatissima formula matematica. I fattori in ballo sono, fra gli altri, gli investimenti in manutenzione: più il gestore dimostra di aver speso per migliorare le tratte in concessione (manutenzione, asfalto, guardrail), più i pedaggi possono essere rivisti al rialzo. Da questo punto di vista conta anche il numero di incidenti sulla tratta come termometro dell'effettiva sicurezza che può giustificare o meno maggiori costi a carico dell'automobilista.

4. Vigilanza molto teorica

C’è vigilanza del ministero sulla qualità delle opere realizzate con i soldi che i gestori si impegnano a investire in cambio delle concessioni? In teoria, sì. Nella realtà, appare ormai chiaro a tutti che così non è, o almeno lo è in parte. Il guaio è che gli ispettori ministeriali svolgono controlli prevalentemente cartacei. Se fanno sopralluoghi, come possono esaminare le strutture nei dettagli? Servirebbero settimane, il blocco totale del traffico, esperti e tecnici con perizie analitiche.

5. Il punto di vista delle concessionarie

È tuttavia corretto sentire anche che cosa ne pensa l’Aiscat (Associazione delle concessionarie): “Il pedaggio lega direttamente i costi con i proventi dei gestori, i benefici con gli oneri degli utenti. Il servizio stesso beneficia dei proventi del pedaggio migliorando in efficienza. Come risultato finale, le autostrade, i ponti e i tunnel soggetti a pedaggio sono i meglio costruiti, i più sicuri, meglio pattugliati e con la migliore manutenzione. Il pedaggio inoltre viene pagato solo da coloro che utilizzano l'autostrada senza incidere quindi sui cittadini che non ne fanno uso; quindi il pedaggio da un lato contribuisce a finanziare la costruzione di nuove infrastrutture e dall'altro limita la tassazione del cittadino, comunque necessaria. Le tariffe - conclude l’Aiscat - vengono determinate e revisionate secondo regole che sono state stabilite da organismi dello Stato. La tariffa unitaria varia in funzione della classificazione del veicolo considerato e in funzione delle caratteristiche della autostrada considerata. L'ammontare del pedaggio a questo punto è determinato moltiplicando i chilometri percorsi dal veicolo per la tariffa unitaria (euro/km), a cui si aggiungono le maggiorazioni e le imposte previste dalla normativa vigente”.

"Autostrade di Stato"? Ci vuole cautela...

Cercando di non farsi influenzare dall’angoscia per il dramma del ponte Morandi, va fatta un’ultima riflessione. Ci riferiamo a queste parole del ministro Toninelli:

Se non sono capaci di gestire le nostre autostrade, lo farà lo Stato

Facciamo semplicemente notare che lo Stato gestisce comunque arterie importanti, le cui condizioni lasciano, per utilizzare toni morbidi, molto a desiderare. Stendiamo un velo pietoso su tutte le altre strade non in mano ai privati: quelle gestite da Comuni, Province, Regioni. Esistono Statali che fanno paura solo a nominarle. E quindi il ministro, se proprio vorrà attuare una rivoluzione, togliendo le concessioni ai privati, avrà il compito di assicurare strade sicure agli italiani. Resta sul tappeto infine la questione soldi: chi lo paga il Piano Marshall per la sicurezza delle strade e delle autostrade? Se fosse lo Stato a pagare, ci si chiederebbe con quale denaro, visto che già siamo da anni nel mirino dell’Unione Europea perché sforiamo i tetti previsti. A nuove tasse non si può neppure accennare, poiché la pressione fiscale cui l’italiano viene sottoposto è feroce. E allora il discorso torna sui due piaghe italiane: evasione fiscale e costi della politica. Qui il Governo giallo-verde gioca la sua partita più importante.

Fotogallery: Il crollo del Ponte Morandi nelle immagini dei Vigili del Fuoco