Sono già 173 le famiglie genovesi che si sono rivolte ai due Punti di contatto del gestore

Sono 252 le famiglie genovesi che hanno dovuto abbandonare la propria abitazione dopo la il crollo del Ponte Morandi, che ha fatto 43 vittime. Di quelle 252, già 173 si sono rivolte ai due Punti di contatto aperti da Autostrade per l'Italia a Genova presso il Centro Civico Buranello e la Scuola Caffaro in collaborazione con il Comune di Genova e la Regione Liguria. Risultato: il gestore ha effettuato per ora bonifici per un totale di 1,5 milioni di euro.

Da 8.000 a 12.000 euro per bonifico

I contributi erogati da Autostrade per l'Italia variano a seconda del numero dei componenti della famiglia richiedente: per ogni bonifico, da minimo 8.000 a massimo 12.000 euro. Attenzione però: questi soldi si aggiungono ad altri futuri indennizzi; spetteranno alle famiglie che hanno perso la casa e a quelle delle vittime e dei feriti. I contributi sono erogati in media dopo 24 ore dalla richiesta: alle famiglie interessate è richiesto soltanto di compilare un modulo estremamente semplificato. L’obiettivo è soddisfare le primissime necessità dei familiari delle vittime della tragedia di Genova e delle famiglie senza più casa.

Viadotto da demolire

Intanto, i primi di settembre dovrebbero iniziare le operazioni di demolizione di quanto resta del ponte Morandi: lo ha detto il sottosegretario ai Trasporti, Edoardo Rixi. In quanto tempo? “Dipende dalla tecnica che verrà usata e da quanti cantieri in contemporanea si riesce ad aprire. Penso comunque che si vada verso un mix tra l'utilizzo di microcariche esplosive e smontaggio". Ricordiamo infatti che il 14 agosto la sezione del ponte che sovrasta la zona fluviale e industriale di Sampierdarena, lunga circa 250 metri, è crollata insieme al pilone occidentale: ora, a preoccupare è soprattutto il moncone est. Ma è stato accertato uno stato severo di degrado anche del moncone del lato ovest di ponte Morandi. Il grado di gravità del lato est è un risultato di una misurazione che era stata fatta dagli organi tecnici. “Il grado considerato grave dall'altra parte è il risultato di una constatazione di oggi dei consulenti incaricati dalla Procura”, ha spiegato Francesco Cozzi, il procuratore di Genova che coordina le indagini sul crollo del viadotto.

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Ma come conservare le prove?

Si pone adesso un altro problema. Se la parte rimasta in piedi del ponte fosse abbattuta, come si potrebbero conservare le prove per individuare le cause del crollo e i responsabili? La risposta la dà Cozzi: “Chiederemo, attraverso i nostri consulenti, che venga fatto con modalità tale da salvaguardare materiale utile sul piano investigativo. Se si useranno microcariche esplosive o uno smontaggio, chiederemo questo”.

Un’altra polemica

La tragedia di Genova ha portato innumerevoli polemiche, destinate a proseguire. Se n’è da poco aperta una che riguarda Roberto Ferrazza, ex presidente del Comitato tecnico amministrativo: vagliò il progetto di Autostrade per l’Italia per sanare il viadotto Morandi. Perché il ministero dei Trasporti ha sollevato l’architetto Ferrazza dall'incarico di presidente della commissione ispettiva? Perché, dicono fonti del ministero, era l'unico che, nella veste di provveditore alle opere pubbliche, sentiti gli enti locali, poteva provvedere a far chiudere il traffico sul ponte: il livello di usura della struttura, pur molto elevato, non faceva scattare un obbligo di legge rispetto alla chiusura della circolazione ma l’architetto avrebbe potuto farlo. Tuttavia lo stesso Ferrazza la pensa diversamente: “Mi vengono attribuiti questi poteri, vedremo - riporta il Corriere -. Io sostengo una tesi diversa ma che lo sostenga io è del tutto ininfluente. A me risulta di non avere questi poteri, però posso sbagliarmi. In italiano si chiama scaricabarile”.

Fotogallery: Il crollo del Ponte Morandi nelle immagini dei Vigili del Fuoco