Autostrade per l'Italia facilita le operazioni di rimborso, ma resta nell’occhio del ciclone

Sono stati versati da Autostrade per l’Italia i contributi economici alle prime 25 famiglie coinvolte nell'emergenza causata dal crollo del Ponte Morandi. Sono le famiglie che si erano rivolte ai due Punti di contatto allestiti dalla società presso il Centro Civico Buranello e la Scuola Caffaro: a loro favore, bonifici con valuta di oggi, 24 agosto. In totale, ammontano a 59 le richieste pervenute ai Punti di Contatto: per le altre 34 famiglie sono in corso accertamenti per poter procedere al pagamento. Ovviamente, si stanno presentando anche altri cittadini, danneggiati dalla tragedia. Le richieste ora vengono raccolte attraverso un nuovo modulo estremamente semplificato: procedure snelle e semplici per avere gli aiuti necessari. E le domande potranno essere inviate anche via mail ad autostradepergenova@autostrade.it.

È sempre bufera

Tuttavia, Autostrade per l’Italia resta nell’occhio del ciclone. Si rincorrono anche le voci su un’istruttoria Anac: l'Autorità nazionale anticorruzione. Tanto che la società ha voluto precisare: la mancata attuazione del 72,89% degli interventi previsti nel PEF (Piano Economico Finanziario) si riferisce a investimenti per il potenziamento della rete genovese (Gronda e nodo San Benigno) e non riguarda le attività di manutenzione. Il dato, dice il gestore, “non deriva da scelte compiute dalla società, ma è l’effetto dei notevoli ritardi da parte delle istituzioni competenti nell’approvazione del progetto della Gronda di Genova e del ritardo con cui sono state rese disponibili alla società le aree del Lotto 2 di San Benigno (il potenziamento dell’accesso all’area portuale di Genova)”.

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Nazionalizzazione: il punto

E sulla nazionalizzazione (o meglio, ri-nazionalizzazione, visto che 18 anni fa la rete era gestita dallo Stato) di Autostrade per l’Italia, la politica è spaccata. Così come lo stesso Governo giallo-verde (M5S-Lega). L’unico fronte compatto è quello dei grillini, che in sostanza puntano alla revoca della concessione senza pagare penali, nonostante il contratto che lega Stato e gestore (la convenzione): in particolare, molto deciso è il vicepremier Di Maio. Mentre il vicepremier Salvini (Lega), con le più recenti dichiarazioni ha spiazzato tutti: «Io non sono per le nazionalizzazioni, ma per un sano rapporto tra pubblico e privato, una sana competizione. Non sono un ultrà del tutto pubblico o tutto privato, ma il pubblico deve controllare. In parole povere, una via di mezzo. E il premier Conte? Sembra voglia mediare. Tuttavia, di fronte ai 500 milioni di euro proposti da Autostrade per l’Italia per i (primi) danni causati dal ponte Morandi, ha risposto che la società può arrivare fino al quintuplo: 2,5 miliardi di euro. Forza Italia è per il no alla nazionalizzazione. E il Pd? Sembra diviso sulla questione. Mentre l’ex segretario Renzi tace.

Nulla da escludere

Nessuna ipotesi va esclusa. Neppure un’uscita di Atlantia (controlla Autostrade per l’Italia), che potrebbe abbandonare la rete autostradale italiana, ovviamente dietro risarcimento dello Stato: tra 14,8 ai 22 miliardi di euro. Così potrebbe ripianare il debito attuale, di 10,7 miliardi di euro. Direbbe quindi addio ai circa 3.000 km in gestione: su circa 6.000 km totali di rete (gli altri 3.000 sono dati in concessione a diversi privati). Nelle prossime settimane, la chiave sarà l’interpretazione data alle clausole della convenzione del 1999 e poi rinnovata successivamente. Clausole non imposte da Autostrade per l’Italia, ma pensate, avallate, scritte e poi firmate dalla politica. Da esponenti di primissimo piano della politica italiana.

Fotogallery: Il crollo del Ponte Morandi nelle immagini dei Vigili del Fuoco