In una nota ufficiale, la preoccupazione dell'Istituto di Tecnologia delle Costruzioni. Società Austostrade, nel frattempo, si difende.

A seguito della tragedia accaduta al Ponte Morandi a Genova la politica e la magistratura stanno affrontando il proprio percorso, con la dichiarazione di ieri del Premier Conte e del Ministro Toninelli di avviare la procedura di revoca della concessione alla Società Autostrade e valutare ad una multa di 150 milioni di euro. Ma, all'interno di una visuale focalizzata sull'emozione di un evento di tale portata, prende corpo anche una questione di larga veduta, ovvero la situazione riguardante i ponti italiani, ed il loro stato di salute. 

La nota dell'istituto di Tecnologia delle Costruzioni

Dal punto di vista tecnico, un ponte del genere offre due particolarità strutturali: gli stralli realizzati in calcestruzzo armato precompresso e la modalità di realizzazione dell'impalcato in calcestruzzo armato precompresso. Si tratta di un brevetto proprio del Morandi, realizzato sia qui a Genova, sia sul lago di Maracaibo in Venezuela che in Basilicata. Tali stralli però, hanno mostrato una durabilità relativamente ridotta. A sollevare la questione è stato lo stesso direttore dell'ITC (Istituto di Tecnologia delle Costruzioni) Antonio Occhiuzzi in una nota ufficiale inviata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. 

Nel caso in questione, in particolare, una parte degli stralli è stata oggetto di un importante e chiaramente visibile intervento di rinforzo, ma il tratto crollato è un altro. È necessario capire perché, in presenza di elementi che hanno indotto a rinforzare alcuni stralli, non siano state operate le medesime cure sugli altri, gemelli e coevi.

La tragedia del Ponte Morandi

Frequenza con "preoccupante regolarità"

Nella nota ufficiale, lo stesso Occhiuzzi sottolinea come non ci sia alcun motivo di dubitare che la società concessionaria avesse utilizzato tutte le tecnologie disponibili. La deduzione che ne consegue è che i sistemi di monitoraggio e sorveglianza adottati non sono sufficientemente evoluti. L'obiettivo della nota ufficiale però, risulta fondamentale nel momento in cui evolve ancor di più la questione, a livello storico. Negli ultimi anni infatti, la frequenza dei crolli di infastrutture stradali ha assunto una "preoccupante regolarità". Nel Luglio del 2014 è crollata la campata del viadotto Petrulla, sulla strada statale 626 tra Ravanusa e Licata (Agrigento), spezzandosi a metà per effetto della crisi del sistema di precompressione; nell’ottobre 2016 è crollato un cavalcavia ad Annone (Lecco) per effetto di un carico eccezionale incompatibile con la resistenza della struttura, che però è risultata molto invecchiata rispetto all’originaria capacità; nel marzo 2017 è crollato un sovrappasso dell’autostrada adriatica, ma per effetto di un evento accidentale durante i lavori di manutenzione; nell’aprile 2017 è crollata una campata della tangenziale di Fossano (Cuneo), spezzandosi a metà in assenza di veicoli in transito e con modalità molto simili a quelle del viadotto Petrulla. 


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Ponti in Italia già vecchi

Già, ma cosa accomuna questi crolli con quanto accaduto a Genova? La risposta è chiara all'interno della stessa nota: 

L'età (media) delle opere: gran parte delle infrastrutture viarie italiane (i ponti stradali) ha superato i 50 anni di età, che corrispondono alla vita utile associabile alle opere in calcestruzzo armato realizzate con le tecnologie disponibili nel secondo dopoguerra (anni ’50 e ’60). In pratica, decine di migliaia di ponti in Italia hanno superato, oggi, la durata di vita per la quale sono stati progettati e costruiti, secondo un equilibrio tra costi ed esigenze della ricostruzione nazionale dopo la seconda guerra mondiale e la durabilità delle opere.

La questione dunque risulta seria e, oltretutto, di difficile risoluzione: i costi prevedibili per la manutenzione straordinaria necessaria a questi ponti, superano quelli associabili alla demolizione ed alla ricostruzione. Il problema - riferisce sempre Occhiuzzi - ha dimensioni grandissime: 

il costo di un ponte è pari a circa 2.000 euro/mq; pertanto, ipotizzando una dimensione 'media' di 800 mq e un numero di ponti pari a 10.000, le cifre necessarie per l’ammodernamento dei ponti stradali in Italia sarebbero espresse in decine di miliardi di euro. Per evitare tragedie come quella accaduta stamattina sarebbe indispensabile una sorta di “piano Marshall” per le infrastrutture stradali italiane, basato su una sostituzione di gran parte dei ponti italiani con nuove opere caratterizzate da una vita utile di 100 anni. Così come avvenuto negli anni ’50 e ’60, d’altra parte, le ripercussioni positive sull’economia nazionale, ma anche quelle sull’indebitamento, sarebbero significative.

 

La risposta di Società Autostrade

Giunge anche la risposta ufficiale in un comunicato da parte della Società Autostrade, che si difende dalle accuse sottolineando come il Ponte Morandi fosse monitorato dalle strutture tecniche della Direzione di Tronco di Genova. Inoltre, viene sottolineato  con cadenza trimestrale secondo le prescrizioni di legge e con verifiche aggiuntive realizzate mediante apparecchiature altamente specialistiche. Viene aggiunto anche come vi sia stata una ulteriore volontà di analisi ancor più approfondita tramite strutture tecniche preposte che si sono avvalse di società terze definite "leader al mondo in testing ed ispezioni". Dunque Autostrade sottolinea come non vi sia stata negligenza o superficialità nell'analisi della struttura, elemento questo, mai messo in discussione dal CNR-ITC.

Gli esiti delle attività di monitoraggio e delle attività di verifica svolte dagli autorevoli soggetti esterni hanno sempre fornito alle strutture tecniche della società adeguate rassicurazioni sullo stato dell’infrastruttura. Questi stessi esiti sono stati utilizzati come base per la progettazione degli interventi di manutenzione sul viadotto approvati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti secondo le norme di legge e le previsioni della Convenzione.

 

Fotogallery: Il crollo del Ponte Morandi nelle immagini dei Vigili del Fuoco