Il primo modello della gamma EQ Mercedes fa discutere per alcune scelte tecniche particolarmente "prudenti". L'obiettivo? Creare fiducia nell'auto elettrica e non solo

Si, la calandra c’è anche se è un auto elettrica perchè questa è una Mercedes-Benz”. Dietro questa affermazione di Robert Lesnik, capo del design degli esterni, c’è tanto, anzi tantissimo di quello che sarà l’approccio dalle parti di Stoccarda del fare auto elettriche nei prossimi anni. E questo spiega perchè l’EQC presentata in queste ore si è rivelato un SUV apparentemente “normale”. Non convincendo tutti.

Elettrica in cerca di “fiducia”

La normalità serve per rassicurare. E la priorità (dichiarata) da Mercedes è proprio quella di conquistare la fiducia dei clienti (presenti e futuri) che un’auto elettrica oggi si può comprare senza troppe paure. Tradotto nell’EQC: l’auto non deve essere troppo strana da vedere (le sembianze sono quelle di una GLC un po’ più bassa e “tecnologica”) e nemmeno da guidare (il cockpit è molto simile a quello dell’ultima generazione della nuova Classe A). Certo ci sono tante funzionalità in più che arricchiscono il super sistema di infotelematica MBUX e aiutano chi guida ad esser più efficiente o a programmare le ricariche a casa o in viaggio (anche con i comandi vocali). Ma si tratta appunto di un di cui.

Mercedes EQC

Meglio un’auto normale o speciale?

In teoria non c’è nulla di male a far percepire come “normale” una nuova tecnologia. Ma c’è un limite pratico da considerare: l’EQC, come tutte le auto elettriche che stanno arrivando sul mercato (leggi Jaguar I-Pace o Audi e-tron), hanno un’autonomia e un tempo di rifornimento che sono tutto fuorché “normali” rispetto alle nostre abitudini. Nel caso della EQC parliamo di 350-450 chilometri (e seconda del ciclo di omologazione) e di 40 minuti per ricaricare dal 10 all’80%, ma utilizzando delle colonnine superveloci da 110 KW che in Italia ancora non esistono. E allora bisogna capire se la normalità dichiarata dalle forme non crei false aspettative. E allo stesso tempo se il cliente tipo di queste prime auto elettriche “vere” non preferisca sentirsi trattato come un pioniere e quindi guidare un’auto diversa da tutte le altre e magari con qualche effetto speciale. E’ la ricetta della Tesla, tanto per capirci, ma anche di Jaguar che ha progettato I-Pace non come derivata elettrica di un’auto convenzionale bensì come modello a se stante. Con tutti i vantaggi del caso: design di rottura, peso inferiore, migliore sfruttamento degli spazi esterni-interni.

Mercedes EQC

Una transizione complicata

La verità da accettare è che l’era dell’auto elettrica sta arrivando, ma non è ancora cominciata. Tecnologia, batterie, infrastrutture e le stesse normative sono un enorme work in progress e nel mentre bisogna continuare a produrre e a vendere le auto (normali) per tutti quei clienti che ne hanno bisogno e non sono disposti ad accettare limiti attuali dell’auto elettrica. Dunque siamo in una fase di transizione in cui la grande sfida per tutti i Costruttori tradizionali è quella di iniziare a ripensare l’automobile, continuando a costruirla e a venderla. Il che impone dei compromessi tecnologici e industriali come quelli che ha fatto Mercedes per l’EQC e che faranno probabilmente anche Audi e BMW con i loro prossimi SUV elettrici. Perchè la prudenza non è mai troppa. O forse si?

 

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