Cuore, testa e tecnologia. Ecco perché Toyota ha deciso di tornare, in Europa, a un nome storico

Dal 1966, la Corolla è una presenza fissa nelle vite di tutti gli automobilisti del mondo, degli oltre 40 milioni che l’hanno comprata ma anche di chi non l’ha mai avuta, però di sicuro l’ha incrociata almeno una volta. Non ci credete? Date un occhio alla gallery, peraltro non comprensiva di tutte le Corolla vendute nella storia, e avrete un’idea dell’età e della vastità della famiglia di questo modello. A breve tornerà anche in Europa (nel resto del mondo non ha mai smesso di essere venduta), dove si è presa 11 anni di vacanza lasciando spazio all’Auris. Ecco tutti i motivi della rinascita di un modello storico e perché parlare esclusivamente di ritorno di un nome non sarebbe corretto.

Ragioni tecniche

L’Auris europea, in tutte le sue generazioni, si basa sì sulla piattaforma della Corolla (così fan tutti, del resto, per ovvie ragioni di costi), ma il concetto stesso di piattaforma è più “sfumato” rispetto a quello degli ultimissimi tempi, dove la razionalizzazione e la condivisione della tecnologia è decisamente più spinta, per Toyota e per tutti i grandi gruppi automobilistici. Oggi che, dall’America all’Asia, passando per l’Europa, l’Africa e l’Oceania, le “fondamenta” del modello di segmento C Toyota sono identiche (la piattaforma TNGA, quella di Prius e C-HR, per esempio), la differenziazione nel nome non aveva più senso - anche - per ragioni tecniche.

Leggi anche

Ragioni affettive

Oltre 40 milioni di esemplari in 52 anni di storia: dire che la Corolla è una colonna portante di Toyota è riduttivo. Corolla “è” Toyota; o Toyota “è” Corolla, se preferite. Perché? Facile, perché si tratta del prodotto che ha contribuito in maniera decisiva alla scalata del colosso giapponese fino al n°1 delle classifiche mondiali (primato che nel 2017 è andato a Volkswagen), a fornire le risorse economiche per investire nell’allargamento della gamma, nella creazione del marchio premium Lexus e nella bandiera della tecnologia ibrida, solo per citare alcune delle motivazioni. Insomma, senza Corolla, Toyota non sarebbe la stessa cosa.

Dire che la Corolla è una colonna portante di Toyota è riduttivo. Corolla “è” Toyota; o Toyota “è” Corolla, se preferite.

Corolla significa qualità. E tanto altro

In Europa, dove il segmento è storicamente dominato dalla Volkswagen Golf, non ce ne rendiamo tanto conto, ma nel resto del mondo Corolla è sinonimo qualità; non nel senso di rivestimenti pregiati e finiture da yacht di lusso, ma nel senso della concretezza. Negli USA, i suoi proprietari sono, da sempre, tra i più soddisfatti in assoluto in virtù del bassissimo numero di guasti. Corolla significa rivendibilità: in America, basta pubblicare un annuncio che subito arriva una proposta d’acquisto. Corolla è anche sicurezza (ogni volta che viene presentata, una nuova generazione ottiene il massimo del punteggio nei crash test), facilità d’uso e value for money (convenienza). Che dite, ha fatto bene Toyota a rispolverare questo nome?

Fotogallery: Toyota Corolla, i perché del ritorno